Love in a Cold Climate di Nancy Mitford

novembre 25, 2013 § Lascia un commento

A inizio 2010 (pre-blog) ho scoperto le famosissime e affascinanti sorelle Mitford, grazie alla casa editrice Giunti e alla sua collana Iperborea, che ha pubblicato Inseguendo l’amore di Nancy Mitford. Love in a Cold Climate ha la stessa narratrice (Fanny) ed è ambientato nello stesso periodo, concentrandosi però su personaggi diversi. Nel gennaio 2011 ho letto Figlie e ribelli di Jessica Mitford, un memoir che racconta molti episodi dell’infanzia di queste sorelle, episodi che ritornano anche nei romanzi di Nancy, nell’agosto del 2012 Counting My Chickens, un altro memoir, questa volta di Deborah Devonshire (née Deborah Mitford). Nonostante l’interesse profondo per tutto quanto è pubblicato da e su questa famiglia, temevo di trovare questo romanzo noioso (avevo già provato senza esito a iniziarlo un paio di anni fa, durante un weekend fuori porta in moto – forse la mia concentrazione non era al massimo!), ma in realtà ho avuto una piacevolissima sorpresa!

Fanny continua a vivere la sua vita un po’ ai limiti di queste famiglie ricche ed eccentriche ma seguendone con interesse gli sviluppi. Questo romanzo si concentra su Polly (Leopoldina) Hampton, cresciuta dalla madre per fare il matrimonio del secolo. Gli Hampton sono una famiglia nobile ed estremamente facoltosa: è già abbastanza grave che Lord e Lady Montdore abbiano dovuto aspettare diciotto anni per avere un figlio, e questo figlio sia poi risultato femmina, e pertanto non in grado di ereditare la tenuta, ora pare anche che Polly sia talmente disinteressata all’amore da causare la più totale disperazione della madre. E quando le cose cambiano, lo fanno prendendo una piega totalmente inaspettata.

I libri di Nancy Mitford sono sempre divertenti: riesce a mantenere, esattamente come la sua narratrice Fanny, quella distanza/vicinanza alla upper class inglese fra le due guerre che è necessaria per dare vita a un mondo affascinante e prenderlo poi in giro per le sue assurdità ed incongruenze, ma con bonarietà, senza acidità né rancore. Un mondo così distante nel passato da permetterci di essere sfacciatamente nostalgici, e anche di stupirci davanti alla ‘modernità’ di alcune trovate dell’autrice, specialmente nel finale che è sussurrato più che urlato (c’erano dei limiti alla modernità temo) ma anche terribilmente malizioso. Rimane il seguito, Don’t Tell Alfred, in cui Fanny diventa finalmente la protagonista della sua storia, improvvisamente ricollocata a Parigi grazie al marito che viene appuntato Ambasciatore.

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