Jakob il bugiardo di Jurek Becker

aprile 18, 2013 § Lascia un commento

Là, dove sono stato io, non si è avuta nessuna resistenza.


Jakob il bugiardo è una riflessione sulla verità, sulla bugia, sulla natura della realtà. Un narratore anonimo racconta, molti anni dopo gli avvenimenti stessi, la storia di Jakob, entrambi costretti nel ghetto di Lodz durante l’occupazione nazista. Il romanzo utilizza l’assurdo come arma principale: in un mondo stravolto, dove la fame l’umiliazioni e le vessazioni psicologiche e fisiche sono più che quotidiane, il nostro narratore sottolinea l’assurdità di taluni divieti per gli ebrei del ghetto: ad esempio il divieto di coltivare alberi, o qualsivoglia pianta; ad esempio il divieto di portare orologi e contemporaneamente il divieto di circolare per le strade dopo le otto di sera.

Ed è proprio per questo (per essere in strada dopo le otto di sera) che Jakob una sera viene bloccato da una sentinella e spedito al Comando, un luogo quasi mitologico da cui non risulta sia uscito vivo nessun ebreo. Mentre vaga per i corridoi cercando di capire dove andare, Jakob sente una radio (le radio ovviamente sono proibite nel ghetto) e non resiste alla tentazione di fermarsi ad ascoltare per qualche minuto, quanto basta per sentire che i russi sono a poca distanza dalla città di Bezanika, un’ottima notizia.

In un mondo in cui nessuno cerca di farsi notare, Jakob decide di tenere l’ottima notizia per sé, fino a quando però si ritrova ad impedire al compagno di lavori forzati Mischa di lanciarsi in un’impresa sicuramente suicida (rubare delle patate da un vagone aperto). Mischa è scettico per cui Jakob gli dice di averlo sentito dalla radio che possiede e che tiene nascosta, convinto di poter rettificare la bugia in un secondo momento. Purtroppo prima di poterlo fare la notizia si è diffusa in tutto il campo, e ora Jakob è costretto, tra mille tragicomiche peripezie, a mantenere la posizione di informatore e a diffondere notizie che infondano la speranza nei suoi compagni di sventura.

Il romanzo ha una narrazione davvero particolare e una prosa a tratti confusionaria. Dopo una parte iniziale piuttosto noiosa il romanzo prende quota e la storia di Jakob, questo antieroe che suo malgrado diventa il personaggio centrale del ghetto risulta interessante, per non parlare poi delle varie storie che si intrecciano alla sua. E’ molto bello il modo in cui l’autore racconti molto bene la vita del ghetto senza patetismii, grazie all’espediente di concentrarsi sugli aspetti più surreali, bugia di Jakob inclusa. Probabilmente la riflessione più interessante è quella che fa il narratore sulla differenza tra la vita del ghetto come lui l’ha sperimentata, tutta obbedienze e abbassare la testa e cercare di sopravvivere, e i racconti sulla resistenza avvenuta in altri ghetti o nei campi di concentramento, letti in un momento successivo. Nonostante questo il romanzo di Becker è fitto di piccoli ma al contempo grandissimi gesti: un intero palazzo che protegge la piccola Lina, ad esempio, dimenticata dai nazisti che hanno deportato entrambi i genitori. Anche questo un punto di vista piuttosto controcorrente (ricordiamo che, a quanto afferma l’autore, il romanzo è basato su una storia vera). Nonostante l’interesse il romanzo non mi ha però conquistata, sarà lo stile che non ho apprezzato, o il finale, doppio, sempre sulla scia della riflessione sull’interpretazione della realtà, ma direi piuttosto anti climatico rispetto a tutta la vicenda in entrambe le versioni. Forse da rileggere, per capire meglio.

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