Brutta di Constance Briscoe

maggio 4, 2013 § 2 commenti

Se la recensione di Orgoglio e pregiudizio mi ha causato non poche sudate, posso dire che nemmeno in questo caso si è trattato di una passeggiata. Nonostante io non abbia molto apprezzato questo libro, trovo estremamente difficile sia dichiararlo, sia spiegare le mie motivazioni. Ovviamente la mia reticenza è motivata dal fatto che Brutta è un memoir, in cui l’autrice racconta in prima persona la sua dolorosissima infanzia composta di abusi di ogni genere, fondamentalmente ad opera della madre. Constance Briscoe è un giudice inglese, anzi una delle prime donne di colore a diventare giudice in Inghilterra. Una posizione di prestigio, insomma, e non credo di esagerare se dico che probabilmente Constance ha sentito il peso delle aspettative, la luce dei riflettori puntati su di sé, nel raggiungere un ruolo che sicuramente richiede di presentare al mondo una facciata pubblica irreprensibile. Nonostante tutto questo, Constance ha trovato il coraggio, a più di cinquant’anni, di scrivere un libro sugli innumerevoli abusi subiti durante l’infanzia, principalmente ad opera della madre, e di pubblicarlo con il suo vero nome. Scelta che l’ha portata in tribunale, a difendere la sua versione dall’accusa di diffamazione da parte della madre (incidentalmente, ha vinto Constance).

Dopo un tale preambolo, non posso che provare ammirazione nei confronti della Briscoe, che non solo è sopravvissuta e ha trovato il coraggio di raccontare la sua storia, ma a quanto pare è riuscita anche a raggiungere uno status notevole nella sua vita (spero anche personale), e sconforto al pensiero che nessuno nella sua vita si sia accorto di quello che stava succedendo, o comunque abbia preso la decisione di portare la situazione a conoscenza dell’autorità. Nonostante questi sentimenti positivi, non posso che confermare che Brutta non è un libro scritto bene. La ripetitività degli episodi e la disorganizzazione della narrazione indicano chiaramente che per la Briscoe si è trattato di un progetto terapeutico. Inoltre non ho apprezzato il fatto che l’autrice non abbia approfondito la storia della madre: possibile che davvero non ci fosse una motivazione ai maltrattamenti che ricadevano solo su Constance? Possibile che non ci sia stato un confronto fra le due donne, una chiusura? Nel libro viene riportata la scena in cui Constance va dalla madre per comunicare che è stata accettata all’università e che non vuole più vederla in vita sua, una scena così inconcludente da farci veramente penare, dal punto di vista umano, per questa povera ragazza. Dal punto di vista narrativo è però altamente frustrante.

In un’intervista che ho letto la giornalista commentava di aver percepito molta durezza e voglia di vendetta nel libro Brutta (non che fosse un’accusa, sarebbero reazioni naturalissime) al che l’autrice ha replicato sorpresa che in realtà lei trova che sia un libro molto positivo, che il suo intento nella scrittura era quello di portare al mondo una testimonianza che potesse essere di aiuto e di ispirazione a persone che si trovano in una situazione simile alla sua. Mi piacerebbe molto sapere se davvero una persona abusata può sentirsi ispirata dal libro della Briscoe, al di là dell’ovvia considerazione che è sempre di ispirazione prendere nota di quanto una persona possa elevarsi rispetto alle condizioni di nascita e di educazione. A livello emotivo, però, a me sembra che la Briscoe stia ancora reprimendo alla grande l’inevitabile reazione alla sua situazione, nel suo racconto non ho percepito segni di una guarigione dell’anima che le auguro vivamente di raggiungere.

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§ 2 risposte a Brutta di Constance Briscoe

  • Camilla P ha detto:

    Ti capisco, anche io ho sempre molti problemi quando devo parlare di memoir e biografie… personalmente, credo che tu ci sia riuscita piuttosto bene 🙂

  • Roberta ha detto:

    Grazie! E' stato difficile in particolare perché si tratta di una storia di abusi ed è inevitabile associare la reazione al libro alla reazione, alla storia in sé, che, umanamente, non può che essere di sostegno perché questa donna ne ha passate davvero di tutti i colori…

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