The Assassin’s Cloak – An Anthology of the World’s Greatest Diarists

dicembre 31, 2013 § 2 commenti

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A diary is an assassin’s cloak which we wear when we stab a comrade in the back with a pen. – William Soutar

The Assassin’s Cloak è un’antologia di estratti di diari famosi, organizzati in modo cronologico. Molti tra gli autori scelti sono bianchi, maschi e inglesi, ma è una scelta piuttosto trasparente direi. Purtroppo la maggior parte mi è risultata sconosciuta, e quindi mi è stata molto utile la breve biografia in appendice. Alcuni molto interessanti: Louisa May Alcott, E.M. Delafield, Katherine Mansfield, Samuel Pepys (qui in Italia uno sconosciuto, ma in Inghilterra i suoi diari sono famosissimi), Beatrix Potter, Barbara Pym, la regina Vittoria, Virgina Woolf…

Devo ammettere però che la mancanza di note e di un background storico per me è stata molto pesante. Mi rendo conto che i curatori dell’antologia non potevano sicuramente anteporre ad ogni voce una spiegazione, sarebbe stato assurdo, ma in molti casi mi è proprio mancata e so che esiste internet, ma ho letto questo libro quasi sempre pochi minuti prima di dormire, o la mattina in bagno, nei ritagli di tempo insomma, e senza il computer sotto mano.

L’organizzazione in ordine cronologico è stata molto utile per scandire la mia lettura, ma meno riuscita da altri punti di vista. Ad esempio il primo gennaio inizia con una annotazione di Samuel Pepys, nel 1662 (Waking this morning out of my sleep on a sudden, I did with my elbow hit my wife a great blow over her face and nose, which waked her with pain, at which I was sorry, and to sleep again – io al posto della moglie avrei risposto con una bella vasata da notte in testa, altro che to sleep again!) e prosegue con la descrizione di un approccio amoroso di James Boswell (un giudice appassionato di politica e letteratura, che frequentò Samuel Johnson) nel 1763. A seguire: Sir Walter Scott nel 1829 riflette sulla sua vita priva di eventi significativi; i fratelli Goncourt nel 1866 offrono un’osservazione sul comportamento degli inglesi al ristorante, versus quello dei francesi; Alma Mahler-Werfel (amante di Klimt e poi moglie di Mahler) descrive la disfunzione erettile del marito nel 1902; Katherine Mansfield nel 1914 scrive “What a vile little diary! But I am determined to keep it this year.“; Virginia Woolf nel 1915 “We were kept awake last night by New Year Bells. At first I thought they were ringing for victory.“; Ian Maclean (pastore protestante, padre di Alistar Maclean, romanziere scozzese) descrive il suo rituale mattutino. Conclusione con Adrian Mole (fittizio, ragazzino protagonista della serie scritta da Sue Townsend sotto forma di diario) e le sue risoluzioni per il nuovo anno.

Un approccio che è simpatico inizialmente ma che con il tempo richiede più pazienza di quella che ho avuto io, immagino. Non so quale poteva essere l’alternativa, e temo che il raggruppamento per autore sarebbe stato banale nonché noioso. In ogni caso questa lettura mi ha fatto conoscere delle persone nuove, e approfondire la conoscenza di persone che avevo appena sentito nominare. E’ sempre piacevole leggere i pensieri intimi di qualcuno che ha vissuto una vita così diversa dalla mia e alle volte queste voci sono davvero una porta spalancata sul passato. Nel complesso consiglio l’esperienza, soprattutto perché è un libro che si adatta molto bene all’utilizzo per una lettura quotidiana.

Nella cultura religiosa anglosassone (anche americana) è molto forte l’abitudine del devotional reading, ovvero la lettura quotidiana della Bibbia, ma anche di altri testi, religiosi e non, a scopo di riflessione. Il devotional reading può avere anche un’accezione laica e penso che molti di noi abbiano quest’abitudine anche se non la chiamiamo così. E’ molto bello avere un libro che ci può accompagnare per un anno, ma anche di più, o forse di meno, non ha importanza, ma da cui leggere dei brevi estratti ogni giorno come spunto di riflessione. Per me The Assassin’s Cloak ha rappresentato il primo esperimento di questo tipo, e mi è piaciuto abbastanza da voler replicare, solo che è difficile scegliere un altro libro: ovviamente non può essere un romanzo, sarebbe crudele. Penso che farò una cernita di tutti i libri che possiedo che rientrino nel genere non fiction e li accumulerò sul mio comodino, cercando di capire che cosa funziona per me… E voi, avete un libro, chiamiamolo così per comodità, ‘da comodino’?

Weekly Wrap-Up ~ 30 dicembre 2013

dicembre 30, 2013 § 12 commenti

.Domani è l’ultimo giorno del 2013 e in tutta banalità, posso dire che quest’anno è volato? Come questa prima settimana di ferie, del resto. Fra commissioni, giornate di festa e una bella domenica alle terme, non posso negare di essermi molto divertita. Noi per domani abbiamo progetti molto casalinghi, che prevedono cibo cinese da asporto e una maratona di Men in Black! Il momento clou sarà l’accensione delle stelline, che sono il mio massimo per quel che riguarda i fuochi d’artificio… Inoltre domani mattina comincerò i primi preparativi per il pranzo del primo dell’anno. Niente di speciale, tutti comfort food: passatelli in brodo, roastbeef con contorno di purè, pane fatto in casa e banana pudding come dolce. Voi che cosa farete?

In questi giorni ovviamente ho pensato anche alle letture del 2013 e a quello che mi aspetto dal prossimo anno, e a tempo debito posterò qualche riflessione. Per il momento sono estremamente soddisfatta, perché sto leggendo il mio cinquantesimo libro dell’anno, e sono certa di finirlo entro domani per cui sono riuscita nei miei intenti!!! Ora mi mancano solo ventidue libri per azzerare la mia TBR list e sono a pochi passi dal mio obiettivo!

Ecco l’elenco dei libri letti questa settimana (ho pubblicato la recensione solo per l’ultimo, dato che ero già a casa e avevo tempo):

Sayers, Dorothy L. – Whose Body? Un classico mystery all’inglese: il protagonista è un titolato, detective solo per diletto, e vive in pieno centro a Londra nel 1923, assistito da un meraviglioso valletto. Ho adorato l’atmosfera evocativa del romanzo, nonché il piglio umoristico e sfacciato del protagonista, un uomo dall’indubbia personalità. Una serie che proseguirò con grande piacere.

Schmitt, Eric-Emmanuel – La parte dell’altro Di questo autore ho sentito parlare così tanto che mi ero dimenticata di non aver mai letto un suo libro (d’altra parte ho visto un paio di film tratti dalla sua produzione). Forse non ho iniziato dal più semplice. Schmitt crea due vite parallele di Adolf Hitler: la prima, quella reale; la seconda, un’alternativa, partendo dal presupposto che Hitler venga accettato all’Accademia, riesca a superare i suoi disagi psicologici (con l’aiuto di niente di meno dello stesso Freud) e incontri il vero amore. L’obiettivo dichiarato dell’autore è far capire quanto Hitler fosse in realtà una persona normale, che è diventata un mostro per una serie di circostanze e scelte. Ovviamente non desidera umanizzare Hitler o giustificarlo (ci mancherebbe!) ma semplicemente capire come è diventato un uomo capace di simili aberrazioni, il tutto al fine di evitare il ripetersi di un simile orrore. Non sono sicura che sia riuscito nel suo intento. Io, perlomeno, fatico a pensare che in qualche momento Hitler sia stato una persona normale.

Sissel, Barbara Taylor- The Ninth Step abbandonato – non sembrava poco malvagio ma la trama mi interessava poco e i protagonisti mi sono stati subito antipatici. Poiché era un’anteprima di Netgalley richiesta per motivi ora a me incomprensibili, ho lasciato perdere.

Roald Dahl –  Charlie and the Chocolate Factory E’ il libro che ho scelto per sostituire The Ninth Step: l’anno scorso ho riletto Canto di Natale di Dickens sotto le feste, quest’anno solo felice di aver potuto rileggere il capolavoro di Roald Dahl (mi credete se dico che quest’anno non ho ancora visto il film? – incredibile, ma devo ammettere che quest’anno non ho trovato il mio spirito natalizio) nella versione inglese, acquistata a Londra a settembre. Bellissimo, chiaro, anche se il mio preferito assoluto rimane Matilda.

Sjowall, Maj –  Roseanna Giallo scandinavo classico (degli anni Sessanta) che non mi ha convinto del tutto: da una parte ho trovato l’approccio degli autori interessante, dall’altra il caso non mi ha appassionato e non ho trovato nemmeno molta caratterizzazione psicologica. Vedremo se avrò voglia di provare il secondo della serie.

E con questo siamo arrivati alla fine. Stamattina (in anticipo di un giorno) ho finito l’antologia di diari The Assassin’s Cloak – un libro che mi ha accompagnato per tutto il 2013, ma ne parlerò meglio più avanti – e ora sto leggendo appunto il cinquantesimo, The New Moon with the Old di Dodie Smith.

Buoni festeggiamenti (e buone letture) a tutti quanti!

Roseanna di Maj Sjöwall e Per Wahlöö

dicembre 28, 2013 § 1 Commento

ImmagineRoseanna è il primo romanzo della serie dedicata a Peter Beck, investigatore svedese. La serie è scritta insieme da Maj Sjöwall e Per Wahlöö, moglie e marito, negli anni Sessanta, e appartiene al genere del police procedural, ispirandosi ai romanzi polizieschi americani.

La trama è molto semplice: dragando un canale di navigazione in Svezia viene ritrovato il cadavere di una giovane donna, nudo e perciò privo di effetti personali. L’autopsia rivela che è stata seviziata ed assassinata, ma le indagini ristagnano a causa della difficoltà nell’identificazione del corpo e del luogo dell’omicidio. Delle investigazioni si occupa in buona misura il detective Peter Beck, da Stoccolma, estremamente dedito al lavoro nonostante una salute non perfetta e una moglie rompiscatole, nonché due figli che vengono sempre nominati ma non si vedono mai. A metà del libro circa Beck capisce chi è l’assassino, ma non può provarlo in quanto la sua è una convinzione personale e istintiva: mancano le prove, e la polizia deve trovarle.

Il ritmo di investigazione è molto lento (aiuta il fatto che, essendo stato scritto negli anni Sessanta, ovviamente manca tutta la tecnologia odierna) e Beck sembra un sonnambulo il più delle volte. Non c’è tensione se non nella scena finale. La narrazione è piuttosto asettica: nessun personaggio a parte Beck viene descritto abbastanza da permettermi di distinguerlo dagli altri (non aiutano i nomi svedesi, con cui non ho dimestichezza). Il protagonista del resto è un uomo depresso e deprimente la cui dedizione al lavoro è in parte anche una scusa per non tornare a casa dalla famiglia con cui non è in grado di dialogare. Nel complesso ho trovato questo romanzo a tratti difficile da decifrare: si presta a una lettura veloce, ma in qualche modo mi è rimasta l’impressione di non averlo capito del tutto, o che i pezzi non combacino perfettamente. Credo sia dovuto probabilmente al fatto di non essere abituata a questo tipo di narrazione.

Sicuramente il romanzo contiene una delle più malinconiche descrizioni di un matrimonio che io abbia mai letto:

Quell’estate aveva incontrato sua moglie. Lei, insieme a un’amica, aveva affittato una casetta in un’isola dell’arcipelago, dove lui era finito per caso nel suo canotto. Si era innamorato perdutamente e in autunno, quando lei aspettava un bambino, s’erano sposati in municipio; poi lui aveva traslocato nel piccolo appartamento che la ragazza possedeva a Kungsholmen.

Un anno dopo la nascita della figlia, non era rimasto molto della ragazza allegra e frizzante di cui s’era innamorato, e il matrimonio era scivolato nella noia.

Leggo che Roseanna, essendo il primo di una serie concepito in modo molto organico, non è la migliore prova della coppia di autori e che la serie migliora nei volumi successivi, aumentando anche l’approfondimento psicologico dei protagonisti, per cui forse proverò a continuare per vedere come va.

Buon Natale!

dicembre 25, 2013 § 2 commenti

Christmas is coming...

Weekly Wrap-Up ~ 23 dicembre 2013

dicembre 23, 2013 § 5 commenti

Ormai Natale è alle porte e, anche se non mi aspettavo questo tempo così londinese (non so da voi, ma qui oggi c’è una bella nebbia) non posso che apprezzare il fatto di essere ancora comodamente a letto a quest’ora (piuttosto decadente, lo ammetto) mentre leggo, molto appropriato, Whose Body di Dorothy L. Sayers.

La settimana passata, come anticipato, non ho pubblicato recensioni per dedicare più tempo alla lettura. Mi è dispiaciuto molto rinunciare a questo aspetto, però ha funzionato. Ecco quindi l’elenco di quanto ho letto con qualche breve conclusione:

Pratchett, Terry – Streghe all’estero
Questo romanzo appartiene alla serie fantasy comica del Mondo Disco, e alla miniserie dedicata alle Streghe. Terry Pratchett ha creato un mondo fantastico, ed è un piacere sapere che ha scritto così tanti romanzi da tenermi impegnata per un bel po’. E’ consigliabile leggere i romanzi in lingua originale (trovate online anche diverse guide per orientarvi) ma la copertina di questo Salani è davvero bellissima.

Pratolini, Vasco – Metello

Quando mi fermo a riesaminare le mie letture (annualmente, ma anche più spesso) realizzo sempre che non leggo abbastanza autori italiani. Questo è un peccato, perché ci sono degli autori bravissimi che già conosco, e non c’è motivo di pensare che ne esistano molti altri, non solo contemporanei, ovviamente, che potrei amare. Non avevo mai letto Vasco Pratolini e credo leggerò molto presto altri suoi romanzi, perché questo Metello, che rischiava di essere una noia mortale (la vita di un muratore fiorentino nell’Ottocento, fra disgrazie varie e innumerevoli scioperi) è stato davvero affascinante. Si legge d’un fiato ed è scritto benissimo.

Proulx, Annie – The Shipping News

Annie Proulx ha scritto il racconto “Brokeback Mountain”, da cui è stato tratto il famosissimo e bellissimo film omonimo. Io credevo che scrivesse solo racconti, e che questa ne fosse una raccolta. Niente di più falso: The Shipping News è un romanzo, e racconta la storia di Quoyle, un uomo che ha l’unico difetto di essere goffo e decisamente sfortunato (se c’è un comune denominatore per la maggioranza delle letture della settimana, è sicuramente la presenza di personaggi afflitti da un’incredibile sequela di sfighe). Maltrattato dai genitori e dal fratello, Quoyle cresce complessato finché incontra un amico che lo indirizza verso la carriera di reporter di un piccolo giornale di provincia. Sfortunatamente questo unico amico sparisce quasi subito dal radar, mentre arriva una donna, che si invaghisce di Quoyle abbastanza a lungo da sposarlo, e rimane in giro abbastanza a lungo da dargli due figlie e fargli vivere un inferno. Quando muore, in un incidente spettacolare, mentre è in fuga con l’amante dopo aver venduto le due figlie a un pedofilo, Quoyle è inspiegabilmente scioccato (forse anche perché reduce dal suicidio di coppia dei genitori, malati di cancro) e accetta la proposta della zia, in visita, di trasferirsi armi e bagagli sull’isola di Terranova, la loro terra d’origine. Devo ammettere che il romanzo è molto originale, ma è troppo lungo. C’è un limite al numero di pagine che posso apprezzare su comportamenti assurdi, morti tragiche e bizzarrie nautiche.

Read, Miss – Village Diary

Miss Read non è tradotta in italiano ma è molto famosa in Inghilterra, per le sue serie dedicate alla vita scolastica di campagna. Village Diary è il secondo volume della serie Fairacre. Sono romanzi piacevoli, che descrivono la vita quotidiana di un’insegnante zitella e felice di esserlo, la quotidianità della scuola e della vita rurale, senza troppi sentimentalismi direi. Piacevoli ma anche un poco noiosi, in qualche modo non sono riuscita ad affezionarmi. Mille volte migliori i romanzi del veterinario James Herriot!

Riccarelli, Ugo – Il dolore perfetto

Ecco un altro tentativo di allargare i miei orizzonti: ho acquistato questo romanzo a inizio anno, e mi è dispiaciuto molto sentire della sua prematura dipartita. Il dolore perfetto pur essendo una saga familiare più che la storia di un uomo, ha molti punti in comune con Metello: l’ambientazione toscana, gli scioperi, gli anarchici. Lo stile è completamente diverso: quello di Riccarelli è una specie di realismo magico all’italiana, che normalmente aborro, ma in questo caso mi è piaciuto molto perché non è esagerato. Ambisco a leggere altro di Riccarelli quanto prima.

Rilke, Rainer Maria – Lettere a un giovane poeta (Lettere a una giovane signora – Su Dio)

Libro molto famoso, se non sbaglio messo in wishlist mentre leggevo le lettere di Etty Hellisum, proprio perché lei lo citava. E’ un libricino da sfogliare spesso, denso di riflessioni su ciò che significa perseguire un ideale artistico ma non solo, le parole che Rilke usa si possono tranquillamente applicare alla vita in generale. Mi hanno colpito poi queste conversazioni epistolari, mantenuta in piedi nonostante i lunghissimi tempi, decisamente anacronistiche. Peccato manchino le lettere dei suoi corrispondenti, avrebbero aggiunto una dimensione al volume.

Rodoreda, Merce – Via delle Camelie

Mercé Rodoreda è una scrittice catalana nota soprattutto per il suo romanzo La piazza del Diamante, che ho già letto. Come per il precedente, anche Via delle Camelie ha uno stile molto particolare che non mi piace molto – non è che lo critico, è proprio una questione di pelle. Racconta la storia di Cecilia, una trovatella che viene accolta da una coppia che la cresce, pur senza riuscire a colmare un certo vuoto interiore che la spinge da relazione a relazione. Non sono sicura di aver capito davvero questo romanzo. Ci sono capitoli che mi hanno toccata molto, ma nel complesso non sono del tutto convinta.

Una settimana molto soddisfacente, ora però è il momento di fare nuovi programmi: questa è l’ultima settimana intera dell’anno, ma la considererò fino al 31 dicembre, e ne parlerò credo all’interno del mio post finale di riepilogo dell’anno 2013. Le mie ambizioni sono terminare Whose Body? di Dorothy L. Sayers, La parte dell’altro di  Eric-Emmanuel Schmitt, The Ninth Step di Barbara Taylor Sissel, Roseanna di Maj  Sjowall e The New Moon With the Old di Dodie Smith. Il centocinquantesimo volume dell’anno sarà l’antologia di estratti di diario The Assassin’s Cloack.

Vi lascio con tanti auguri di buone feste e, ovviamente, buone letture!

Weekly Wrap-Up ~ 16 dicembre 2013

dicembre 17, 2013 § 1 Commento

With Dogs by Olga Demidova, via Behance
Per fortuna in questi giorno il ritmo al lavoro è molto più tranquillo! Altrimenti non avrei proprio nessuna speranza con la mia sfida!

Scherzi a parte, la settimana passata sono riuscita a mantenere il ritmo senza grossi problemi. Avevo il timore che The Light of Amsterdam fosse noioso, invece mi sono dovuta ricredere, perché è un libro davvero interessante: commovente e umanissimo, senza contare che è stato piacevole leggere un libro ambientato in questa città! The Expats di Chris Pavone mi è piaciuto nonostante i moltissimi giudizi negativi su Goodreads (tantissime una/due stelle). Certo non è un capolavoro, né lo consiglierei se non a qualcuno particolarmente appassionato di spionaggio, però è stata una lettura piacevole, e mi è piaciuta molto la protagonista, così come il forte legame con il marito. Intendiamoci, nella vita reale sarebbe un disastro dirsi così tante bugie in un rapporto, ma questo è un romanzo, e Kate supporta il marito in modo più che ammirevole (non posso dire molto di più, se non che la cosa è reciproca altrimenti non sarebbe così positiva).
Out Stealing Horses di Per Petterson è il migliore della mia settimana: finalmente un romanzo dalla scrittura asciutta ma molto evocativa, priva di infiniti e ripetitivi flussi di coscienza. E’ un romanzo che dice solo l’essenziale, e fa lavorare un po’ il lettore perché Petterson ha deciso che non siamo così stupidi da aver bisogno che ci venga spiegato proprio tutto. Bravo! Anche L’archeologo è stata una lettura positivissima: un mystery estremamente avvincente, in cui abbiamo due narratori, entrambi pieni di sé e probabilmente molto inclini ad interpretare la realtà in modo molto personale. Per fortuna questa è stata la mia lettura del weekend, e le cinquecento pagine sono letteralmente volate!
Come previsto ho anche iniziato La stanza di sopra di Rosella Postorino, ma l’ho anche subito abbandonato. Non mi ispirava molto e fin dai primi paragrafi ho capito che non era per me né la storia né lo stile e le prime cinquanta pagine non mi hanno fatto cambiare idea, per cui l’ho messo da parte. Non voglio dire che sia brutto, diciamo che se avessi un genere di lettura specifico, questo libro ne rappresenterebbe la perfetta antitesi. Per questo motivo ho iniziato Streghe all’estero di Terry Pratchett e ovviamente è fantastico.

Progetto per la settimana in corso: finire Streghe all’estero (nota: già finito!), Metello di Vasco Pratolini, The Shipping News di Annie Proulx, Village Diary di Miss Read e Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli. Questo è il mio obiettivo minimo se voglio sperare di riuscire nel mio intento. Penso che Streghe all’estero sarà sicuramente il più divertente della settimana. Per il resto, non so se quello che temo di più è The Shipping News, perché sono racconti, o Village Diary, dato che ho letto il primo e non mi è neanche dispiaciuto, ma prevedo che leggere un secondo romanzo di questa serie sarà piuttosto noioso. Ho grandi aspettative invece sia per Metello (nota: sono quasi alla fine, speranze ben riposte!) che per Il dolore perfetto.

Una nota finale: poiché il tempo è poco, ho ben pensato di pubblicare solo delle mini recensioni dei prossimi libri, su Goodreads e aNobii, a partire da Streghe all’estero. Magari ne riparlerò un po’ meglio nel prossimo riepilogo settimanale, ma tra le feste e tutto, avrò un po’ meno tempo per il blog, temo!

Buone letture a tutti!

L’archeologo di Arthur Phillips

dicembre 17, 2013 § 5 commenti

Wow! Questo libro è vertiginoso – e labirintico, nonché pieno di trabocchetti, proprio come mi immagino sia una piramide. Un esempio perfetto di doppio (!) narratore inaffidabile, L’archeologo è la storia di Ralph Trilipush, un archeologo inglese che si trova in Egitto negli anni Venti per scoprire la tomba del (presunto) re Atum-hadu, sullo sfondo della scoperta di Tutankhamon da parte di Howard Carter. Trilipush è finanziato dal padre della sua fidanzata Margaret, un magnate americano, e dai suoi soci, ed il suo resoconto, parte diario di viaggio, parte lettera alla fidanzata, parte relazione sulla sua scoperta, ci presenta un uomo arrogante, tronfio, pieno di sé, privo di qualsiasi senso dell’ironia e terribilmente noioso. Trent’anni più tardi, l’investigatore privato in pensione Harold Ferrell, ormai di stanza in una casa di riposo di Sidney, racconta ad un erede della stessa Margaret gli sviluppi dell’investigazione che, partita come tentato ritrovamento di un erede (illegittimo) di un ricco birraio inglese, Paul Caldwell, lo portò a contatto con Trilipush e con la famiglia del suo finanziatore. Anche Ferrell è molto pieno di sé, pur se in modo meno borioso e più simpatico (per lo meno più accattivante, anche se a un certo punto risulterà ancora più odioso di Trilipush).

Lo svolgersi delle due storie ci fa capire che sicuramente uno dei due narratori ci sta raccontando qualcosa di sbagliato. Ammetto di aver sospettato della reale fine di Paul Caldwell molto presto, ma è stato divertentissimo capire pian piano che la mia intuizione era corretta, e come la cosa era successa (sono ambigua, ma solo perché non voglio rovinare il libro a nessuno!). Non posso dire molto di più, se non che la storia mi ha profondamente appassionato, e anche tremendamente divertito (Phillips ha un’ironia davvero tagliente, e poi certe scene sono davvero divertenti!). Le carte finali, estranee sia al resoconto di Trilipush che alle lettere di Ferrell, mettono i puntini sulle i, ma è il gran finale che lascia senza fiato, anche se forse era prevedibile (ma io stavo pensando a dell’altro ovviamente).

L’autore è bravissimo a rendere interessante una storia narrata da due personaggi davvero antipatici: Trilipush è un arrogante pieno di sé che sfrutta tutte le persone che ritrova sulla sua strada pur di raggiungere il suo sogno e non si ferma davanti a nulla, né il ricatto né l’omicidio. Ruba una personalità fittizia per diventare l’uomo di buona famiglia e dai potenti mezzi che avrebbe voluto (dovuto, secondo lui) essere, e quando il suo piano non va come previsto la sua capacità di reinventare la realtà diventa patologica al punto da decidere di auto-imbalsamarsi identificandosi totalmente nel faraone a lungo inseguito; Ferrell sembra una persona normale, casualmente invischiato in un’indagine piuttosto nebulosa, ma anche lui si fa irretire da un sogno impossibile: l’amore di Margaret, la fidanzata di Trilipush, un personaggio davvero ambiguo, ma secondo me l’unico meritevole di una certa simpatia. Da questo momento in poi le sue motivazioni diventano sempre più ambigue e la sua capacità di discernere la realtà diminuisce sempre più fino a portarlo ad un atto estremo, su cui lui glissa ma che risulta ben chiaro da una delle lettere di Margaret. Mi sarebbe piaciuto molto sapere qualcosa di più di Margaret, o per lo meno dell’interlocutore di Ferrell, che di fatto non gli risponde mai, fatto che mi dà da pensare. Ma non posso certo lamentarmi, questo è un romanzo formidabile e lo raccomando vivamente!

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