Bed di David Whitehouse

gennaio 11, 2014 § 4 commenti

My parents taught me that when I grew up, the world would be my oyster. I wouldn’t tell the same lie to you. TauTona taught me that.
Everything you imagine about the future when you’re young makes everything that happens afterwards a cruel disappointment. I watched those women crying on the surface. I watched their colleagues crying underground. I watched hopelessly as our futile attempt to reach those men got nowhere at all for hours on end, and we knew they were dead. No one signed up for that.

Bed è il romanzo di debutto del giovane giornalista inglese David Whitehouse. Il romanzo ha provocato un certo scalpore nel mondo dei lettori, specialmente, mi sembra, qui in Italia, dove è stato pubblicato dalle edizioni ISBN con il titolo Buon compleanno, Malcom (questo titolo ha un senso, anche se preferisco l’originale). Sono costretta ad essere una voce fuori dal coro: tutti hanno apprezzato Bed, eppure a me non ha convinto per niente, anzi, mi ha infastidito sempre di più e il finale mi ha convinto ad assegnare solo due stelline.

La voce narrante del romanzo è quella del fratello del ‘protagonista’, Mal, il cui nome non viene mai pronunciato (chiara metafora della situazione di invisibilità di cui soffre). Mal è un ragazzino esuberante ed eccentrico, ma le sue ostinate anomalie si trasformano da carine ad imbarazzanti di pari passo con la sua crescita. Apparentemente in grado di conformarsi a causa dell’amore per la bella Lou, Mal in realtà non vede un senso nelle vite ordinarie che lo circondano: lui vuole cambiare il mondo. E la prospettiva di un impegno a lungo termine con Lou lo spinge, la notte del suo venticinquesimo compleanno, a mettersi a letto e a non rialzarsi più. La devozione della madre, che lo ama di un amore servizievole e distruttivo, gli permette questa scelta e anche la trasformazione in un essere non semplicemente obeso, ma di oltre seicento chilogrammi (non so nemmeno se è fisiologicamente possibile arrivare a questo livello), che viene crudamente descritto dall’autore in più punti. Se Mal è il protagonista ufficiale, però, in realtà noi viviamo nella testa del fratello, che ha con lui un rapporto di odio/amore: odio perché la loro famiglia gravita intorno a Mal al punto da renderlo invisibile, amore perché è Mal che tiene unita la famiglia, ed è lui che rende interessanti le cose. Il padre è costantemente impegnato in una sua personale ricerca di una possibilità di espiazione a fronte di un avvenimento tragico del suo passato (sue sono le parole citate a inizio pagina).

Ovviamente l’avvenimento centrale del romanzo è la decisione di Mal di rimanere a letto per sempre e la decisione dei suoi familiari di assecondarlo, in qualche modo. Non ho fatto che domandarmi, mentre leggevo: ma perché? E un perché ci viene offerto, alla fine. (evidenziare per leggere, ma attenzione, molti spoiler!) Apparentemente, Mal ha deciso che l’unico modo di fare qualcosa di grande, è mettersi a letto così da permettere a) alla madre di dare sfogo al suo amore su di lui b) al fratello di prendersi la sua fidanzata Lou, di cui è da sempre innamorato c) al padre di prendersi la rivincita sul disastro africano del suo passato costruendo un’opera di ingegneria che permetta al figlio di uscire dalla sua casa d’infanzia senza doverla distruggere). Certo è vero che un romanzo non si può razionalizzare in questo modo, e che Bed ci fa riflettere su molti temi importanti (l’egoismo, la natura avida dell’amore, la paura di affrontare la vita, il peso del rimorso), ma l’intera narrazione mi è sembrata più che altro uno sfoggio esuberante. Non leggo nella scelta di Mal niente di trascendentale, come lui vorrebbe o molti lettori hanno inteso. Detto questo, ho apprezzato di più Mal che il fratello, un piagnone come pochi!

Troviamo la generosità in questo romanzo? Sicuramente si: nelle figure della madre di Mal e della fidanzata Lou. La madre di Mal lo ha sempre accettato in tutto e per tutto, sostenuto e apprezzato. Non ha mai cercato di cambiarlo, nemmeno se questo voleva dire scortarlo fuori da un teatro nudo, o perdere un aereo perché è nudo, o tagliargli le unghie e disinfettargli le piaghe. Anche Lou avrebbe accettato di tutto da Mal, non lo fa solo perché è lui che la rifiuta. E allora si piazza in una tenda nel suo giardino di casa per poterlo tenere d’occhio. E anche quando sembra impegnata in un’altra vita, basta il richiamo del padre, affranto per essere stato abbandonato una seconda volta, per farla tornare in Inghilterra dall’America.
Mal ha bisogno della madre, il padre di Lou ha bisogno di lei. Chiunque sia in mezzo tende a scomparire. Così come al solito chi si lamenta meno e dà meno problemi agli altri, finisce per essere messo da parte. Non so, io se fossi stata lì penso che me ne sarei andata mandandoli tutti a quel paese, alla ricerca di qualcuno in grado di amarmi e di tenermi in considerazione anche se non ho problemi esistenziali e non chiedo aiuto a grande voce.

 

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