Our Spoons Came from Woolworths di Barbara Comyns

giugno 2, 2013 § Lascia un commento

Our Spoons Came From Woolsworth (I miei anni a rincorrere il vento nella traduzione italiana) è l’autobiografia romanzata dell’autrice, Barbara Comyns, che a ventun’anni e negli anni Trenta si ritrova a Londra, velocemente sposata ad un artista povero in canna e in possesso di un orribile carattere, la cui famiglia la incolpa di averlo irretito, abbassato al suo livello, e quando rimane incinta del primo figlio, anche di averlo incastrato con una famiglia quando la sua arte richiede tutta la sua attenzione. La protagonista del romanzo, Sophia, è totalmente naif, al punto da stupirsi e intristirsi grandemente quando scopre di essere incinta:

I had a kind of idea if you controlled your mind and said “I won’t have any babies” very hard, they most likely wouldn’t come. I thought that was that was meant by birth-control, but by this time I knew that idea was quite wrong.(37)

La serie di disavventure che si abbatte su di lei (e che lei stessa, occasionalmente, si autoinfligge) viene raccontata con un tono a metà tra il bambinesco e il distaccato, rendendo a volte necessario rileggere più volte qualche frase, nella convinzione di aver capito male. Il mondo le propina un modello di femminilità che nel suo caso di sicuro non è di aiuto:

There were stories, too, telling how much more men loved their wives if they were domesticated and had some children. In some of the stories the wives used to prefer going to work every day instead of doing the housework and having a baby. Their husbands always left these selfish wives, but just at the last minute before anything drastic happened, the wife would become all domesticated or find she was having a “little treasure” and the husband would come back. (48)

Anche professionalmente Sophia fatica a trovare un suo ruolo: si considera un’artista commerciale, e non valuta positivamente nemmeno i suoi scritti, che teme non possano essere considerati ‘libri veri’ a causa della sua scarsa educazione, ma nonostante tutto insiste, e alla fine sappiamo che l’happy ending non è solo quello sentimentale, ma anche il fatto di poter entrare in una libreria e comprare quello che è diventato, a tutti gli effetti, a real book:

I know this will never be a real book that business men in trains will read, the kind of business men that wear stiff hats with curly brims and little breathing holes let in the side. I wish I knew more about words. Also I wish so much I had learnt my lessons at school. I never did, and have found this such a disadvantage ever since. All the same, I am going on writing this book even in business men scorn it. (54)

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