The Invention of Solitude di Paul Auster

aprile 8, 2013 § Lascia un commento

The Invention of Solitude è il terzo libro di Paul Auster che leggo, anche se in questo caso non si tratta di un romanzo, ma di una specie di memoir. Diversi anni fa lessi Viaggi nello Scriptorium e Uomo nel buio (il secondo mi piacque di più) ma in generale non sono una grande fan di questo genere di scrittura così cerebrale e sperimentale e forse anche per questo non ho più letto questo autore, anche se penso sempre di affrontare Follie di Brooklyn o Trilogia di New York, di cui sento parlare molto bene.

The Invention of SolitudeQualche mese fa ho acquistato questo ebook durante un periodo di promozione di Amazon, senza tanto pensarci, in modo piuttosto impulsivo. Si tratta di una riflessione sulla paternità: nella prima parte, Portrait of an Invisible Man, l’autore affronta la figura del padre, recentemente scomparso, e il loro rapporto, creando la figura di un uomo avvolto dalla solitudine non perché effettivamente, fisicamente solo, ma perché restio a farsi realmente coinvolgere dalle persone, dagli eventi, dall’esistenza. Nella seconda parte, The Book of Memories, in teoria Auster dovrebbe affrontare il tema del rapporto con il suo stesso figlio, ma in realtà questa parte è molto più frammentaria, sia stilisticamente che nei contenuti, dato che Auster affronta varie tematiche.
Portrait of An Invisible Man è molto più semplice da leggere rispetto alla seconda parte: è una narrazione comprensibile, strutturata in modo tradizionale, e anche se non c’è una progressione cronologica perché in realtà si tratta di una serie di reminiscenze dell’autore relativamente al padre, stilisticamente non è una sfida. Purtroppo anche a livello di contenuti non posso dire che questa parte sia particolarmente affascinante, anche se Auster fa delle riflessioni interessanti sulla morte e sul carattere del padre. The Book of Memories, per contro, introduce delle tematiche affascinanti, delle citazioni interessanti, degli aneddoti particolari, eppure lo fa in modo così confusionario, ellittico, filosofico, sperimentale, da rendere la lettura una vera e propria tortura, almeno per me che amo uno stile un po’ più tradizionale. Nonostante nella seconda parte l’autore sembri cercare di prendere un po’ le distanze (la terza persona invece della prima, l’utilizzo delle iniziali al posto dei nomi completi) è evidente in ogni pagina che si tratta di un libro profondamente autobiografico che, specialmente nella prima parte, mi ha provocato un grande imbarazzo, proprio per la totale trasparenza della narrazione. Come sempre in questi casi mi chiedo che cosa ne hanno pensato i parenti di Auster (la madre, la sorella,…) e non riesco a sentirmi totalmente a mio agio. 
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