Prenditi cura di lei di Kyung-Sook Shin

dicembre 7, 2013 § 1 Commento

Prenditi cura di lei racconta la storia di Park So-nyo, una madre di famiglia che si perde nella stazione della metropolitana di Seul. Mamma, come viene interpellata per tutto il romanzo, viene infatti separata dal marito che ha il passo troppo veloce e da quel momento nessuno riesce più a trovarla, nonostante i tentativi fatti dalla famiglia sia con annunci sul giornale che con volantini appesi ovunque e distribuiti a mano.

La storia viene raccontata da molteplici punti di vista: quello della figlia maggiore Chi-Hon, scrittrice di successo, del figlio maggiore Hyong-Chol, del marito e infine della stessa mamma. La voce narrante è molto particolare, l’intero romanzo sembra un j’accuse: mamma ha passato la vita a sacrificarsi per il marito, per i figli, per i parenti in generale, la sua è una vita passata a lavorare nella Corea rurale di una volta, a coltivare piante, ad allevare animali, a cucinare cibo senza un minuto di pausa e senza un minimo di riconoscenza da parte della famiglia.

Solo quando scompare, i figli (inclusa la figlia minore, che sembra una copia della madre da certi punti di vista) si rendono conto di averla sempre trattata male, di averle sempre risposto bruscamente, ignorato le sue richieste e dato per scontati i suoi sforzi. Inoltre indagando sulla sua scomparsa vengono a conoscenza o si rendono improvvisamente conto di aspetti della madre che non conoscevano, e realizzano non solo di quanto la considerassero poco, nonostante tutto il suo amore e il suo lavoro, ma anche quanto la vedessero solo in funzione del suo ruolo di madre, e non nella sua realtà di essere umano a tutto tondo.

Questo romanzo è molto, molto interessante non solo per le dinamiche familiari che esplora, ma anche per l’ambientazione in una Corea del Sud in cui la civilizzazione e lo stile di vita che porta con sé vengono contrastati a una vita rurale ancora imperniata sui valori tradizionali. Ho trovato molto affascinante la struttura del romanzo unita a un linguaggio semplice, molto diretto. D’altra parte mi sembra incredibilmente melodrammatica l’esistenza di questa donna a cui ne capitano davvero di tutti i colori, il cui marito si comporta in modo che definire indegno è ancora un complimento, che si sacrifica per tutti senza una parola, e infatti nessuno si accorge di lei, nessuno si preoccupa più di tanto della sua salute.

Il romanzo è a tutti gli effetti un’agiografia di questa donna, una figura di madre sicuramente affascinante ma che onestamente spero non esista più. Per quanto l’amore di una madre sia positivo, il troppo stroppia e nel caso di Park So-nyo, sembra che il troppo amore abbia reso lei una martire, il marito un approfittatore senza coscienza e i figli degli esseri pieni di rimpianti e di angosce. Perfino la descrizione di Chi-Hon, che sembrerebbe essere una proiezione della stessa autrice, è ben poco lusinghiera. Mi domando se ho davvero capito il messaggio di questo romanzo. In ogni caso sembra non esserci il minimo distacco nei confronti della figura di Park So-nyo e dell’ideale di figura materna che incarna, ed è una posizione che personalmente fatico a capire. Proiettando sul romanzo il mio rapporto con mia mamma, sinceramente non avrei mai voluto essere l’oggetto di simili sacrifici, né, ammettendo di voler ripagare questi sacrifici rinunciando a propria volta alla volontà e alle scelte personali, non credo comunque sia mai possibile arrivare a ‘pareggiare’ i conti. Onestamente, non è più semplice e dignitoso cercare di mantenere una propria individualità e autonomia all’interno del rapporto, per lo meno negli anni in cui è possibile? E’ chiaro che una madre sarà sempre presente per i figli, così come i figli per la madre, ma suppongo che sia solo sano porre dei limiti, anche se escludendo ovviamente i periodi dell’infanzia e della vecchiaia. In tutto questo, poi, vogliamo parlare della spiccatissima e ingiustificata preferenza per il figlio maggiore? O del ruolo del padre, totalmente negativo?

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