Three Junes di Julia Glass

agosto 12, 2013 § Lascia un commento

Three Junes è uno di quei libri che, anche a lettura ultimata, non capisco come abbiano fatto ad entrare nella mia lista desideri. Si tratta di un trittico, ovvero di un romanzo organizzato intorno a tre parti, ognuna delle quali si concentra su un diverso personaggio, in ognuna delle quali si salta continuamente dal presente al passato.

La prima parte è dedicata a Paul, che a meno di un anno dalla morte della moglie decide di fare una crociera in Grecia per svagarsi. Mentre è in Grecia succedono fondamentalmente quattro cose: si innamora della Grecia – fa amicizia con l’animatore del gruppo, un ragazzo molto più giovane di lui – fa amicizia con una donna nubile e volitiva che fa parte del suo gruppo – si interessa (più o meno romanticamente, in modo appena accennato) con ovvi risultati ad una giovane artista americana che incrociano spesso in una delle tappe del viaggio. Il ritmo è molto lento, adatto all’estate greca e al metabolismo al rallentatore di chi ha subito un grande lutto. Nei frequenti flashback ci viene presentata la storia della famiglia di Paul, il suo rapporto con la moglie e con i figli, soprattutto il primogenito Fenno, che è gay, una cosa che in se non disturba il padre, che è però preoccupato per la sua salute. Le parti dedicate al passato sono le migliori ma troppo spezzettate e disorganiche per essere davvero soddisfacenti.

90069Per fortuna la seconda parte è dedicata al figlio Fenno che, anni dopo, sta tornando in Inghilterra da New York, dove ha studiato, vive da molti anni e possiede una libreria, per partecipare al funerale del padre, morto in Grecia nella sua seconda casa. Fenno riprende i contatti con la casa natale, il ricordo della madre, il rapporto con il padre e con i fratelli David e Dennis. Nei suoi flashback, che sono molto più fluidi rispetto alla prima parte, veniamo a conoscenza di come Fenno si sia trasferito a New York grazie a un professore universitario suo mentore (anch’egli gay) e del suo rapporto con un dirimpettaio, un affascinante e caratterialmente difficile critico d’arte di nome Malachy (Mal) e del suo primo amante, un disimpegnato fotografo di nome Tony, che rompe una routine di autoimposto celibato, dovuto in parte alla natura britannica del protagonista, in parte alla sua profonda paura dell’AIDS, così pervasivo in questo romanzo da guadagnarsi il titolo di protagonista onorario.

Nella terza parte veniamo introdotti a Fern, che è la giovane donna a cui si interessa Paul nella prima parte, nonché una delle amanti di Tony, l’amante di Fenno. Sono passati altri anni, Fern è ora incinta del suo ragazzo, Stavros, di origini greche e che è da settimane in un’isola sperduta della Grecia senza telefono per assistere, insieme alla madre, la nonna morente. Ora che Stavros sta tornando a New York Fern sa che deve dirgli del suo stato ma è frenata da tutta una serie di ricordi, che ci arrivano attraverso gli ormai noti flashback, relativi al suo primo matrimonio.

Anche se è vero che in Three Junes non accade poi questo granché, a me normalmente piacciono i romanzi che parlano di famiglie, e che offrono al lettore i propri personaggi corredati di una storia, di una famiglia, di amici e di esperienze, e non solo di ellittici e criptici dialoghi. D’altra parte in questo romanzo l’azione non solo è scarsa, ma così dilatata da essere snervante. Ci sono anche altri aspetti che non mi hanno convinto, per esempio tutto questo non parlarsi nella famiglia di Fenno: lui era convinto che il padre non accettasse la sua natura omosessuale e che fosse profondamente deluso dalla sua decisione di non proseguire l’attività paterna (il giornale di famiglia), ma ovviamente i sentimenti del padre erano molto più complessi di così. Fenno si stupisce che entrambi i fratelli siano andati a trovare il padre in Grecia, dove da anni passava diversi mesi, perché pensava fosse una specie di ritiro in solitudine. Fenno è convinto che il fratello David abbia una cattiva opinione di lui, e che la moglie del fratello Dennis lo odi. Insomma. Certo ci sono delle interessanti osservazioni sulla vita di coppia, sul concetto di maternità e di rapporti familiari in senso più ampio. La scrittura della Glass è bella. Questo romanzo non mi ha convinto del tutto ma il prossimo potrebbe conquistarmi.

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