Out Stealing Horses di Per Petterson

dicembre 14, 2013 § 1 Commento

Quando finisco di leggere un libro di solito leggo qualche recensione facendo una ricerca fra i blog. E’ un buon modo di conoscere blog nuovi e anche di guadagnare nuove prospettive su quanto ho letto. Riporto un episodio menzionato in una recensione:

I read an article in Harper’s Magazine about someone who was so much taken by this book, that he had to type it himself, word-by-word and feel thus every single piece of this great novel getting shape in front of his eyes and better understand thus the meaning of the story through its sentences, metaphors, adjectives and descriptions. (fonte)

Out Stealing Horses è uno di quei libri: scritti in modo poetico, ma non ridondante; dalla trama scarna ma per questo ancora più significativa; con quei silenzi e quelle omissioni che diventano un’ulteriore occasione di riflessione piuttosto che una fonte di irritazione. Belli. Bellissimi. Che ti costringono a prendere il loro ritmo e che senti il bisogno di metabolizzare. Uno di quei libri che vanno diretti allo scaffale ‘da rileggere’ non appena li termini.

E’ la storia di Trond Sander, un uomo di sessantotto anni che, dopo aver perso la moglie in un incidente e la sorella per cancro a distanza di pochi mesi, decide di andare in pensione e di ritirarsi in una baita sul fiume nel nord della Norvegia:

All my life I have longed to be alone in a place like this. Even when everything was going well, as it often did. I can say that much. That it often did. I have been lucky. But even then, for instance in the middle of an embrace and someone whispering words in my ear I wanted to hear, I could suddenly get a longing to be in a place where there was only silence. Years might go by and I did not think about it, but that does not mean that I did not long to be there. And now I am here, and it is almost exactly ad I had imagined it.

Trond si rifugia in questa baita per godere della solitudine, per vivere tranquillo lontano dalla folla. Accade però che proprio in mezzo a questa pace il suo unico ‘vicino’ sia una persona del suo passato. Una persona che non invade i suoi spazi fisici ma permette ai ricordi di invadere la sua mente: i ricordi di un’estate lontana, passata in una baita simile a questa insieme al padre, un’estate che ha segnato il passaggio dall’adolescenza all’età adulta in modo drammatico.

La storia di Trond ci viene raccontata a spizzichi e bocconi, singoli episodi in ordine sparso e alternati al presente, che non costruiscono un’immagine completa, piuttosto degli spunti. E’ meraviglioso trovare un romanzo così scarno eppure così denso, potente, così ampio. Consigliatissimo.

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