The Housekeeper and the Professor di Yoko Ogawa

dicembre 8, 2013 § 6 commenti

Quando ero alle superiori odiavo la matematica. Certo, io sono sempre stata una persona da materie umanistiche, penso sia chiaro. E alle superiori ho avuto un insegnante di matematica diverso ogni anno, tutti terribili, tranne probabilmente l’ultima, ma ormai era troppo tardi. Quindi non avrei mai pensato che un romanzo mi avrebbe fatto pensare alla matematica con rimpianto. Non avrei mai pensato di poter essere affascinata dalla radice quadrata di -1 o dai numeri primi, anche se in realtà per qualche strano motivo ho sempre apprezzato i romanzi che includono personaggi appassionati di matematica.

Detto questo, non pensate che la passione per la matematica sia necessaria per leggere questo romanzo. Più che altro è un valore aggiunto, e può diventare anche una metafora, anche se imparare a conoscere e ad apprezzare la matematica come se fosse poesia è un concetto decisamente affascinante. The Housekeeper and the Professor parla infatti di una Governante (o forse sarebbe meglio dire domestica, o donna delle pulizie, fate voi) che, in qualità di dipendente di un’agenzia, viene assunta per lavorare presso il cottage in cui abita l’anziano Professore, anche se la sua datrice di lavoro è in realtà la cognata, vedova.

La Governante deve imparare a gestire un uomo che, nonostante la sua evidente genialità in campo matematico, a seguito di un incidente ha subito un danno che ha imposto un timer alla sua memoria: mentre ricorda tutto ciò che è accaduto o ha imparato fino al momento dell’incidente, tutto il resto è soggetto a un continuo e puntualissimo reset, ogni tre ore. Questo enorme problema viene parzialmente risolto, per lo meno ai fini pratici, mediante note che il Professore scrive ed aggancia al suo vestito. Ogni mattina la Governante si presenta al Professore come fosse la prima volta, ma nonostante tutto fra loro, e il figlio della Governante, il decenne Root (Radice, così soprannominato dal Professore per via della testa piatta) nasce una delicata ma coinvolgente amicizia.

Questo romanzo mi ha davvero affascinato, nonostante mi abbia stupito l’ambientazione neutra, tanto che solo a tratti mi ricordavo che si tratta di un romanzo giapponese, e solo perché nomina le bacchette e qualche nome giapponese di giocatore di baseball (i protagonisti non vengono mai chiamati per nome). Con un linguaggio semplice e pulito l’autrice racconta con pennellate delicate ma precisissime l’amore per la matematica e per il Baseball del Professore, passioni che diventano un ponte tra lui e la Governante e il Figlio, che si abbeverano alla sua conoscenza mentre gli offrono la possibilità di sperimentare delle nuove esperienze e un contatto umano, impegnandosi profondamente nel loro rapporto pur consapevoli del fatto che nel giro di tre ore tutto sarà cancellato. Davvero poetico, senza essere melenso. Sono curiosissima di leggere altri libri di questa autrice.

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