Incanto di Pietro Grossi

agosto 23, 2013 § Lascia un commento

Di Pietro Grossi sento parlare dai tempi di Pugni e de L’acchito, ma solo trovandomi di fronte Incanto ho ceduto: mi pareva una versione toscana di Io non ho paura di Ammaniti (non so esattamente come questa idea mi sia entrata in testa) e mi pareva un’ideale lettura estiva. In realtà il romanzo è molto diverso, e non credo che parli in modo particolare di amicizia o della formazione del protagonista o dei tre amici, anche se è difficile centrare il succo del discorso, forse una specie di universale ennui?

13146546La storia inizia in un paesino toscano dove non c’è poi questo granché da fare. Il protagonista, Jacopo, frequenta abitualmente l’amico Biagio, un ragazzino silenzioso e dedito ad inarrestabili vagabondaggi notturni, ed il sofisticato Greg, di famiglia molto facoltosa. Quando Greg trova una moto in un capanno della sua proprietà, i tre decidono di rimetterla a posto con l’aiuto del meccanico Paolino. E quando la moto è pronta, la inaugurano su uno spezzone morto di strada, recentemente asfaltato. Le giornate spese sulla Stradaccia sono sia l’apice che l’inizio del declino per i tre ragazzini, quel magico momento di passaggio che King è bravissimo a descrivere nei suoi romanzi, e che anche Grossi ha colto meravigliosamente: l’infanzia sta finendo, così come l’amicizia senza se e senza ma, in compenso si comincia ad avere un’idea di quello che può essere il futuro.
E il futuro sembra davvero meraviglioso: Jacopo viene selezionato dalla prestigiosa università di Glasgow per una borsa di studio in matematica, Biagio viene notato da un talent scout e comincia a correre professionalmente in moto, Greg eredita l’impero del padre. Eppure Jacopo, che è il vero protagonista di questo romanzo, prima o poi viene sempre roso dal tarlo della domanda ‘a che cosa serve’? Una domanda scomoda, che già la sua insegnante di matematica al liceo aborriva e censurava. Una domanda che lo spinge a cambiare facoltà e ad impegnarsi negli studi di fisica, una domanda che continua a martellarlo e a fargli mettere in dubbio tutto, finché un giorno viene assillato da un dubbio più grande degli altri.
Credo che la parte migliore del romanzo sia la prima: l’estate pesante della campagna toscana, l’amicizia semplice fra ragazzini, le gare in moto sono rese benissimo. E’ un’atmosfera molto maschile ma anche molto reale. Poi la narrazione si sposta a Glasgow e sembra quasi incanalarsi, sfruttando argomenti un po’ lisi: l’ambientazione straniera, gli ambienti di successo, l’accademico sfigatello che però attrae delle ragazze bellissime e che però non è capace di impegnarsi… Forse è vero come dicono i lettori di Grossi del primo minuto che si sente che questo è il primo romanzo, sono perciò curiosa di provare i suoi racconti. In ogni caso, lettura piacevole ed interessante.

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