Gone Girl di Gillian Flynn

marzo 23, 2013 § Lascia un commento

Gone Girl (L’amore bugiardo) è stata una lettura davvero soddisfacente, fino al finale che ha fatto storcere il naso a molti lettori, ma che per me è davvero appropriato. In questo periodo non sono molto attratta dai thriller psicologici, però questo romanzo cominciava davvero ad apparire da tutte le parti, fino a quando non è stato perfino nominato nella long list del Women’s Prize for Fiction.

Nick Dunne e Amy Elliott sono sposati da cinque anni quando Amy scompare, proprio il giorno del loro anniversario, lasciando il ferro da stiro acceso, la porta aperta e segni evidenti di colluttazione nel salotto. La polizia interviene e organizza una ricerca nei dintorni di North Carthage, Missouri, città di origine di Nick, tornato qualche anno prima con la moglie da New York, dove vivevano, per aiutare la sorella Go assistere la madre malata di cancro e il padre affetto da Alzheimer. Poco prima del trasferimento sia Nick che Amy avevano perso il loro lavoro (nel mondo del giornalismo) e quando arrivano a North Carthage trovano una cittadina ormai messa in ginocchio dalla chiusura delle due maggiori fonti locali di lavoro.

Gone GirlMan mano che le indagini della polizia proseguono e i giorni passano, gli indizi cominciano a puntare sempre più insistentemente verso Nick: il suo matrimonio con Amy, apparentemente perfetto, era in realtà da tempo in crisi e il comportamento di Nick non sembra completamente trasparente. Eppure, ognuno reagisce ai traumi in modo differente, nessuno è perfetto, e Nick tutto sommato non sembra il tipo da ammazzare la moglie. Alternando la narrazione in prima persona di Nick e stralci dal diario di Amy (dal giorno del loro primo incontro) l’autrice ricostruisce per noi un matrimonio che si sta sgretolando. Fino a quando la prospettiva cambia e un paio di sorprese non ci costringono a rivalutare la nostra opinione.

Gone Girl non è solo un thriller appassionante, è anche lo studio psicologico di una coppia, di un matrimonio, di come le nostre personalità non siano a volte che la somma di una serie di cliché assorbiti dalla televisione e da Internet, così pervasivi da impedire letteralmente lo sviluppo di un carattere davvero genuino, reale.

It’s a very difficult era in which to be a person, just a real, actual person, instead of a collection of personality traits selected from an endless automat of characters.
And if all of us are play-acting, there can be no such thing as a soul mate, because we don’t have genuine souls.
It had gotten to the point where it seemed like nothing matters, because I’m not a real person and neither is anyone else.
I would have done anything to feel real again.

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