Howards End in on the Landing di Susan Hill

settembre 15, 2013 § 9 commenti

Di Susan Hill ho letto, molti anni fa, e quasi sicuramente in un’edizione Mondolibri, La donna in nero. Mi è piaciuto, l’ho rimesso sullo scaffale, non l’ho più riletto, me ne sono dimenticata, l’ho regalato. L’anno scorso seguendo il consiglio di un blog ho letto A Kind Man e sono rimasta folgorata. Folgorata dal libro, che è fantastico, e folgorata dalla realizzazione che l’autrice è la stessa del poco considerato La donna in nero (anche se la Hill dice che ‘there is nothing essentially sacred about a book just because it is printed on paper and bound between covers’). Da allora ho inserito qualche altro titolo di Susan Hill in wishlist, ho comprato un paio dei suoi libri, ma ora posso tranquillamente dire che bramo la sua intera produzione.

6657509Howards End is on the Landing è il classico libro sui libri che avrebbe attratto la mia attenzione anche senza sapere chi era l’autrice (e a grandi linee credo sia successo proprio così).
Susan Hill vive (o forse devo dire viveva, credo si sia trasferita proprio quest’anno) in una casa di campagna nel Gloucestershire (The journey began one early autumn afternoon, in the old farmhouse where I live, surrounded by the gently rising hills and graceful trees, the ploughed and planted fields, the hedgerows and flower borders and orchards and old stone walls, the deer and the birds and hedgehogs and rabbits, the foxes and badgers and moths and bees of Gloucestershire. I climbed two flights of elm-wood stairs to the top landing in search of a book, and found myself embarked on a year of travelling through the books of a lifetime.) talmente grande e talmente piena di libri al punto che un giorno l’autrice, cercando un libro, si rende conto che ce ne sono moltissimi non letti, molti letti che non ricorda e altri che ricorda bene e vorrebbe rileggere.
Addirittura in una stanza poco luminosa sono conservate fila di opere teatrali elisabettiane, di cui l’autrice dice che ‘I have never read a single one nor will I, even in this year’ quindi immaginate che cosa significa poter dedicare quasi un’intera stanza (per quanto piccola e poco utile e infatti denominata the Small Dark Den), a libri che non vi interessa leggere e che non hanno un gran valore sotto nessun punto di vista.

L’obiettivo di Susan Hill è piuttosto chiaro:

I wanted to repossess my books, to explore what I had accumulated over a lifetime of reading, and to map this house of many volumes. There are enough to divert, instruct, entertain, amaze, amuse, edify, improve, enrich me for far longer than a year and every one of them deserves to be taken down and dusted off, opened and read. A book which is left on the shelf is a dead thing but it is also a chrysalis, an inanimated object packed with the potential to burst in new life.

Uniche eccezioni, i libri accademici che prende in prestito in biblioteca e i libri che gli editori le mandano per una recensione, entrambi per motivi di lavoro ovviamente. Oltre a questo si ripropone di ridurre l’utilizzo di internet, che è pericoloso non solo in quanto ruba tempo prezioso che potrebbe essere dedicato alla lettura, ma addirittura ci disabitua alla concentrazione (verissimo!).

Il libro prende così la forma di una lunga reminiscenza accompagnata, o provocata, dai libri. Sebbene un certo virtuosismo nel name dropping che fa un po’ sorridere, quello che racconta è sempre molto interessante (forse anche perché conosco, se non perché li li ho letti almeno per nomea, la maggioranza degli autori citati). Il libro è diviso tematicamente in capitoletti che non sembrano rispettare una progressione specifica ma affrontano varie tematiche, fra cui i libri pop-up, il non amore per Jane Austen, l’amore per moltissimi libri ed autori, lo slow reading, la letteratura spirituale, i lettori digitali (contrarissima! lei, non io, ovviamente). Su certe cose posso essere in disaccordo, ma non c’è che dire: Susan Hill ha avuto una vita letterariamente piena interessante e vivace, e un anno di lettura da casa non intacca minimamente la sua scorta di libri non letti o la lista di quelli che vorrebbe rileggere! Consigliatissimo perché è una fonte di ispirazione enorme (ammesso che vi interessi e piaccia la letteratura inglese) e contiene una lista finale di quaranta libri, che potrebbe essere per Susan Hill la cristallizzazione dei migliori libri, la lista definitiva insomma.

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§ 9 risposte a Howards End in on the Landing di Susan Hill

  • Phoebes ha detto:

    Interessantissimo! Bello a partire dalla copertina!Scusa l'ignoraza, ma il titolo ha qualcosa a che fare con Casa Howard (titolo originale Howards End di Foster?

  • Roberta ha detto:

    La copertina è stupenda, vero? 😀 E sì, il titolo cita proprio il libro di Forster, cioè il titolo di questo libro sarebbe Casa Howard è sul pianerottolo

  • Phoebes ha detto:

    Ah, ecco, non l'avevo capito! 🙂 Grazie!P.S.Comunque ha ragionissima su quella cosa di internet… ma come si fa a resistere?!?!

  • Camilla P ha detto:

    La copertina è davvero bellissima, non c'è che dire :DSembra un libro interessante, m'incuriosisce conoscere il rapporto degli altri con la lettura; mi mette sempre un po' "in crisi" e mi fa pensare più attentamente al modo in cui io stessa leggo 🙂

  • Roberta ha detto:

    Io l'avevo intuito, poi ho avuto la conferma nell'ultima pagina (!)Ah sì, anch'io non facevo che annuire quando leggevo le parti di internet, infatti è brava! Io continui a pensare: sì dai, altri cinque minuti, poi alzo gli occhi e la serata è volata!

  • Roberta ha detto:

    Eh già!Anch'io mi faccio smuovere da questi libri, di solito parto con degli entusiasmi roboanti (e spesso di breve durata!). Una cosa che mi ha colpito moltissimo e che però mi sono dimenticata di scrivere nella recensione, è che l'autrice parla anche dello slow reading, ovvero la lettura davvero minuziosa. Leggere le frasi pian pianino, assaporando le parole, finire un paragrafo, un capitolo, e tornare indietro rileggendo e notando l'utilizzo delle parole, la struttura della frase, o semplicemente godendosi la bellezza della scrittura. Se ci provi con un romanzo da quattro soldi e poi con un classico (che poi i romanzi da quattro soldi possano farti passare qualche ottimo pomeriggio di lettura spensierata e i classici magari farti venire il latte alle ginocchia è una cosa su cui concordiamo tutti penso) ti rendi conto di cosa possa significare. E' una cosa che mi ha affascinato perché io sono ingorda, tendo a leggere velocissimamente e a volte ho la sensazione di leggere in modo superficiale, che per certi libri può anche andare bene, ma per altri è un peccato…

  • Phoebes ha detto:

    Bè, devo dire che ogni tanto io lo faccio questo slow reading. Non prprio così minuziosamente, ma mi capita di rileggere un brano pi volre semplicemente perché è proprio bello da leggere. O di rileggere una pagina perché l'avevo letta con poca attenzione, afferrando la dinamica degli aventi ma non soffermandomi abbastanza sulle parole…Però mi capita raramente, per il resto del tempo sono solo una lettrice lenta e basta! 🙂

  • Roberta ha detto:

    A me invece capita davvero raramente, e mi piacerebbe leggere o rileggere un libro in questo modo…

  • […] sui suoi romanzi gotici (ho letto solo, molti anni fa, La donna in nero) ma dopo A Kind Man e Howards’ End is on the Landing, posso tranquillamente annoverarla tra le mie scrittrici preferite. The Beacon rende in modo […]

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