Come Thou, Tortoise di Jessica Grant

agosto 19, 2013 § Lascia un commento

Non ricordo come sono arrivata a questo romanzo (ormai è una costante) ma sono molto contenta di averlo letto. Come Thou, Tortoise è una storia un po’ atipica, e inizialmente, come per We are family non ero riuscita a farmi prendere (non ha aiutato il fatto di perdermi ogni tanto fra gli innumerevoli giochi di parole…) ma il parallelo è continuato, infatti la protagonista Audrey (Oddly) Flowers e la sua testuggine Winnifred mi sono piaciute sempre di più. Il confronto con We are family non è così forzato: in entrambi i casi il protagonista è una persona IQ-challenged, come recita la quarta di Come Thou, Tortoise, e il fatto che Audrey abbia un IQ basso e Al Santamaria un IQ molto alto non sembra creare grosse differenze: entrambi vivono la realtà in modo alternativo, in entrambi i casi la narrativa è incentrata sul tema della famiglia e sul tema dell’assenza di qualcuno amato, e in entrambi i casi c’è un’attitudine alla vita molto particolare, che inizialmente può sembrare poco pratica e attuabile ma diventa ben presto una fonte di ispirazione (ispirazione perché chiaramente non sono modelli di vita, ma semplici fonti di riflessione).

6216433Ricapitolo con un po’ di trama: Audrey vive in Oregon ma a inizio romanzo sta partendo per la sua città natale (St. John, Canada) dopo aver lasciato la sua testuggine Winnifred ad una coppia di amici, Linda e il suo ragazzo, attore shakespeariano). Audrey sta tornando a casa perché il padre è in coma a seguito di un incidente stradale (piuttosto bizzarro, tra l’altro). Purtroppo quando atterra lo zio Thoby le comunica che il padre è morto e che Toff (l’odiato, misterioso Toff) sta arrivando dall’Inghilterra in qualità di esecutore testamentario. Da qui parte una narrazione a due voci, una è quella di Audrey che nel presente sta cercando di accettare la morte del padre e poi anche di fare luce su alcuni aspetti della sua vita che non conosceva, intervallata a ricordi della sua infanzia passata con il padre Walter e lo zio Thoby, l’altra è quella di Winnifred, che oltre a sopportare le sgraziate cure di Linda e del suo ragazzo (e a conoscere Shakespeare) ricorda le avventure vissute con Audrey e il suo ex fidanzato Cliff (uno scalatore, già!).

E’ difficile dare un’idea del sapore del romanzo, prima di tutto la narrazione è molto particolare un po’ perché Audrey vede il mondo tutto a modo suo (bellissimi i giochi di parole, quelli che ho capito per lo meno!) un po’ perché l’altra narratrice è una testuggine per cui è chiaro che è un punto di vista inedito. Anche la trama è particolare perché di fatto si tratta più che altro di un viaggio nella memoria, di un percorso di crescita e di accettazione, non succedono molte cose (o meglio, non ci sono molti grandi eventi) eppure è difficile mollare il libro. Ammetto che alla fine alcuni piccoli misteri non vengono risolti, alcuni vengono suggeriti e non apertamente enunciati e altri ancora sì, vengono chiariti. Eppure come nella vita vera le cose difficilmente sono in bianco e nero per cui va bene così.

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