Maine di J. Courtney Sullivan

gennaio 6, 2014 § 5 commenti

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You all seem to think that you should marry someone when you feel this intense emotion, which you call love. And the you expect that the love will fade over time, as life gets harder. When what you should do is find yourself a nice enough fellow and let real love develop over years and births and deaths and so on. (333)

Maine di J. Courtney Sullivan è stato un acquisto impulsivo, grazie agli sconti di Amazon sugli ebook in lingua inglese (agosto 2012, ehem). Non conoscevo l’autrice né il romanzo, che ho poi scoperto essere stato tradotto in italiano con il fantasioso titolo Come gocce di sale e di vento.

Maine è una saga familiare: per i Kelleher è una tradizione da sempre passare l’estate tutti insieme nel loro cottage di Cape Neddick nel Maine, ma da quando il patriarca, Daniel, un uomo generoso e sensibile, è scomparso, solo la moglie Alice vi trascorre tutta l’estate, mentre i tre figli si sono tenuti un mese a testa da poter trascorrere nella casa nuova, costruita nello stesso appezzamento di terreno. I componenti della famiglia non vanno molto d’accordo, poiché negli anni sono successe molte cose, i vecchi rancori sono ancora molto sentiti e manca Daniel, che era colui che riusciva sempre a calmare gli animi e a tenere sotto controllo la moglie.

Le voci narranti sono quattro: Alice, matriarca bellissima, affascinante quando vuole, anche ora che ha più di ottanta anni, ma lunatica ed estremamente crudele, spesso senza motivo; la figlia maggiore Kathleen, che dopo un lungo periodo da alcolista e un doloroso divorzio è scappata dalla famiglia e vive in California con il suo compagno Arlo; la nuora Ann Marie, che ha sposato Patrick, tutta casa e famiglia, estremamente diligente e premurosa; Maggie, la figlia di Kathleen, scrittrice, che vive a New York e cerca disperatamente di far funzionare il rapporto con il suo ragazzo Gabe.

Ognuna delle protagoniste vive un momento di crisi per motivi diversi: Alice si sente profondamente in colpa per la morte della sorella, moltissimi anni prima, quando erano entrambe molto giovani, e cerca di fare ammenda a modo suo; Kathleen non riesce a gestire la sua rabbia quando è nei pressi della sua famiglia, cosa che cerca di evitare ma non sempre è possibile; Ann Marie sta realizzando che i sacrifici di un’intera vita sembrano inutili: una delle sue figlie è gay, il figlio invece non riesce a tenersi un lavoro ed è stato licenziato dall’ultima posizione per aver utilizzato la carta di credito aziendale per scaricare scabrosi film per adulti – inoltre quando si trasferisce al mare, scopre per caso che la suocera aveva in serbo un’orribile sorpresa; Maggie rompe con il fidanzato con cui ha un rapporto tumultuoso da sempre proprio poco dopo aver scoperto di essere incinta, e deve fare delle scelte molto difficili al riguardo.

Ho trovato la lettura molto avvincente, a parte qualche lungaggine che forse si poteva evitare. La narrazione oltre ad avere molti punti di vista, si divide anche fra passato e presente e questo ci permette di vedere gli stessi episodi sotto diverse luci. L’autrice è molto brava a dare spessore alle protagoniste, i loro monologhi interiori sono davvero illuminanti e spesso mi sono trovata a soffrire con Maggie, che nel suo rapporto con il suo ragazzo Gabe mi ha ricordato una storia del mio lontano passato e mi ha fatto scuotere parecchie volte la testa.

Maine esamina il rapporto tra genitori e figli, e soprattutto il rapporto madre-figlia: è proprio vero che ognuno tende a dare ai propri figli quello che è mancato nella propria infanzia, ma nessuno riesce mai a fare la cosa giusta! E’ anche vero che nella famiglia Kelleher ci sono dei problemi ben più gravi, per esempio l’alcolismo. Ho trovato molto triste la storia di Alice: la morte della sorella avrebbe dovuto spingerla a comportarsi in modo diverso con le figlie, con il marito, con le persone in generale, invece tende ad essere sempre permalosa e velenosa e la sua volontà di espiazione si dirige tutta verso la chiesa locale, che per lei è stata una gran fonte di sostegno. E’ bellissima l’idea di una chiesa e di un prete realmente in grado di aiutare le persone, però forse una madre di famiglia dovrebbe cercare di rivolgere la sua attenzione ai familiari prima di tutto? Il personaggio migliore è invece quello di Maggie che, pur essendo molto ingenua per avere trentadue anni è anche l’unica che sembra avere fiducia nelle persone, che approccia senza sentire la necessità di giudicare.

Nei miei propositi di inizio anno ho deciso di dare più spazio alla generosità, anche nelle mie recensioni. In questo romanzo, la persona più generosa è forse proprio Ann Marie, che è la classica moglie e madre perfetta, che si fa in quattro non solo per il marito e i figli, ma anche per la madre e la suocera. Eppure sembra che la sua generosità la spinga ad avere delle aspettative molto alte nei confronti degli altri: non solo le cognate, che critica perché non dedicano molto tempo alla madre, ma anche i suoi figli, i cui problemi sembra interpretare come tradimenti nei confronti dei suoi sacrifici di una vita. Ha senso fare così tanto se non proprio per il gusto di farlo, di essere a posto con la coscienza? Se ci si aspetta sempre che gli altri si adeguino ai nostri standard è dura…

Concludendo, J. Coutney Sullivan è un’autrice molto brava, una sorpresa per questo 2014 appena iniziato. La rileggerei? Questo libro no, mi è piaciuto ma non penso che vorrei rileggerlo nel futuro. Forse altri libri della stessa autrice, anche se penso che, nonostante l’esperienza positiva, questa autrice non sia necessariamente da seguire.

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