Matrimonio a Bombay di Julia Gregson

agosto 20, 2013 § Lascia un commento

Matrimonio a Bombay è un romanzo scorrevole e simpatico nonostante conti ben 500 pagine, che però tutto sommato si fanno leggere per passare qualche ora di relax senza pretese. Piuttosto fuorviante sia il titolo che la copertina dell’edizione Newton Compton: da East of the Sun si passa a Matrimonio a Bombay con tanto di immagine di una donna indiana e triste sullo sfondo del Taj Mahal: in realtà la storia non riguarda, come verrebbe da pensare, un matrimonio indiano combinato, né il Taj Mahal viene mai nominato.

Tre ragazze inglesi si imbarcano per Bombay nell’autunno del 1928: la bella Rose sta andando a sposare un capitano di cavalleria, Jack, conosciuto a Londra, l’amica Tor (Victoria) l’accompagna per farle da damigella d’onore e poi passare la stagione in India presso una cugina, nella speranza di accalappiare un marito. Viva è la loro chaperon e sta tornando in India per recuperare un baule appartenuto alla sua famiglia, che lì è morta. Paure e speranze e aspettative vengono confermate o deluse nell’arco di un anno.

Anche se la storia è scorrevole, devo dire che è anche abbastanza inconcludente e mi meraviglia che il romanzo abbia vinto un premio (Romantic Novel of the Year (RoNa’s) Award 2009) in parte perché la trama è sviluppata davvero male e anche i personaggi sono piuttosto stereotipati, in parte anche perché a dire il vero io non credo che il fulcro di questo romanzo risieda nel romanticismo, inteso come sviluppo di storia o storie d’amore. Seguono spoiler.

Rose è una ragazza molto bella e molto buona e anche ogni ora sempre più insicura della sua scelta di sposare Jack, dopo averlo visto non più di cinque volte. Lo stesso Jack si è pentito e soffre di dover lasciare la sua amata amante indiana. Non c’è da meravigliarsi se quando finalmente si ritrovano e sposano i due non riescono ad andare d’accordo e hanno grosse difficoltà ad accettare la loro nuova vita. Questa trama inoltre non viene propriamente sviluppata, non viene data voce a Jack se non inizialmente e poi la cosa si chiude per modo di dire, obliquamente e parzialmente in contumacia.

Tor si può definire un’amante della bisboccia anche se ogni volta che incontra un uomo sogna il matrimonio e i bambini, ma per qualche motivo non riesce a farsi acchiappare da nessuno e dopo mesi di stagione la madre le spedisce il biglietto di rientro e la cugina che la ospita esce definitivamente di testa. Proprio appena prima della partenza Tor però incontra per la seconda volta un ragazzo, cambia opinione su di lui, e accetta di sposarlo. Miracolosamente le cose vanno alla grande, anche se il marito – Toby – ciarla alla grande.

Viva aspira a diventare scrittrice ma inspiegabilmente molla un buon posto di lavoro per andare a recuperare un baule privo di valore in India, probabilmente per dare fastidio al suo ex amante. Ferita dalla vita e perseguitata dal passato, Viva si impedisce di aprirsi sia con Rose e Tor, che nonostante tutto diventano sue grandi amiche, sia con Frank, il medico della nave con cui sono arrivate e che si è innamorato di lei. A seguito di ulteriori disavventure causate dalla terza persona a cui aveva fatto da chaperon durante la traversata, uno studente sedicenne malato di mente di nome Guy, Viva riesce ad affrontare i suoi demoni e ovviamente si sposa felicemente con Frank e finisce perfino il suo libro.

Durante tutto il romanzo numerosissime menzioni relative a Guy, al fratello dell’uomo che ha picchiato sulla nave e che vuole vendetta, agli indiani che si stanno ribellando al giogo inglese, alla chiusura dell’orfanotrofio in cui lavora Viva, al passato della famiglia di Viva e al contenuto del famoso baule si dissolvono come una bolla di sapone.

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