December di Elizabeth H. Winthrop

gennaio 19, 2014 § 2 commenti

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There is comfort in her silence, a sort of safety, an invisible wall between her and the world that makes her feel untouchable. That is partly why she chose it, she thinks. Though maybe it has really chosen her; she hadn’t realized she would become trapped, unable to break out. She has lost control of her control. This is why she is sorry: she knows she is causing her parents pain. (35)

Isabelle a undici anni smette di parlare. Non c’è nessun problema fisico, nessuna patologia mentale, nessun trauma. Semplicemente smette di parlare, e innumerevoli psichiatri e psicologi non riescono ad aiutarla, anche se a noi lettori è piuttosto chiaro che Isabelle è depressa, ha difficoltà ad accettare il mondo nella sua crudeltà e insensatezza, e utilizza le sue compulsioni ossessive e il silenzio per controllare ciò che la circonda.

Il romanzo esplora le conseguenze di questa situazione per lei e per i suoi genitori nel mese di dicembre, mentre si stanno preparando per il Natale, dopo ormai nove mesi di silenzio. Il ritmo della narrazione è lento, scandito solo dalla quotidianità di questa famiglia in difficoltà. I personaggi sono molto piacevoli e realistici, tranne forse la stessa Isabelle, che mi è sembrata troppo consapevole di se stessa, troppo evoluta, per un’undicenne. Io ammetto che il finale è una pia illusione (Isabelle, che si sente intrappolata dalla sua stessa decisione di non parlare più, finisce con lo sbloccarsi quando si crea una situazione apparentemente pericolosa per il padre, che deve bloccare, e che chiama urlando ‘Dad!’. I genitori appaiono consapevoli del fatto che stanno ancora camminando sul ghiaccio, ma nel complesso il finale è positivo, della serie l’amore vince su tutto) però l’ho trovato molto soddisfacente da un punto di vista narrativo. Non capisco invece le lamentele relative alla non spiegazione della scelta di Isabelle di smettere di parlare. Forse non c’è un evento catalizzatore (in realtà un episodio viene citato molto chiaramente: il ritrovamento, nella casa in campagna, di uno scoiattolo rimasto intrappolato in una stanza e ormai morente a causa delle ferite auto-inflitte nel tentativo di mordere una via di fuga nel telaio di legno della finestra) ma già nella citazione a inizio post si capisce bene qual è la sua situazione emotiva e mentale.

In tutto il romanzo la generosità dei genitori (specialmente della madre) nei confronti della figlia è messa a dura prova e incrina anche il loro rapporto. Ho trovato bellissime però le figure della madre di Wilson (il padre) e il fratello di Ruth (la madre), che vengono percepiti come fonti di stress e di preoccupazione e in realtà si rivelano figure in grado di risolvere, in modo più o meno intenzionale, delle situazioni drammatiche.

Penso che rileggerei volentieri questo romanzo, magari il prossimo dicembre, perché nonostante la costante frustrazione ho apprezzato moltissimo la quotidianità ordinaria di questa famiglia, che continua ad emergere anche in questo periodo di stress attraverso rituali natalizi e non, a volte persi a volte mantenuti. L’autrice ha pubblicato anche altri due romanzi: Fireworks (precedente, del 2006) e The Why of Things (2013) che sembrano molto interessanti e potrei considerare.

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