La vita meravigliosa dei laureati in lettere di Alessandro Carrera

maggio 22, 2013 § 2 commenti

Un laureato in lettere non può essere deprogrammato così facilmente. Ci vuole stomaco per laurearsi in lettere. Solo chi possiede un freddo coraggio e un’immensa determinazione può passare ventuno esami di letteratura italiana, annualità complementari comprese. Nessun capitano d’industria ne sarebbe capace, nessun esploratore polare ne avrebbe il fegato, nessuna guardia del corpo, neanche se scelta tra le più insensibili al dolore, si siederebbe mai davanti a una commissione d’esame di filologia romanza. Un domatore di circo preferirebbe infilare la testa nella bocca del più nervoso dei suoi leoni piuttosto che seguire un corso sui poeti minori del Quattrocento. Un laureato in lettere non si pentirà mai di essersi laureato in lettere, neanche se è ridotto così male da non avere cento lire per cecarsi un occhio. (65)

Nel 2002, anno di pubblicazione di questo romanzo, mi sono laureata (non in lettere, ahimè) e penso che mi sarebbe piaciuto molto leggere queste pagine allora, in fin dei conti sono abbastanza surreali da non risultare inquietanti anche per chi ha appena capito che il terrore della discussione della tesi era solo l’inizio dell’inizio…

La vita meravigliosa dei laureati in lettereRenato e Rinaldo (Rino) sono due laureati in lettere ma le loro vite sono molto diverse: il primo è professore di ruolo in una scuola media, il secondo è disoccupato, dopo “che per troppo tempo aveva pensato che ci fossero cose più importanti delle cose importanti, e non era neanche del tutto convinto di aver avuto torto” (23). Nonostante la disparità di situazione, “Renato era facile all’inquietudine e alla depressione. Rino invece era una persona lieve, innocente e poco complicata. Renato sognava di dare addio al suo posto di ruolo. Rino, forse, faceva parte di quei pochi fortunati che non ne hanno bisogno” (17).

Quando a Renato viene offerta l’occasione di fare un corso sull’argilla allo scopo di mettersi in affari con un suo conoscente, e per assentarsi una settimana da scuola si è procurato un certificato medico falso. Nel suo palazzo, però, vivono alcuni suoi colleghi e le famiglie di alcuni suoi studenti, per cui è necessario prendere una controfigura, qualcuno che dia qualche segno di vita dall’appartamento di Renato, ed è qui che entra in scena Rino.

Da questo piccolo inganno parte una storia che diventa sempre più surreale, una storia divertente ma che un commentatore su Goodreads ha definito ‘at times a tad too cynical for my taste’. Non sono sicura che La vita meravigliosa dei laureati in lettere sia poi così cinico, lo definirei più che altro fatalista, un termine che credo si addica molto all’ambiente della scuola.

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§ 2 risposte a La vita meravigliosa dei laureati in lettere di Alessandro Carrera

  • Camilla P ha detto:

    Che dire, io mi sto laureando in Lettere e mi hai convinta, credo potrebbe essere una lettura adatta a me :)C'è da dire che un po' mi ha convinta anche la citazione a inizio post, eheh!

  • Roberta ha detto:

    Eh, secondo me ti potrà piacere molto. Occhio che a parte l'inizio, poi diventa molto, molto surreale!

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