Il prato di camomilla di Mary Wesley

gennaio 26, 2014 § 5 commenti

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Che cosa straordinaria è, pensò Helena togliendo la crema e tornando a spalmarla, che con tutte le cattive notizie dal Medio Oriente, con Walter morto, con la guerra che si diffonde dappertutto, io sia così felice e Calypso, così diversa da me, sembri anche lei divertirsi come non mai. Se non fosse per Hitler, non avrei mai incontrato Max, se non fosse per la guerra, Hector non avrebbe mai deciso di risposarsi. Gli ebrei potranno anche essere schiavizzati, pensò Helena incipriandosi il naso, ma io sono libera da quel noioso, noiosissimo Richard. (193)

Di Mary Wesley avevo già letto Part of the Furniture nel 2010, uno dei miei primi esperimenti con i libri in inglese su Bookmooch. Un’autrice scoperta per caso, quindi. Le tematiche della Wesley a quanto pare ritornano nei suoi romanzi, ma questo Il prato della camomilla (The Camomile Lawn) in qualche modo mi è piaciuto di meno, anche se è il libro che ha reso la sua autrice famosa. Mary Wesley cominciò a scrivere negli anni Ottanta, quando aveva circa settant’anni e questo è il suo secondo romanzo, che ebbe abbastanza successo da essere trasformato anche in una serie tv.

E non stupisce. Siamo nel 1939, la guerra è sul punto di essere dichiarata. Cinque cugini si ritrovano come tutti gli anni nella casa in Cornovaglia di proprietà degli zii Helena e Richard. Oliver, rientrato dall’esperienza della guerra in Spagna, è perdutamente innamorato della mercenaria Calypso, che lo rifiuta perché vuole sposare un uomo ricco. Sophy, all’epoca decenne, è innamorata di Oliver. Polly, il fratello Walter e i due gemelli figli del curato locale completano il gruppo. L’azione si sposta dalla Cornovaglia alla Londra del blitz agli anni Ottanta, quando un funerale è l’occasione per Polly ed Helena di ricordare i loro anni d’oro.

Questo è un romanzo che parla di persone ricche e di problemi da persone ricche. E’ coinvolgente, soprattutto per la rete di relazioni, sessuali e romantiche, che l’autrice tende, ma terribilmente superficiale e politicamente scorretto (vedi citazione a inizio post). L’idea che le donne in tempo di guerra fossero finalmente libere (di divertirsi o di realizzarsi, a piacimento) non è così nuova, ricordo di aver letto molte volte un ragionamento simile nei diari di Nella Last. Eppure posta in questo modo è un’idea molto crudele. Interessantissima la rappresentazione sociale dell’epoca, forse parziale ma sicuramente precisa, dato che si basa sulle esperienze reali dell’autrice. E sicuramente tutti i personaggi sono tratteggiati mirabilmente, ma è impossibile immedesimarsi e tifare per qualcuno di loro (anche se i miei preferiti sono sicuramente Polly e i due gemelli). La filosofia di vita delle protagoniste, specialmente nella loro vecchiaia, è priva di fronzoli e sentimentalismi: da una parte mi attira, dall’altra evidentemente sono troppo puritana 🙂

Non parlerò di generosità perché non ce n’è molta – a meno che non si voglia considerare generosità il condividere il proprio amante con un’altra persona, ed esserne pure amica – anzi in questo mondo sembra che la costante affamata ricerca di vita sia il principio fondamentale, e i sentimenti qualcosa che non bisogna mai mostrare, un segno di debolezza.

Imperfetto ma davvero piacevole, si presta sicuramente a una rilettura e credo che esplorerò meglio la produzione di Mary Wesley. Per farvi capire l’ambientazione vi lascio con l’incipit:

Helena Cuthbertson raccolse la copia sciupazzata del Times che stava accanto a suo marito addormentato e scese nella stanza dei fiori per stirarla.

(Non so nemmeno se esiste la parola ‘sciupazzata’, l’originale è: “Helena Cuthbertson picked up the crumpled Times by her sleeping husband and went to the flower room to iron it.” – come già altri lettori hanno fatto notare, oh, il pensiero di avere una stanza dei fiori, il tempo per stirare il quotidiano ma soprattutto di leggerlo!)

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