Small Island di Andrea Levy

ottobre 27, 2013 § Lascia un commento

6337511Bellissimo romanzo che intreccia i destini di due coppie molto diverse. ATTENZIONE SPOILER  Hortense sbarca a Londra nel 1948 per ricongiungersi con il marito Gilbert, conosciuto e sposato nella natia (per entrambi) Giamaica. Londra è un sogno di lunga data finalmente realizzato, ma la distanza tra l’ideale di un’Inghilterra raffinata e signorile e la Londra dura e razzista del dopoguerra è enorme. Anche Gilbert è rimasto segnato da un primo incontro con una terra madre che si è dimenticata delle sue ‘figlie’, le isole delle Indie Occidentali, come volontario della RAF durante la guerra, ma una volta tornato in patria la Giamaica sembra una small island, appunto, e sente l’esigenza di tornare in Inghilterra, un progetto che lo spinge ad unire la sua esistenza a quella di Hortense. Ma la small island è anche l’Inghilterra a cui torna Bernard, un uomo di mezza età che pensava di essersi sistemato e invece si arruola volontario nella RAF per evitare che la coscrizione obbligatoria lo destini alla fanteria (e al macello), viene destinato alla guerra coloniale e vive, in Birmania e in India, episodi che lo segnano profondamente. Per questo, una volta rientrato in Inghilterra, invece di tornare dalla moglie Queenie a Londra si ferma a Brighton, dove spia da lontano la famiglia di un commilitone morto per la stupidità di un terzo e per la sua volontà di fare la cosa giusta. Non che Queenie senta molto la sua mancanza: il non ritorno del marito la ha obbligata ad affittare delle stanze e la guerra è stata dura per lei forse più che per altre persone, eppure ora è padrona della sua vita, in qualche modo, e non legata ad un marito scelto esclusivamente per evitare un destino da schiava nella macelleria dei genitori.
I capitoli sono dedicati a questi quattro personaggi, nel presente, il 1948, ma anche in un ‘prima’ variabile in cui viene svelato il passato e il percorso di ognuno di loro. Viaggiamo quindi dall’Inghilterra alla Giamaica all’India per tornare all’Inghilterra di nuovo. Il tema principale del romanzo è lo spaesamento dei giamaicani, cresciuti nel culto della madrepatria, nel ritrovarsi in un mondo che non li riconosce e li ghettizza, ma nel confronto con la società americana (in particolare in un episodio centrale che non svelo) l’autrice sembra voler dire che in fin dei conti l’Inghilterra ha donato alle sue colonie un senso di appartenenza e di orgoglio, una conoscenza e un sapere che finiranno con il fare la fortuna di tutti gli immigrati, pronti per lottare per il loro diritto a definirsi inglesi. Certo, una visione un po’ idealistica direi (come sicuramente esagerato il ritratto dei neri americani incapaci di concepire altro rispetto alla segregazione) ma sicuramente di ispirazione. 

Nel complesso il romanzo coniuga perfettamente un ritmo veloce ed una trama appassionante con tematiche profondamente importanti. Consigliatissimo.

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