The Victorian House di Judith Flanders

agosto 8, 2013 § 5 commenti

It is too easy for us to think of the Victorian era – or any of the past – as ‘romantic’. For some it was an endless succession of cold, dirt and dark, of black bombazine and narrow stairs. For others, though, it was fuchsine and peacock blue, as well as celadon skies. To emphasize either viewpoint at the expense of the other is to give only a partial picture. We may be able to do no more than peer through the windows of the past: but at least we can choose to do so through windows that have the curtain open and the rooms inside brightly lit.


969382E’ troppo facile per noi pensare all’era Vittoriana – o a qualsiasi era del passato – come ‘romantica’. Per alcuni è stata una successione infinita di freddo, sporco e oscurità, di vestiti a lutto e scale strette. Per altri, però, è stata fucsia e blu pavone, e cieli blu grigi. Enfatizzare uno dei punti di vista a scapito dell’altro significa fornire un’immagine parziale. Possiamo non essere in grado di fare altro che osservare attraverso le finestre del passato, ma almeno possiamo scegliere di farlo attraverso finestre che hanno la tenda aperta e le stanze all’interno allegramente illuminate. (la traduzione – veloce e approssimativa – è mia)

Non credo di essere una vera appassionata dell’epoca vittoriana (anzi, come sempre ho le idee molto confuse sulla storia) però è un’epoca normalmente associata a grandi scrittori quali Charles Dickens, William Thackeray, le sorelle Brontë, Thomas Hardy, Elizabeth Gaskell e Anthony Trollope, solo per citarne alcuni che conosco, più o meno bene.

Questo saggio ci accompagna attraverso ogni stanza della casa vittoriana e, parallelamente, attraverso ogni stadio della vita umana spiegandoci – anche grazie a numerosi aneddoti, estratti da romanzi, diari e lettere e utilizzando disegni e foto – come la donna vittoriana la viveva (più la donna che l’uomo, chiaramente, dato che la sfera privata era quella a cui la donna apparteneva).

A parte qualche momento di noia – dovuto più che altro ai pochi punti in cui l’autrice si dilunga forse un attimo troppo sui tipi di cibo, o di tessuti permessi o non permessi per il lutto, eccetera – in generale ho letto questo libro in uno stato permanente di stupore e gratitudine. Stupore perché molte delle faccende domestiche (se non tutte, anzi, sicuramente tutte) in epoca vittoriana richiedevano uno sforzo immane per tutta una serie di motivi, ma anche perché si dava molta importanza all’aspetto esteriore delle cose (delle case, degli oggetti, dell’abbigliamento) come indicatore sia della classe sociale sia della moralità del proprietario (le due cose andavano di fatto a braccetto). Gratitudine perché, appunto, non tocca a me fare certe acrobazie per lavare un lenzuolo o pulire un caminetto! Senza contare che all’epoca erano davvero pochissime le donne che potevano permettersi di delegare _tutto_ il lavoro alla servitù. In realtà la middle class in un modo o nell’altro vedeva le padrone di casa non solo coinvolte in prima persona in tutta una serie di lavori anche faticosi (in primis il bucato, che richiedeva almeno due persone) ma anche estremamente impegnate nel dare l’impressione di starsene tutto il giorno con le mani in mano (non solo agli occhi della società, ma anche agli occhi del marito, in quanto gli uomini non dovevano mai essere vessati con informazioni relative alla casa o ai figli). Il tutto indossando corsetti, gabbie e abiti per un totale medio di 10 chili!

In ogni caso una lettura davvero appassionante ed interessante, specialmente se fatta in contemporanea ad un romanzo scritto o anche solo ambientato all’epoca: a me è successo con La sonnambula ed è stato molto divertente ritrovare nel romanzo molti oggetti ma anche filosofie già incontrate nel saggio della Flanders.

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§ 5 risposte a The Victorian House di Judith Flanders

  • Camilla P ha detto:

    I saggi di questo tipo mi interessano sempre, grazie per averne parlato 🙂

  • Roberta ha detto:

    Ma prego! Anch'io amo molto i saggi di storia sociale, trasformano la storia in qualcosa a cui ci si può avvicinare, in qualche modo…

  • Phoebes ha detto:

    Molto interessante questo libro! Io onestamente non mi sono mai fatta illusioni sulle epoche "romantiche" del passato, mi piace leggere libri ambientati in altri periodi, ma non ho mai pensato fosse bello viverci! Sono comunque ugualmente molte le cose che ignoro riguardo a come si viveva nel passato, per cui mi segno questo bel titolo.

  • Roberta ha detto:

    A me ogni tanto viene da pensare che magari nel passato certe cose erano migliori, però come donna mi rendo subito conto che qualsiasi nostalgia è davvero fuori luogo! In ogni caso questo romanzo è davvero interessante, a certi particolari nemmeno si pensa! Mi ha colpito molto anche la descrizione della famosa 'nebbia' di Londra, che in realtà era nebbia ma anche inquinamento dovuto ai camini e alle varie fabbriche. Praticamente in pieno giorno con il sole era possibile aver bisogno di una luce aggiuntiva per leggere una scritta sul muro ed era impossibile portare capi di abbigliamento bianchi! Incredibile, no?

  • Phoebes ha detto:

    Sì! Adesso mi hai messomancora più curiosità riguardo a questo libro!

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