What Looks Like Crazy on an Ordinary Day di Pearl Cleage

maggio 23, 2013 § Lascia un commento

If it ain’t broke, don’t fix it. (162) 

What Looks Like Crazy on an Ordinary Day è un altro romanzo ricevuto tramite Bookmooch, su cui non avevo grandi aspettative e che non mi ha convinto completamente. Pearl Cleage affronta delle tematiche molto importanti con questo romanzo (l’HIV, la disoccupazione, la criminalità, le droghe, il sesso non protetto e le gravidanze indesiderate nella comunità afroamericana) e lo fa concentrandosi sul piccolo: le vicende della protagonista Ava, una parrucchiera di colore che torna al paese natale Idlewild, vicino a Chicago, dopo aver chiuso il suo negozio ad Atlanta, the black Mecca (così chiamavano una volta il ghetto di Harlem) a causa della diagnosi di HIV e del suo spargersi fra gli amici e soprattutto le clienti. Ad Idlewild è ospite della sorella, rimasta recentemente vedova dopo aver perso i suoi due figli, che solo ora sta ricominciando a credere alla vita, avendo deciso di lasciare il lavoro e di impegnarsi nel volontariato locale, grazie al premio assicurativo riscosso alla morte del marito.

What Looks Like Crazy on an Ordinary Day parla quindi di Ava, e del suo desiderio di capire cosa fare della sua vita, ora che la malattia l’ha cambiata completamente. Allo stesso tempo il suo problema è solo il sintomo nella singola persona dei problemi che apparentemente affligge l’intera comunità afroamericana (e questo lo dico sulla base delle parole della protagonista del romanzo). Nel suo tentativo di migliorare le cose la sorella di Ava, Joyce, si scontrerà con la moglie del nuovo reverendo, decisissima a metodi più tradizionali di volontariato e questo scontro costituisce una seconda trama piuttosto importante, in cui viene coinvolta anche Ava, che nel frattempo sta riallacciando l’amicizia con il vicino di casa Eddie, un’amicizia che forse potrebbe diventare qualcosa di più, anche se nella sua situazione è una decisione difficile.

Ed ora se non volete spoiler smettete di leggere. What Looks Like Crazy on an Ordinary Day è un romanzo buonista: i buoni passano dei brutti momenti ma alla fine vincono, e i cattivi perdono tutto. I buoni sono fin troppo buoni: Eddie ha un passato a dir poco oscuro, ma ora è l’uomo, l’amico, il vicino di casa, il carpentiere e l’amante perfetto. Joyce è così dedita alla sua comunità da aprire la casa a una dozzina e più di giovani donne con relativa prole quando la chiesa le sbatte fuori, e chiede l’affidamento di una neonata quando la madre, scoprendo di avere l’HIV e che la bambina è nata positiva al crack, la abbandona in ospedale. La stessa Ava, che a inizio romanzo sembra una donna che ama più che altro divertirsi, viene presto coinvolta nella battaglia della sorella. Il punto è che sembra tutto troppo facile. Bello che l’autrice abbia creato un mondo in cui i problemi ci sono, però vengono anche risolti. Bello ma poco realistico. Ava quando scopre di essere sieropositiva vende il suo negozio e si ritrova con soldi abbastanza da poterci vivere agiatamente per più di due anni. La sorella riscuote un premio assicurativo che le permette di non doversi preoccupare di avere un lavoro. Perfino Eddie sembra poter lavorare quando e come vuole, accompagnato ovunque dal suo perfetto atteggiamento zen. L’adozione di Imani, la relazione tra Ava e Eddie, tutto scorre alla meraviglia dopo un solo intoppo facilmente superato.

What Looks Like Crazy on an Ordinary Day mi sembra un romanzo che vuole andare in più direzioni, e non sa come fare. Bisogna ammettere che riesce ad essere contemporaneamente un romanzo sia edificante che provocatorio: edificante perché ci propone una soluzione positiva e costruttiva – anche se probabilmente poco applicabile alle persone che hanno davvero quel genere di problemi – e perché ci invita a vivere l’oggi senza ipotecare il domani. Provocatorio perché costringe il lettore ad interrogarsi su cosa vorrebbe dire ritrovarsi dall’oggi al domani sieropositivi e ancora giovani, desiderosi di trovare un compagno di vita e di costruire una famiglia, e perché espone l’idea che alcuni giovani siano così irrecuperabili da non meritare una seconda chance. Nel dubbio ho dato un voto intermedio e vi lascio con la spiegazione del titolo:

And we danced too wild, and we sang too long, and we hugged too hard, and we kissed too sweet, and threw back our heads and howled just as loud as we wanted to howl, because by now we were all old enough to know that what looks like crazy on an ordinary day looks a lot like love if you catch it in the moonlight.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo What Looks Like Crazy on an Ordinary Day di Pearl Cleage su a bright shining lie.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: