Quiet di Susan Cain

maggio 20, 2013 § 14 commenti

The Upside of Being an Introvert

Poco più di un anno fa mi sono iscritta a Pinterest e fra le numerose piacevolezze di questo sito ho scoperto anche qualche pin che mi ha fatto sorridere e assentire entusiasta (e per le quale ho creato una board dal nome ‘My Style’).

Prima di allora, il termine ‘introverso’ per non era mai stato niente di più che una parola come tante altre, che non ritenevo mi descrivesse particolarmente. Ci è voluto il web per farmi capire che è una caratteristica psicologica importante che definisce una buona parte delle mie scelte in campo sociale, ma mancava ancora un passo. Le illustrazioni/vignette/istruzioni per l’uso che girano su Pinterest sono una specie di affermazione di personalità da parte degli introversi: la dichiarazione che è bello essere nerd e possiamo esserne orgogliosi. Il sottotesto sembra essere che siamo migliori. Migliori di chi non legge un libro o passa le serate in discoteca, migliori perché chi non legge non riflette non pensa ed è, sostanzialmente stupido. E’ una specie di razzismo al rovescio: gli estroversi si vedono migliori di noi perché sono più disinvolti, hanno un sacco di amici, vanno a un sacco di feste, si divertono come matti e di sicuro non ammuffiscono sui libri. Noi ci vediamo migliori degli estroversi perché leggiamo, pensiamo, abbiamo accesso ad universi meravigliosi che loro nemmeno immaginano e abbiamo anche delle amicizie e una vita sociale, meno intensa ma sicuramente anche molto meno superficiale della loro.

La realtà sta nel mezzo, e c’è voluta Susan Cain per farmi realizzare che l’introversione e l’estroversione non sono che due estremi in mezzo ai quali è compresa l’intera umanità in una miriade di sfumature diverse, in cui estroversione può coincidere con profondità e introversione con capacità sociali. Quiet mi ha insegnato che fino a poco più di un secolo fa nessuno si sarebbe sognato di considerare socialmente auspicabili dei comportamenti estroversi, e che questi sono diventati un modello solo quando l’espansione industriale di inizio Novecento e la concentrazione della popolazione nelle città ha reso necessario un nuovo tipo di approccio lavorativo (quando vivi in un paesino in cui tutti conoscono te e i prodotti che vendi o il lavoro che offri, è semplice lavorare, ma se vivi in una città in cui sei un puntolino anonimo, devi necessariamente cominciare a venderti bene, perché la prima impressione è fondamentale).

Susan Cain sostiene, sulla base di studi psicologici che possono essere anche non definitivi, ma nel frattempo ci aiutano un bel po’, che gli introversi sono persone più sensibili agli stimoli. Ad una festa un introverso è bombardato dagli stimoli e quindi è a disagio, in biblioteca un estroverso non riceve abbastanza stimoli e quindi è annoiato. Per l’estroverso la compagnia è una fonte di energia in quanto provvede a portare gli stimoli necessari alla giusta dose, per un introverso la compagnia, per quanto buona e apprezzata, contribuisce a ridurre le energie perché fonte altissima di stimoli, al di sopra del limite tollerato. Capire come funzioniamo ci aiuta a dare il meglio di noi. Anche perché l’introversione porta con sé una serie di caratteristiche positive che l’estroverso non possiede, o in misura minore. Ne consegue che ognuna delle due figure psicologiche, l’introverso e l’estroverso, possiede degli aspetti negativi e positivi a contrasto, e si ipotizza che antropologicamente quel 20% di introversi sia assolutamente necessario per rendere la società adatta a reagire in modo performante a qualsiasi casistica di evento e quindi, adatta a sopravvivere.

Forse, come dice Susan Cain, proviamo ancora dei sensi di colpa se un sabato sera decliniamo un invito a cena per rimanere a casa con un buon libro, e Quiet può aiutarci a non provarlo più. Forse verrà la tentazione di sostituire il senso di colpa per non essere più socievoli con il senso di colpa per non essere più brillanti (uno dei modi in cui Susan Cain dimostra le caratteristiche positive dell’introversione è, ovviamente, presentarci gli introversi più famosi della storia, fra cui, per citarne solo uno, Albert Einsten). Quel che è certo è che conoscere i propri punti deboli e i propri punti di forza significa sicuramente essere maggiormente in grado di puntellare i primi e sfruttare i secondi. Conoscere la storia significa sentirsi legittimati anche se la società contemporanea non riconosce i nostri meriti. Quiet non è un manuale di self-help ma i pochi suggerimenti che l’autrice ci dà sono un prezioso spunto di riflessione, anche nella gestione di un rapporto sentimentale (mi sembra che la maggior parte delle coppie sia composta da un estroverso e un introverso, ed è un bel problema, lo so bene…). Il messaggio più importante che l’autrice trasmette è: in questo periodo noi introversi non siamo valorizzati, ma abbiamo i nostri punti forti e possiamo scegliere quando vogliamo forzare i nostri limiti e comportarci di più come estroversi, se ne vale la pena – per esempio sul lavoro o per gli impegni sociali del proprio compagno – e quando è il momento di fare esattamente quello che abbiamo bisogno di fare, perché ci siamo accettati e sappiamo che andiamo bene così.

Annunci

§ 14 risposte a Quiet di Susan Cain

  • Phoebes ha detto:

    Normalmente non mi interesso molto alle letture di questo tipo, ma questa tua recensione mi ha davvero incuriosita, essendo anch'io un'introversa.Ora sono però curiosa di vedere la tua board "My Style": qual è il tuo nick su Pinterest? :)P.S.Mi sa che nella recensione un paio di volte hai invertito i due termini introverso ed estroverso, oppure sono io che non ho ben capito!"Per l'estroverso la compagnia è una fonte di energia in quanto provvede a portare gli stimoli necessari alla giusta dose, per un estroverso la compagnia, per quanto buona e apprezzata, contribuisce a ridurre le energie perché fonte altissima di stimoli, al di sopra del limite tollerato."Penso che il secondo sia introverso, no?E alla fine:"abbiamo i nostri punti forti e possiamo scegliere quando vogliamo forzare i nostri limiti e comportarci di più come introversi"Credo che sia come estroversi, se ci dobbiamo forzae per esserlo, giusto?

  • Roberta ha detto:

    Phoebes meno male che mi hai fatto notare che in questi due punti ho fatto un po' di confusione! Ho riletto il post e in teoria ora dovrei avere tutti gli introversi ed estroversi al posto giusto! :DLe mie boards su Pinterest puoi trovarle qui:http://pinterest.com/booksfactory/boards/Fidati, questa è una lettura molto interessante!

  • Phoebes ha detto:

    Devo ammettere che più ci penso, anche dopo aver dato uno sguardo alla tua board (a proposito, grazie del link!), più mi viene voglia di leggere questo libro!!

  • Roberta ha detto:

    Ma prego! Eh sì, anch'io fin dalle prime volte che ne ho sentito parlare mi sono molto incuriosita, e devo dire di essere rimasta molto soddisfatta dalla lettura!

  • Lightblue ha detto:

    Bellissima la foto del palazzo con i party :)))

  • Roberta ha detto:

    Vero??? Tu sei iscritta a Pinterest? E' un meraviglioso luogo di perdizione… 😀

  • Lightblue ha detto:

    No, non sono iscritta e sono molto tentata ma ho paura di perderci le giornate 😄

  • Roberta ha detto:

    Io ti dico che mi ero iscritta solo per usarlo come bacheca per i siti e gli articoli da appuntarmi, e poi ho finito con il perderci le serate… ora sono arrivata ad un utilizzo più equilibrato! 😀

  • Lightblue ha detto:

    devo darci un'occhiata più approfondita allora 😛

  • Roberta ha detto:

    Si si si dai! (io tentatrice)

  • Camilla P ha detto:

    E' da quando è uscito che tento di capire se sia un libro valido o meno – questo tuo commento mi rassicura. Mi interessa molto e credo proprio che lo leggerò.

  • Roberta ha detto:

    Sono curiosa di sentire anche la tua opinione! 🙂

  • Anonymous ha detto:

    Tutto molto giusto, ma secondo me gli introversi sono almeno il 40-45% della società. Ce ne sono molti "dissimulati", o semplicemente non timidi.Summerhill87 (ti seguo su Anobii) 🙂

  • Roberta ha detto:

    Ciao Summerhill87! Penso tu abbia proprio ragione, la Cain dice infatti che moltissimi insospettabili sono introversi. D'altronde credo che per la maggior parte delle persone il termine introverso abbia un significato diverso, anche questo non aiuta nella 'classificazione'!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Quiet di Susan Cain su a bright shining lie.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: