Wish Her Safe Home di Stephen Benatar

aprile 19, 2013 § Lascia un commento

Therefore there had been a splendid reason for the whole terrifying episode. Hasn’t there? Everyone had learned his lesson. The world had become a nicer place.

Wish Her Safe Home ha più di un punto in comune, per quanto possa sembrare strano, con Jakob il bugiardo. Entrambi i romanzi indagano il potere che ha la nostra mente di interpretare in modi diversi la realtà e il modo in cui una bugia, anche colossale, anche assurda, possa renderci la vita migliore. Ero consapevole fin dall’inizio di come la voce narrante del romanzo di Benatar (la voce della protagonista Rachel Waring) non sarebbe stata affidabile e così ho passato il libro a leggere fra le righe, chiedendomi ad ogni pagina quando di vero e quanto di inventato ci fosse fino a quel momento. Forse non la migliore delle prospettive, anche se non si può negare che Wish Her Safe sia un romanzo stimolante.

Wish Her Safe At HomeRachel Waring è una donna sulla quarantina che vive a Londra, svolge un lavoro che non le piace e vive con la coinquilina Sylvia, una donna un po’ grossolana, sicuramente prosaica e con i piedi per terra. A parte Sylvia, Rachel è completamente sola: i genitori sono morti da tempo (e comunque con la madre il rapporto era molto tempestoso) non ha fratelli e sorelle e sembrerebbe anche essere a corto di amici. Quando scopre che una zia dimenticata da tempo è recentemente scomparsa lasciandole una grande casa vittoriana a Bristol, Rachel ne approfitta alla grande: cambia completamente attitudine, diventando assertiva e sprizzando felicità da tutti i pori. Quando poi visita la casa a Bristol se ne innamora e decide di lasciare Londra, il lavoro e la tabagista coinquilina per una nuova vita.

Fin dai primi giorni a Bristol Rachel decide di imporsi una visione della vita con le lenti rosa: ogni incontro è foriero di nuove amicizie, ogni felice coincidenza è un segno del destino. La ristrutturazione della casa, le nuove conoscenze e un progetto letterario riempiono felicemente le sue giornate, ma dopo alcuni mesi la ex coinquilina arriva in visita per un week end e se prima avevamo la sensazione che Rachel fosse un po’ eccentrica, la nuova prospettiva di Sylvia, per quanto filtrata dalla voce narrante, ci indica chiaramente che la protagonista è qualcosa di più che eccentrica. Pian piano diventa chiaro che Rachel sta perdendo il contatto con la realtà, ma la cosa straordinaria realizzata dall’autore è la capacità di trasmetterci contemporaneamente la visione soggettivissima di Rachel, che racconta la sua storia in prima persona, e la sensazione che quello che ci sta raccontando non sia corretto, o interpretato correttamente, nonché il presentimento che alcuni dei personaggi possano essere degli approfittatori. Alla fine del romanzo non si può che essere tristi, perché nonostante le sue stranezze e il rifiuto di accettare la realtà, Rachel è una protagonista adorabile e, nei suoi momenti migliori, addirittura una fonte di ispirazione, tanto che risulta difficile ridurre il suo modo d’essere a ‘mera’ pazzia.

La pazzia di Rachel sembra avere delle radici piuttosto chiare: l’ipersensibilità che fin da bambina la spinge a crearsi delle vite alternative, una madre soffocante e meschina, un padre assente, la timidezza patologica, la mancanza nella vita di una relazione amorosa, di parenti, di amicizie. Un insieme di fattori che concorrono a rendere la sua vita un purgatorio, per lo meno fino a quando l’eredità della zia non le permette di allentare la morsa ed allontanarsi dalla squallida realtà creandosi un mondo a proprio uso e consumo. La parte migliore del romanzo è proprio la capacità dell’autore di presentarci una donna credibile per quanto fuori dagli schemi, lasciandole raccontare la propria storia ed esimendosi da qualsiasi giudizio, al punto che tocca a noi lettori tracciare dei confini, interpretare una realtà sfumata. Al di là di questa bravura, e di una Rachel con cui è davvero istintivo simpatizzare, la tristezza della storia raccontata è tale da farmi abbassare la votazione, forse in modo molto codardo, dato che, come dice l’autore dell’introduzione al romanzo, Rachel, the mad narrator, is very like us.

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