Le sorelle fatali di Eleanor Brown

maggio 17, 2013 § 2 commenti

Una volta un fidanzato le aveva casualmente domandato quanti libri leggesse in un anno. “Qualche centinaio” aveva risposto lei. “E dove lo trovi il tempo?” aveva replicato lui sbalordito. Lei aveva aggrottato la fronte riflettendo sul ventaglio di possibili risposte. Perché non passo ore davanti alla tv a lamentarmi che non c’è mai niente di interessante. Perché non spreco la domenica tra i discorsi prepartita, le partite e le diatribe postpartita. Perché non mi gioco le serate a bere birre che costano quanto una bottiglia di whiskey e a fare il deficiente insieme ai miei colleghi del mondo della finanza. Perché quando sono in fila, o in palestra, o sul treno, o a pranzo, non mi lamento dell’attesa, non fisso nel vuoto, non cerco di specchiarmi in qualsiasi superficie vagamente riflettente mi trovi intorno. Perché … leggo!

Le sorelle fatali (The Weird Sisters) è uscito negli Stati Uniti nel 2011 tra grandi fanfare e ovviamente ha catturato subito la mia attenzione: è la storia di tre sorelle, Rosalynd, Bianca e Cordelia, così chiamate dal padre (emerito studioso di Shakespeare) in onore del Bardo, che tornano a casa dai genitori apparentemente per sostenerli dato che alla madre è stato diagnosticato un cancro, in realtà perché ognuna di loro è in crisi esistenziale e la loro reazione istintiva è tornare all’ovile a leccarsi le ferite. Ognuno in famiglia è un appassionato lettore (anche se non mi sarebbe dispiaciuto sapere che cosa stessero leggendo…) e fra di loro parlano spesso citando Shakespeare, un vizio preso dal padre.

L’aspetto più interessante del romanzo (oltre alle citazioni shakespeariane, che però cadono un po’ nel vuoto anche per me che ho letto diverse delle sue opere all’università) è sicuramente la narrazione in prima persona plurale: il narratore è infatti onnisciente ma è costituito dall’insieme delle tre sorelle, che a volte diventa un insieme di due sorelle, anche se le tre sorelle nella realtà non sono ovviamente onniscienti. Un escamotage che mi è piaciuto molto e che posso dire non mi ha messo minimamente in difficoltà, perché fin dall’inizio ho percepito in modo molto distinto le tre sorelle: Rose (Rosalynd) è la maggiore, che nasconde con il suo senso di responsabilità la paura di affrontare il mondo (ovvero la richiesta del fidanzato di trasferirsi temporaneamente a Oxford dove ha ricevuto un’offerta di lavoro imperdibile ; Bean (Bianca) è metropolitana fin nel midollo ma ha rovinato il suo sogno rubando allo studio di avvocati per cui lavorava per sostenere il suo stile di vita; Cordy (Cordelia) ha vissuto per anni una vita da hippie viaggiando per il mondo senza un soldo in tasca e rifiutandosi di crescere ma ora è rimasta incinta e deve decidere cosa ha intenzione di fare.

Forse proprio perché avevo aspettative molto basse (il romanzo sulla carta sembrava perfetto, ergo doveva esserci qualcosa che non andava) ho apprezzato molto questa lettura, però vi avviso che siamo più nel reame della letteratura leggera (qualcuno ha osato il termine chick-lit) che in quello della letteratura ‘seria’. La trama e gli stessi personaggi sono un po’ sopra le righe, nelle recensioni italiane (noi siamo più cattivelli come lettori, ovvero più esigenti immagino) ci si chiede molto com’è possibile che tre avide lettrici siano anche così stupide (non che noi lettori possiamo ritenerci al riparo dalla stupidità, temo). Nonostante tutto, il libro mi ha tenuto compagnia per un intero sabato e non posso che dirmi soddisfatta, spero l’autrice stia scrivendo un nuovo libro e che lo pubblichi presto!

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§ 2 risposte a Le sorelle fatali di Eleanor Brown

  • Phoebes ha detto:

    Mi incuriosice di questo romanzo soprattutto il racconto in prima persona plurale! Finora non mi eramai capitato!

  • Roberta ha detto:

    Neppure a me, non lo sapevo prima di iniziare il romanzo altrimenti forse mi sarei preoccupata di non capirci nulla. A dire il vero ho visto che in qualche recensione si sono lamentati della poca comprensione ma io non ho avuto questo problema, anzi, l'ho trovata molto particolare come narrazione.

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