Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad

settembre 10, 2013 § 2 commenti

Mattias è un ragazzo come tanti altri, lavora come giardiniere in una serra e vive con la sua ragazza Helle a Stavanger, in Norvegia. A differenza della maggioranza delle persone, però, Mattias preferisce essere il numero due piuttosto che il primo in tutti gli aspetti della sua vita, anzi preferisce scomparire, mimetizzarsi nella folla, e per questo rifiuta di cantare nella band del suo amico Jørn, anche se ha una voce bellissima ed è bravissimo. In fin dei conti 

non tutti vogliono dirigere un’azienda. Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o fare parte di svariati consigli di amministrazione, non tutti vogliono avere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina nei titoli di giornale.Qualcuno vuole essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole guidare la macchina del capo anche il giorno di Pasqua, qualcuno vuole eseguire l’autopsia del quindicenne che si è suicidato una mattina di gennaio, e l’hanno ritrovato in acqua una settimana dopo. Qualcuno non vuole andare in tivù, alla radio, ai giornali. Qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro.Qualcuno vuole fare il pubblico.Qualcuno vuol essere una ruota nell’ingranaggio.Non perché è costretto, ma perché lo vuole.

9669032Un punto di vista condivisibile, che sembra esaltare la vita dell’uomo comune, di tutte le persone che fanno cose importanti, ma forse non glamour. Ciascuno di noi è speciale a modo suo, insostituibile a modo suo, eppure di numeri uno ce ne sono necessariamente pochi. Il mondo è popolato da persone normali, per scelta o per forza, o comunque, come dice Mattias, per ‘una questione matematica’. Con il progredire delle pagine però, si scopre che Mattias non è davvero definibile come una persona standard, e che il suo desiderio non è semplicemente quello di lavorare e vivere dietro le quinte, ma di scomparire davvero, non essere mai notato, non fare la differenza (anche se poi in molte cose lo stesso Mattias è molto contraddittorio).

Quando al ballo in maschera della sua scuola Mattias getta la maschera e si presenta sul palco per cantare, sbalordendo tutti, per conquistare una Helle appena conosciuta, ha modo di pentirsi amaramente del suo impulso: non solo è in questa occasione che Jørn scopre le sue doti canore e comincia la lunga opera di persuasione perché canti nel suo gruppo, ma addirittura tutti quelli che lo hanno ascoltato sembrano avere ora un motivo di cercarlo e parlare con lui:

di colpo ero diventato terribilmente interessante, volevano che gli parlassi del mio canto a ogni benedetto intervallo, restavo in cortile a congelare e tentato di mantenere un profilo basso, senza riuscirci, ovviamente. Il mondo aveva scoperto Mattias, e non si tornava più indietro. […] Avevo nostalgia del mio mondo dove tutto era sotto controllo […]

Dopo questo episodio Mattias rientra pian piano nella normalità, decide per una carriera di giardiniere nonostante le sue qualità musicali e si mette insieme ad Helle. Ma la mancanza di ambizione di Mattias e la sua volontà di scomparire peggiorano a tal punto da convincerla a lasciarlo. Casualmente poco dopo questo trauma Mattias parte con Jørn e la sua band per le isole Faore, in Danimarca, come tecnico del suono. E’ proprio qui che una notte si sveglia da solo nel bel mezzo del nulla, anzi in mezzo a una strada, con una mazzetta di soldi in tasca e una mano dolorante e sanguinante, senza memoria delle ore precedenti. Per fortuna viene soccorso da un automobilista di passaggio, Havstein, che altrettanto casualmente è uno psichiatra che si occupa di una casa famiglia poco distante, che ospita malati mentali in fase di guarigione e li aiuta nel rientro nella società.

Da certi punti di vista Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? è un romanzo con troppe coincidenze per essere realistico, ma è soprattutto il comportamento di Mattias che lascia perplessi: come ha scritto un commentatore su Goodreads, il lettore facilmente segue lo stesso percorso di Helle, la ragazza del protagonista: inizialmente interessata ed affascinata, lo aiuta a vivere a modo suo, per poi pian piano sentirsi sempre più lontana (anzi, allontanata), frustrata e infastidita. Mi secca parecchio l’idea che l’autore abbia creato una figura di introverso da manuale con una vita interessante e simpatico, per poi demolirlo così. Interessantissime comunque le citazioni musicali e culturali in generale che rendono l’ambientazione nordeuropea deliziosamente internazionale.

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