The End of the Story di Lydia Davis

giugno 7, 2013 § Lascia un commento

Non ricordo esattamente perché avevo The End of the Story di Lydia Davis nella mia wishlist, e devo ammettere che non è esattamente il mio genere di libro. The End of the Story parla di una storia d’amore, o meglio, della sua fine, come capiamo già dal titolo e come la protagonista ci racconta fin dalle prime pagine, avendo deciso di raccontare per prima proprio la fine, o meglio, un evento che per lei ha rappresentato la fine della storia:

This seemed to be the end of the story, and for a while it was also the end of the novel-there was something so final about the bitter cup of tea. Then, although it was still the end of the story, I put it at the beginning of the novel, as if I needed to tell the end first in order to go on and tell the rest. (11)

Già da queste righe si intuisce quanto questo romanzo sia metaletterario. La protagonista, il cui nome non è dato sapere, ma che potrebbe essere, o anzi sicuramente è – per lo meno in parte – basata sulla stessa autrice, ci racconta in prima persona le sua motivazioni a scrivere un romanzo (che potrebbe essere quello che stiamo leggendo, ma non completamente, diciamo una versione parallela), le difficoltà incontrate, le decisioni prese al riguardo, l’opinione del suo compagno Vincent (che potrebbe essere una versione del primo marito di Lydia Davis, ovvero Paul Auster) sull’arte del romanzo.

Although he [ Vincent ] values feelings in themselves and has many strong feelings of different kinds, they do not particularly interest him as things to be discussed at any lenght, and he certainly does not think they should be offered as justifications for bad actions. (167)

The End of the StoryIl romanzo (che tutto sommato ha poco del romanzo, per esempio non ha una trama e non ha nemmeno dialoghi) ci presenta diversi piani di realtà: c’è la protagonista nel momento in cui sta scrivendo il suo romanzo, e vive con il marito Vincent e il padre di lui, anziano e bisognoso di cure costanti. C’è la protagonista all’epoca della storia d’amore che stiamo leggendo, e che lei sta raccontando nel suo romanzo, con un uomo che non è Vincent, e ci sono i paralleli fra la protagonista e l’autrice Lydia Davis, Vincent e Paul Auster, il romanzo che abbiamo fra le mani e quello che la protagonista del romanzo sta scrivendo.
Ad aggiungere un senso di confusione e irrealtà si aggiunge un narratore in prima persona, che non solo è tradizionalmente un narratore inaffidabile, ma addirittura si dichiara tale:

I am working from my memories and my notebook. There is a great deal I would have forgotten if I had not written it in my notebook, but my notebook also leaves out a great deal, only some of which I remember. There are also memories that have nothing to do with this story, and there are good friends who do not appear in it, or appear only indistinctly, because at the time they had nothing or little to do with him. (62-63)

What I remember may be wrong. I have been trying to tell the story as accurately as I can, but I  may be mistaken about some of it, and I know I have left things out and added things, both deliberately and accidentally. (228)

La storia d’amore (o la fine della storia d’amore) che l’autrice e la protagonista ci stanno raccontando è quella con uomo il cui nome inizialmente la protagonista non capisce, e che solo dopo tempo scopre qual è il suo cognome, e le viene confermato da una terza persona il nome di battesimo (che a noi lettori non viene mai rivelato, ci viene solo detto che era un nome non comune):

Knowing his name, after I had waited so many days to learn it, seemed to increase his reality. It gave him a place in the world that he had not had before, and it allowed him to belong more to the day than he had before. Until then, he had belonged to a time when I was tired and did not think as well as I did in the daytime, and did not see as well, when there was darkness on all sides of whatever light there was, and he came and went through darkness and shadow  more than light. (37)

Quest’uomo è più giovane della protagonista di tredici anni. Lei ne ha trentacinque e lui ventidue. Non solo: lei insegna nella stessa università in cui lui è uno studente (anche se non è uno dei suoi studenti), lei è ragionevolmente benestante grazie al suo lavoro di traduttrice e scrittrice e insegnante, lui è completamente al verde e in costante ricerca di lavoretti. La loro relazione, la differenza d’età, la fine della loro storia e il periodo successivo, in cui la protagonista passa dei mesi cercandolo ossessivamente (al telefono, e invitandolo a vari eventi, ma anche cercando in giro per la città e osservandolo senza farsi vedere) sono l’oggetto intorno a cui ruota ossessivamente tutto il romanzo, senza lasciare molto spazio per altri aspetti della loro vita (nella sinossi del romanzo si legge: Mislabeled boxes, problems with visiting nurses, confusing notes, an outing to the county fair – such are the obstacles in the way of the unnamed narrator of The End of the Story as she attempts to organize her memories of a love affair into a novel. In realtà questi ‘ostacoli’ hanno solo una brevissima apparizione nel romanzo, così come tutto sommato la vita della protagonista e del suo amante al di fuori del rapporto fra di loro)

I can’t remember what we talked about, but in those days I almost never remembered what I had talked about with a person I had just met because I had so many other things on my mind. I was worried not only about whether there was something wrong with my clothes or hair, but also about how I was standing, walking, or holding my head and neck, and where I was putting my feet. And if I was not walking but trying to eat and drink as I talked, I worried about how to swallow the food and drink in such a way that I wouldn’t choke, and sometimes I did choke. All of this kept me so busy that although I remembered a sentence long enough to answer it, I didn’t think about it long enough to remember it later. (15)

In fact, throughout these months I was also seing and meeting interesting people, so that everything surrounding the story, everything I am leaving out of it, would make another story, or even several others, quite different in character from this one. (61)

Lo stesso amante non è così presente, è dichiaratamente un’interpretazione, se non addirittura un’assenza. Parlando dell’argomento del libro, la narratrice dice:

If someone asks me what the novel is about, I say it’s about a lost man, because I don’t know what to say. (11)

Un uomo ‘perso’ perché dopo la loro rottura la protagonista non sopporta di non sapere dov’è, cosa sta facendo, e soprattutto la consapevolezza che potrebbe non rivederlo mai più. Anche se ammette di essere stata spesso egoista nella loro storia, desidera riconquistarlo, pur essendo comunque consapevole che se lui tornasse indietro, sicuramente lei perderebbe gran parte del suo interesse, interesse al momento così vivo proprio perché il suo oggetto è al di fuori della sua portata.

If I look at how impatient I was with him, I have to wonder about the way I loved him. I think I was irresponsible in handling his love. I forgot it, ignored it, abused it. Only occasionally, and almost by chance, or on a whim, did I honor or protect it. Maybe I only wanted to be entrusted with his love: then I was willing to let him suffer, because I was safe in the trust of that love and did not suffer myself. (81)

When we were no longer together, what had bothered me did not bother me anymore. It was harder for me to see anything wrong with him, because although the same things were there, they had shrunk, in my attention, to a point where they were barely visible. (82)

The fact that he came back to me after leaving me. that time, may have made me think that no matter what I said, no matter what I did, and no matter how long he stayed away from me, he would always come back to me, and that I did not have to love him very deeply, or considerately, for him to go on loving me. (117)

Il desiderio di parlargli e di sapere sempre dov’è spinge la protagonista a comportarsi in modo davvero vicino allo stalking, anzi c’è un passaggio che secondo me incarna perfettamente il primo stadio del ragionamento che porta una persona allo stalking:

It occured to me that if he did not want to be with me anymore, then when I went to find him, just because I wanted to see him, smell him, and hear his voice, regardless of what he wanted, I was turning him into something less than another human being, as though he were as passive as anything else I wanted, any other object that I wanted to consume-food, drink, or a book. (179)

Nonostante l’intero romanzo sia totalmente egocentrico e anche l’indagine della storia d’amore riveli un certo numero di pensieri egocentrici e fastidiosi, e il fatto che anch’io come Vincent, pur ritenendo le emozioni importanti, non senta necessariamente il bisogno di esaminarle ossessivamente (non in questo modo, per lo meno), devo ammettere che l’autrice è davvero brava. La sua scrittura è bellissima, estremamente evocativa, pungentemente reale. Ci sono dei passaggi, anche poco rilevanti rispetto all’argomento principale, che sono semplicemente perfetti:

Little by little, as though the pages I had turned were forming a shield between me and my pain, or as though the four edges of each page became the four walls of a safe room, a resting place for me within the story, I began to stay inside it with less effort, until the story became more real to me than my pain. Now I read on, still stiff and heavy with pain, but having a balance between my unhappiness and the pleasure of the story. When the balance seemed secure, I turned off the light and fell asleep easily. (175)

Lydia Davis è famosa per i suoi racconti, molto brevi e molto densi (dicono che i suoi racconti più lunghi arrivino a non più di due/tre pagine) e proprio per la sua intera produzione quest’anno ha vinto il Man Booker International Prize. Questo romanzo, pur essendo molto bello, è anche molto difficile proprio perché la sua scrittura è molto impegnativa da reggere per 230 pagine. Anche se non sono un’amante dei racconti, penso che potrebbe essere molto interessante provare a leggerne alcuni dei suoi, e anche se questo romanzo, come dicevo, non è esattamente il mio genere, sono davvero contenta di averlo letto e credo che la lunghezza estrema di questa recensione lo dimostri bene!

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