Cinque quarti d’arancia di Joanne Harris

settembre 4, 2013 § Lascia un commento

Joanne Harris è una scrittrice che non sono ancora riuscita ad inquadrare. L’ho conosciuta prima di tutto tramite il film Chocolat, tratto dal suo libro forse più famoso. Poi ho letto La scuola dei desideri, l’ho trovato bellissimo, certo in parte per l’ambientazione in un college, che mi frega alla grande. Ho provato a leggere anche Chocolat, ma dopo aver visto il film me lo ero rovinato e lo sapevo. Ho provato Le parole segrete ma solo quando ho cominciato a leggerlo ho scoperto che si tratta di un fantasy YA, una combinazione letale per me al momento, per cui l’ho regalato. E ora questo.

16079916Cinque quarti d’arancia parla di Framboise Dartigen, una ragazzina che cresce in una piccola cittadina francese sulla riva della Loira insieme al fratello e alla sorella maggiori e alla madre. Sono gli anni trenta ma l’infanzia di Framboise è anomala non tanto a causa dell’occupazione tedesca quanto per le stranezze della madre, una donna dura e malata che soffre di intense e frequenti emicranie. I Dartigen fanno amicizia con un soldato tedesco piuttosto ammaliante e gli ‘vendono’ segreti locali in cambio di dolci, trucchi e giornali, ma questa amicizia ha un esito tragico e l’intera famiglia deve fuggire in fretta dal paese, incalzati dalla furia degli abitanti.

Anni dopo Framboise torna nel paese natale mascherata dal cognome dell’uomo che l’ha resa vedova e si mescola con i suoi abitanti aprendo un locale dove serve le ricette imparate dalla madre. Se i suoi avventori scoprissero chi è davvero, ovvero la figlia di Mirabelle Dartigen, dovrebbe andarsene di nuovo, ma Framboise tiene troppo a questo luogo per rischiare tutto. Putroppo scoprirà ben presto di non essere l’unica ad avere voce in capitolo.

Cinque quarti d’arancia sembra un incrocio tra Ratatouille, Leone il cane fifone (per l’inverosimile e ridanciana trama di ricatto e vendetta) e qualcosa stile ‘parenti serpenti’. Insomma da un lato Framboise deve vedersela con parenti avidi, cattivi macchiette che cambiano idea ad ogni capitolo ma sicuramente minacciano di svelare la sua identità, e finiscono con installare di fronte al suo locale un chiosco di snack con un altrettanto inverosimile gestore munito di Porsche. Dall’altra assistiamo ad una storia di orrori, in parte gli orrori dell’occupazione, ma soprattutto gli orrori di una famiglia davvero anomala. Parlo in particolare della decisione dei tre fratelli di aiutare il soldato tedesco anche se pensano che le persone da loro denunciate potrebbero essere incarcerate, o peggio ancora uccise (in realtà il soldato le ricatta), della lucida cattiveria di Framboise che per uscire con il fratello e la sorella tortura la madre con delle arance rinsecchite (che riescono a ‘simulare’ le sue terribili emicranie) e in generale i sentimenti di odio fra Framboise e la madre anche se ovviamente questi sentimenti permettono comunque a Framboise di imparare tutti i segreti culinari della madre da sfoderare a tempo debito.

Un lettore ha scritto che ammira i fratelli Dartigen perché sono dei sopravvissuti. Mi dispiace, ma non concordo proprio. Mi sembra che siano tre relitti (in particolare la sorella di Framboise, la cui sorte viene accennata ma se non sbaglio poi non se ne sa più nulla). Nel complesso letturina veloce e anche piacevole, ma non lo consiglierei.

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