White Oleander di Janet Fitch

luglio 25, 2013 § 2 commenti

White Oleander è esattamente il genere di libro che normalmente eviterei come la peste, perché unisce un linguaggio lirico a una storia estremamente tragica, e sebbene questi due elementi non sono necessariamente negativi, molto spesso insieme sono il segnale perfetto per il genere di narrazione che non amo per nulla, ovvero un misto di autocommiserazione e celebrazione della depressione. The End of the Story di Lydia Davis è uno dei pochi esempi di narrazione perfettamente riuscita che utilizza un linguaggio ricco e affronta una tematica deprimente (la fine di una storia, come enuncia il titolo). White Oleander si colloca molto lontano da questo ideale (e che comunque io ho apprezzato solo fino a un certo punto, proprio perché non è il mio genere).

White OleanderIl romanzo racconta la storia di Astrid, una ragazzina che finisce in affidamento poiché la madre Ingrid ha assassinato (in modo piuttosto bizzarro e complicato) il suo ex amante, che l’aveva scaricata dopo che lei aveva buttato al vento tutte le sue regole e filosofie di vita. Se crescere con Ingrid non è stato semplice, le varie famiglie affidatarie che vengono affibbiate alla nostra protagonista sono decisamente tragiche (e mi domando se davvero gli affidamenti funzionano così negli Stati Uniti – e forse anche in Italia – un po’ come andare a fare la spesa). Ovviamente si tratta di una storia di formazione, in cui le varie vicissitudini accompagnano Ingrid nella sua crescita e nel suo tentativo di staccarsi dall’influenza ipnotica della madre e di crearsi una propria vita al di fuori della sua influenza.

Nel complesso ammetto che si è trattato di una lettura coinvolgente, e che l’autrice è riuscita a rendere molto l’idea di questa California abitata da bizzarri personaggi e frustata dal Santa Ana che fa impazzire ancora di più la gente. Nonostante questo, il romanzo ha dei bei difetti, soprattutto è poco realistico: la serie di disgrazie che capitano a Ingrid, il tipo di persone che incontra nei suoi vari affidamenti, le sue stesse scelte, il suo comportamento, sono poco credibili ed eccessivamente melodrammatiche. Da questo romanzo il film del 2002, già visto all’epoca. Rivisto ora, ammetto che regge solo se non si conosce il libro. Di fatto taglia e semplifica parecchio la storia, sbiadendola di molto.

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