Miss Buncle Married di D. E. Stevenson

gennaio 30, 2014 § 4 commenti

‘It’s turned out all right after all,’ she said contentedly. ‘Things usually do, somehow. You worry and fuss and try to make things go the way you think they should – and then you find that the other way was best. I’m going to try not to worry about things anymore’ (363)

Miss Buncle Married (La vita matrimoniale di Miss Buncle) è il seguito di Miss Buncle’s Book (Il libro di Miss Buncle). Nel primo romanzo, Miss Barbara Buncle aveva deciso che scrivere un libro sarebbe stato il modo migliore di integrare i magri dividendi che non erano più abbastanza per mantenere lei e la cameriera di una vita Dorcas. Essendo priva di immaginazione, però, il suo libro si basa pesantemente sui suoi compaesani, tanto che Disturber of the Peace (questo il titolo) provoca grande scalpore nel paesino di Silverstream, e una caccia all’autore con esiti inaspettati. L’intero episodio costringe Miss Buncle a lasciare Silverstream, e per fortuna ha appena accettato di sposare il suo editore, Arthur.

Ora la coppia è ben sistemata nella casa di Arthur, ma i continui impegni sociali stanno diventando un bel peso per i due aspiranti pantofolai che non sognano che di godere della reciproca compagnia e della tranquillità della loro magione. La soluzione è una e sola: cambiare casa! Miss Buncle, anzi Mrs. Abbott inizia un’estenuante e lunghissima caccia, fino a quando si imbatte nel paesino di Wandlebury e nella casa dei suoi sogni. Dopo un’approfondito restauro della casa gli Abbott vi si trasferiscono e scoprono di poter davvero vivere la vita come nei loro sogni in questo tranquillo paesino. Perlomeno fino a quando Barbara non si rende conto che un segreto di cui è a conoscenza per un equivoco, le dà il potere di influire pesantemente su almeno due persone a lei care…

E’ vero che Miss Buncle Married è meno irriverente del primo volume: la trama è più convenzionale, il ritmo più tranquillo. Io però non riesco a non innamorarmi di questi libri e spero l’incanto continui con i seguiti (The Two Mrs. Abbotts, già pubblicato da Persephone, e The Four Graces, che a questo punto aspetto fiduciosa).

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Weekly Wrap-Up ~ 27 gennaio 2014

gennaio 27, 2014 § 6 commenti

Comincio a pensare di aver bisogno di qualche risoluzione anche per i film e i telefilm che voglio vedere quest’anno! Le mie profonde riflessioni scaturiscono dal fatto che nel weekend ho avuto il tempo di esaminare le nomination per gli Oscar di quest’anno. L’anno scorso ho cercato di guardare tutti i film che avevano ricevuto le nomination ed è stata una bella esperienza (anche se in realtà devo ancora finire, sono a metà documentari e poi ci sono i vari cortometraggi, anche se questi sono spesso difficili da reperire). Sono abbastanza convinta però che quest’anno sia necessario fare una cernita, altrimenti non farò altro che guardare questi film!

Letture della settimana:

Walsh, Dan – The Discovery 3/5
Come dico anche nella recensione, avevo delle aspettative sia negative che positive nei confronti di questo romanzo (che si classifica come christian fiction) ed entrambe sono state disattese. Si tratta fondamentalmente di un romanzo storico alla Kate Morton, ma più ingenuo e un po’ meno coinvolgente.

Winslow, Don – La pattuglia dell’alba 4/5
Una bellissima conferma: Don Winslow è uno scrittore bravissimo sia in versione noir e dura (Il potere del cane) sia in versione più scanzonata in questo thriller ambientato nel mondo dei surfisti.

Wesley, Mary – Il prato di camomilla 3/5
Anche Mary Wesley si conferma bravissima nel ricreare un mondo (quello della seconda guerra mondiale) davvero affascinante. Anche se la trama mi ha un po’ deluso, è sempre un piacere leggerla e sono curiosa di provare altri suoi romanzi.

Gli acquisti della settimana

Non è che sto perdendo la mia forza di volontà 🙂 ma ad aprile se tutto va bene passerò una settimana ad Amsterdam, quindi nel weekend ho comprato questa guida e anche questa edizione del diario di Anna Frank. E’ un libro che ho già letto, ovviamente, ma mi piacerebbe rileggerlo (tutto o in parte) prima di partire dato che una delle nostre mete è proprio la casa dove viveva nascosta con la sua famiglia. A questo proposito, avete libri da consigliarmi ambientati ad Amsterdam, o in Olanda in generale, o scritti da autori olandesi, che possano farmi entrare nell’atmosfera giusta? Mi basterebbe riuscire a selezionarne uno da leggere prima di partire o anche in viaggio (non credo riuscirò a fare molto di più con la mia sfida che dura sicuramente fino a fine febbraio). Per il momento a me è venuto in mente La cena di Herman Koch, un libro che comunque vorrei leggere anche se sicuramente è un argomento difficile.

I preferiti della settimana:

svegliarsi da un mezzo incubo e realizzare che è tutto a posto e mio moroso ronfa tranquillo al mio fianco

questa splendida canzone (che scopro aver ricevuto una nomination agli Oscar 2014 – la cantante è Idina Menzel, che ha recitato/cantato in molti musical e anche in Glee):

le frittelle alla ricotta, soprattutto visto che le fa la mamma e a me non tocca friggere 🙂

Gli spreferiti:

quei momenti di frettolosità che ancora mi capitano (anche se ormai dovrei aver imparato) per cui quando voglio fare qualcosa in fretta mi capita che a) sbatto le mani dappertutto e mi rompo tre unghie più o meno dieci minuti dopo aver dato tre mani di smalto, oppure b) combino piccoli disastri succhia-tempo, per esempio nella fretta di preparare la torta, verso il latte nel cassetto delle posate 😦

quando al lavoro una persona estranea all’azienda comincia a frequentare gli uffici, nessuno ufficialmente ti spiega chi è e cosa sta facendo, lui stesso non si presenta e si comporta in modo semi-maleducato, e alla fine vieni a sapere che dovrai lavorare con lui a un progetto assurdo che richiederà un sacco di tempo, e tutto questo senza che il tuo titolare si sia sprecato a dirti una sola parola al riguardo!

Il prato di camomilla di Mary Wesley

gennaio 26, 2014 § 5 commenti

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Che cosa straordinaria è, pensò Helena togliendo la crema e tornando a spalmarla, che con tutte le cattive notizie dal Medio Oriente, con Walter morto, con la guerra che si diffonde dappertutto, io sia così felice e Calypso, così diversa da me, sembri anche lei divertirsi come non mai. Se non fosse per Hitler, non avrei mai incontrato Max, se non fosse per la guerra, Hector non avrebbe mai deciso di risposarsi. Gli ebrei potranno anche essere schiavizzati, pensò Helena incipriandosi il naso, ma io sono libera da quel noioso, noiosissimo Richard. (193)

Di Mary Wesley avevo già letto Part of the Furniture nel 2010, uno dei miei primi esperimenti con i libri in inglese su Bookmooch. Un’autrice scoperta per caso, quindi. Le tematiche della Wesley a quanto pare ritornano nei suoi romanzi, ma questo Il prato della camomilla (The Camomile Lawn) in qualche modo mi è piaciuto di meno, anche se è il libro che ha reso la sua autrice famosa. Mary Wesley cominciò a scrivere negli anni Ottanta, quando aveva circa settant’anni e questo è il suo secondo romanzo, che ebbe abbastanza successo da essere trasformato anche in una serie tv.

E non stupisce. Siamo nel 1939, la guerra è sul punto di essere dichiarata. Cinque cugini si ritrovano come tutti gli anni nella casa in Cornovaglia di proprietà degli zii Helena e Richard. Oliver, rientrato dall’esperienza della guerra in Spagna, è perdutamente innamorato della mercenaria Calypso, che lo rifiuta perché vuole sposare un uomo ricco. Sophy, all’epoca decenne, è innamorata di Oliver. Polly, il fratello Walter e i due gemelli figli del curato locale completano il gruppo. L’azione si sposta dalla Cornovaglia alla Londra del blitz agli anni Ottanta, quando un funerale è l’occasione per Polly ed Helena di ricordare i loro anni d’oro.

Questo è un romanzo che parla di persone ricche e di problemi da persone ricche. E’ coinvolgente, soprattutto per la rete di relazioni, sessuali e romantiche, che l’autrice tende, ma terribilmente superficiale e politicamente scorretto (vedi citazione a inizio post). L’idea che le donne in tempo di guerra fossero finalmente libere (di divertirsi o di realizzarsi, a piacimento) non è così nuova, ricordo di aver letto molte volte un ragionamento simile nei diari di Nella Last. Eppure posta in questo modo è un’idea molto crudele. Interessantissima la rappresentazione sociale dell’epoca, forse parziale ma sicuramente precisa, dato che si basa sulle esperienze reali dell’autrice. E sicuramente tutti i personaggi sono tratteggiati mirabilmente, ma è impossibile immedesimarsi e tifare per qualcuno di loro (anche se i miei preferiti sono sicuramente Polly e i due gemelli). La filosofia di vita delle protagoniste, specialmente nella loro vecchiaia, è priva di fronzoli e sentimentalismi: da una parte mi attira, dall’altra evidentemente sono troppo puritana 🙂

Non parlerò di generosità perché non ce n’è molta – a meno che non si voglia considerare generosità il condividere il proprio amante con un’altra persona, ed esserne pure amica – anzi in questo mondo sembra che la costante affamata ricerca di vita sia il principio fondamentale, e i sentimenti qualcosa che non bisogna mai mostrare, un segno di debolezza.

Imperfetto ma davvero piacevole, si presta sicuramente a una rilettura e credo che esplorerò meglio la produzione di Mary Wesley. Per farvi capire l’ambientazione vi lascio con l’incipit:

Helena Cuthbertson raccolse la copia sciupazzata del Times che stava accanto a suo marito addormentato e scese nella stanza dei fiori per stirarla.

(Non so nemmeno se esiste la parola ‘sciupazzata’, l’originale è: “Helena Cuthbertson picked up the crumpled Times by her sleeping husband and went to the flower room to iron it.” – come già altri lettori hanno fatto notare, oh, il pensiero di avere una stanza dei fiori, il tempo per stirare il quotidiano ma soprattutto di leggerlo!)

La pattuglia dell’alba di Don Winslow

gennaio 25, 2014 § 3 commenti

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L’inversione termica stende una soffice coltre argentea sulla costa.
A est, il sole sta spuntando dalle colline, e Pacific Beach è ancora addormentata.
L’oceano ha un colore che non è azzurro né verde né nero, ma prende qualcosa da tutti e tre.
In attesa dell’onda, Boone Daniels si tiene a cavalcioni della vecchia longboard come un cowboy su un pony.
E’ in servizio di pattuglia. La Pattuglia dell’Alba.

Don Winslow è un’inaspettata conferma. Nel 2010 avevo letto questa recensione, e ne ero rimasta affascinata. Anche se non è esattamente il mio genere di libri, alla fine mi sono decisa e gli ho dato una chance. Con ottimi risultati, perché Il potere del cane è un libro duro, durissimo, sì, ma anche potente ed estremamente affascinante.

Avendo letto anche questa, sono stata molto contenta, pochi mesi dopo, di trovare su BookMooch La pattuglia dell’alba, anche se ha dovuto aspettare il suo turno fino ad oggi. Questo romanzo è molto diverso da Il potere del cane. Nonostante gli argomenti forti (si parla di droga ma, soprattutto, si parla di pedofilia e prostituzione infantile) riesce a mantenere un tono scanzonato. E’ la storia di Boone Daniels (ex poliziotto riciclatosi investigatore privato dopo un brutto, bruttissimo caso che gli pesa ancora sulla coscienza), dei suoi amici, gli amici della Pattuglia dell’Alba, tutti surfisti, che stanno aspettando l’arrivo di una grande onda, un’occasione irripetibile per tutta la comunità di surfisti non solo di San Diego, ma di tutto il mondo, che qui convergono per il grande evento. Purtroppo Boone viene coinvolto in un caso che non può proprio mollare, e che risveglia tutti i fantasmi del passato, coinvolgendolo in una cosa forse più grossa di lui.

Quindi sì, La pattuglia dell’alba è un romanzo forse più convenzionale de Il potere del cane, sicuramente meno potente e anche meno cupo, però rimane un ottimo, ottimo thriller, con dei personaggi con cui non si riesce a non simpatizzare nonostante siano tutti decisamente sopra le righe, quasi troppo. Il mondo del surf di San Diego e Pacific Beach è tratteggiato benissimo e sembra uscire dalle pagine. Ci sono dei personaggi che sorprendono, e a questo proposito devo dire che è davvero difficile essere così generosi da rischiare la propria vita per offrire una chance a qualcun’altro che è stato meno fortunato di noi… Spesso la cosa più semplice è convincersi che non sta a noi risolvere i problemi del mondo, eppure c’è chi, anche nella realtà, si prende la responsabilità di alzarsi, guardare la realtà in faccia e cercare di cambiarla.

I libri di Winslow non sono del genere che si rilegge (o forse sì?) però sicuramente a questo punto continuerò a seguire questo straordinario autore.

Weekly Wrap-Up ~ 20 gennaio 2014

gennaio 21, 2014 § 5 commenti

Gorgeous Bedroom

Quest’anno ho già cominciato ad impostare le statistiche di lettura, e nel pieno dell’entusiasmo iniziale le ho già aggiornate ad oggi, ovviamente. Sto finendo gli ultimi rimasugli della mia TBR list, quindi forse le statistiche non sono così indicative, e comunque è prestissimo, ma mi sono resa conto che si sta definendo un panorama abbastanza chiaro: io leggo quasi solo scrittrici e scrittori americani o inglesi, e tutti bianchi (caucasici?). Apro una parentesi: quest’anno diversi dei blogger che seguo si sono interrogati sulla composizione etnica delle loro letture del 2013. Non sono del tutto convinta che sia appropriato identificare in modo così netto gli scrittori (del resto, già la nazionalità aiuta molto in questo) però mi sono incuriosita e ho cominciato a tenere il conto, poi a fine anno farò le mie dovute riflessioni. Voi che cosa ne pensate?

Letture della settimana:

Sarah Winman – When God Was a Rabbit 4/5
Di questo romanzo avevo sentito parlare molto bene, e in effetti mi è piaciuto tantissimo. Quello che non sapevo è che è il romanzo di esordio di un’attrice, ora spero solo che decida di scrivere dell’altro.

LaVyrle Spencer – Morning Glory abbandonato
Romance un po’ datato, terribilmente lento, motivo per cui l’ho abbandonato, anche se avevo alte aspettative (su Goodreads ha dei voti molto buoni!). Peccato!

Elizabeth H. Winthrop – December 4/5
Temevo di dover abbandonare anche questo, chiesto su Bookmooch più per la copertina bellina che per un reale interesse (ehm), in realtà mi è piaciuto molto e anzi, ho scoperto una nuova autrice da seguire!

Dimenticavo:

Gli acquisti della settimana:

In realtà è un regalo, non è che ho sgarrato io:

I preferiti della settimana:

la colazione in pasticceria

questa canzone:

il sollievo di aver finalmente fatto una di quelle cose che mi mette una pigrizia assurda e che ho procrastinato più e più volte

il titolare che si smentisce clamorosamente pur di non fare una figura da chiodi, facendone quindi una peggiore

Lo spreferito:

le zuppe senza conservanti, o meglio la sottoscritta che non si accorge che la zuppa non ha conservanti e che forse è meglio non mangiarla dopo che è stata aperta in frigo una settimana, anche se ha un buon odore

The Discovery di Dan Walsh

gennaio 21, 2014 § 5 commenti

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I’ve been called “the Nicholas Spark of Christian Fiction” and I’m also compared to Richard Paul Evans (The Christmas Box). I’ll let you be the judge of that.
(dal sito dell’autore)

Non mi ricordo esattamente come ho incontrato questo romanzo, ma ricordo che, sebbene inizialmente fossi un po’ perplessa dalla classificazione come ‘Christian Fiction’, ho deciso di dargli comunque una chance e l’ho scaricato da Amazon. Il mio giudizio finale complessivamente è: non male, sicuramente non è didascalico e supponente come l’unico altro romanzo del genere che ho letto (The Christmas Sweater di Glenn Beck) ma nemmeno niente per cui strapparsi i capelli.

Quindi, la trama: Gerard Warner è il più grande scrittore di tutti i tempi e, quando spira serenamente nel sonno, nessuno si stupisce della grande eredità che lascia ai figli e ai nipoti: non solo ottimi ricordi e tanto amore, ma anche un bel po’ di denaro. A Michael, nipote ed aspirante scrittore, lascia anche la sua casa di Charleston. Quando Michael si trasferisce nella nuova casa con la moglie Jenn, scopre un manoscritto inedito e un breve diario che gli fanno capire che il nonno gli ha lasciato in eredità qualcos’altro: un segreto, che lui deve scoprire e riportare alla luce per la famiglia.

Anche se si capisce fin dalla prima pagina del manoscritto qual è il grande segreto, la storia risulta comunque molto avvincente. Il manoscritto è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, e non dico altro perché non voglio rovinare la storia a nessuno, ma è davvero interessante. Michael mi sembra un po’ una testa di rapa, però, e in generale la scrittura è parecchio ingenua e anche poco realistica. Non posso davvero credere che i due protagonisti del manoscritto, Ben e Claire, possano essersi innamorati così profondamente nell’arco di pochi mesi (lei soprattutto, al punto da credere alla storia di Ben – di essersi finto spia nazista solo per poter tornare negli Stati Uniti dopo essere stato trascinato in Germania dai genitori tedeschi e affascinati dal regime hitleriano – e da abbandonare la sua famiglia per vivere una vita da fuggitiva). Inoltre mi pare davvero improbabile che i genitori di Claire accettino così di buon grado di dar via la figlia così perché è Dio che lo vuole, oppure che gli agenti dell’FBI decidano di lasciare Ben libero, rischiando la loro carriera e la loro vita. 

Nonostante i suoi difetti, The Discovery si fa leggere anche se è abbastanza dimenticabile. Io mi aspettavo che la religione avesse un ruolo più importante in questo romanzo, invece di fatto si riduce al nominare Dio e la sua volontà in più punti. Se da una parte temevo che la religione potesse diventare una forma di pedanteria come in The Christmas Sweater, dall’altra speravo che il romanzo fornisse degli spunti di riflessione interessanti su come vivere la vita da cristiani. In realtà questo romanzo è una melensa storia d’amore, con il bonus di un romanzo dentro un romanzo, un’ambientazione storica interessante e un pizzico di mistero.

December di Elizabeth H. Winthrop

gennaio 19, 2014 § 2 commenti

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There is comfort in her silence, a sort of safety, an invisible wall between her and the world that makes her feel untouchable. That is partly why she chose it, she thinks. Though maybe it has really chosen her; she hadn’t realized she would become trapped, unable to break out. She has lost control of her control. This is why she is sorry: she knows she is causing her parents pain. (35)

Isabelle a undici anni smette di parlare. Non c’è nessun problema fisico, nessuna patologia mentale, nessun trauma. Semplicemente smette di parlare, e innumerevoli psichiatri e psicologi non riescono ad aiutarla, anche se a noi lettori è piuttosto chiaro che Isabelle è depressa, ha difficoltà ad accettare il mondo nella sua crudeltà e insensatezza, e utilizza le sue compulsioni ossessive e il silenzio per controllare ciò che la circonda.

Il romanzo esplora le conseguenze di questa situazione per lei e per i suoi genitori nel mese di dicembre, mentre si stanno preparando per il Natale, dopo ormai nove mesi di silenzio. Il ritmo della narrazione è lento, scandito solo dalla quotidianità di questa famiglia in difficoltà. I personaggi sono molto piacevoli e realistici, tranne forse la stessa Isabelle, che mi è sembrata troppo consapevole di se stessa, troppo evoluta, per un’undicenne. Io ammetto che il finale è una pia illusione (Isabelle, che si sente intrappolata dalla sua stessa decisione di non parlare più, finisce con lo sbloccarsi quando si crea una situazione apparentemente pericolosa per il padre, che deve bloccare, e che chiama urlando ‘Dad!’. I genitori appaiono consapevoli del fatto che stanno ancora camminando sul ghiaccio, ma nel complesso il finale è positivo, della serie l’amore vince su tutto) però l’ho trovato molto soddisfacente da un punto di vista narrativo. Non capisco invece le lamentele relative alla non spiegazione della scelta di Isabelle di smettere di parlare. Forse non c’è un evento catalizzatore (in realtà un episodio viene citato molto chiaramente: il ritrovamento, nella casa in campagna, di uno scoiattolo rimasto intrappolato in una stanza e ormai morente a causa delle ferite auto-inflitte nel tentativo di mordere una via di fuga nel telaio di legno della finestra) ma già nella citazione a inizio post si capisce bene qual è la sua situazione emotiva e mentale.

In tutto il romanzo la generosità dei genitori (specialmente della madre) nei confronti della figlia è messa a dura prova e incrina anche il loro rapporto. Ho trovato bellissime però le figure della madre di Wilson (il padre) e il fratello di Ruth (la madre), che vengono percepiti come fonti di stress e di preoccupazione e in realtà si rivelano figure in grado di risolvere, in modo più o meno intenzionale, delle situazioni drammatiche.

Penso che rileggerei volentieri questo romanzo, magari il prossimo dicembre, perché nonostante la costante frustrazione ho apprezzato moltissimo la quotidianità ordinaria di questa famiglia, che continua ad emergere anche in questo periodo di stress attraverso rituali natalizi e non, a volte persi a volte mantenuti. L’autrice ha pubblicato anche altri due romanzi: Fireworks (precedente, del 2006) e The Why of Things (2013) che sembrano molto interessanti e potrei considerare.

Dove sono?

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