Morning Glory di LaVyrle Spencer

gennaio 17, 2014 § 4 commenti

In the hayloft, Will sank his head into a pillow made of real feathers and stretched out on a soft handmade quilt. His belly was full, his teeth were clean, his skin smelled of soap. And somewhere out there was a mule, and beehives and chickens and a house with possibilities. A place where a man could make a go of it with a little hard work. Hell, hard work came easy. (36)

Morning Glory è un romance, pubblicato originariamente nel 1989 (anche se devo dire che suona anche più datato). Ambientato nella Georgia degli anni Quaranta, racconta la storia di Will, abbandonato da piccolo, mai amato da nessuno, recentemente rilasciato dalla prigione in cui era stato imprigionato per omicidio. Nessuno vuole dargli un lavoro ed è mezzo morto di fame quando arriva a Whitney e dopo pochi giorni viene cacciato dall’ennesimo cantiere. Elly (assurdo, ha lo stesso nome della protagonista di When God Was a Rabbit) è vedova da pochi mesi, incinta e ha due figli piccoli, di cui uno ancora con il pannolino, e un’intera tenuta che già il defunto marito non era riuscito a tenere a posto e che ora è decisamente in rovina. Lei decide di piazzare un annuncio sulla gazzetta locale, per un marito. Lui decide di rispondere e proporsi. Entrambi sono disperati e hanno un passato impegnativo ma si piacciono abbastanza da provarci.

Premessa interessante, ma il libro è indecorosamente LENTO. A pagina 72, quando l’ho abbandonato, i due stavano ancora prendendosi le misure, anche se avevano fondamentalmente deciso di provare questa strana convivenza. Non so che cosa si sia inventata l’autrice per tirare fino a pagina 480 e a questo punto sono contenta di non saperlo, perché probabilmente si tratta della descrizione di ogni singolo lavoro effettuato nella fattoria di Elly. Peccato, perché il romanzo ha voti molto positivi e pensavo potesse piacermi, nonostante la caratterizzazione estremamente patinata dei due protagonisti (ovvero: lei vive praticamente in una discarica ma è una madre _perfetta_ – lui è un omicida e ha sempre vissuto come un randagio, però si scioglie davanti ad ogni gentilezza ed è un lavoratore indefesso… eh già!). Per quanto riguarda la generosità, temo di aver letto troppo poco per vederne (di sicuro ho visto l’ingenerosità dei cittadini di Whitney sia nei confronti di Will che di Elly).

Sicuramente non tenterò di riprendere questo romanzo (è già nella mia borsa per la beneficenza) e dubito anche che proverò a leggere qualche altro libro di questa autrice, visto lo stile, però se i romance vi piacciono forse potrebbe essere il vostro genere, visto l’apprezzamento generale!

When God Was a Rabbit di Sarah Winman

gennaio 16, 2014 § 6 commenti

It was a strange world, one that had already provoked the cruelty of wispers by morning’s end, and yet it was a world that intrigued me and crushed my sense of normality with the decisiveness of a fatal blow. (25)

When God Was a Rabbit è un romanzo di cui hanno parlato tutti, anche se in Italia a dire il vero non mi sembra che abbia avuto un grande seguito (tradotto da Mondadori con il titolo Quando dio era un coniglio). Si tratta dell’esordio di Sarah Winman, di professione attrice.

E’ la storia di Elly, del rapporto con il fratello, della sua famiglia e di amicizie importanti e di persone che in qualche modo diventano famiglia senza esserlo tecnicamente. Parla del passare del tempo, della nostalgia per il passato e delle tragedie che punteggiano la storia umana e personale.

When God Was a Rabbit è tragico senza perdere mai un fortissimo senso dell’umorismo, che lo rende un comfort book perfetto anche se le cose di cui parla sono spesso terribili.  E’ un romanzo farcito di personaggi interessanti e piacevoli e sì, a volte forse un po’ stereotipati. E’ un romanzo che sembra sempre sul punto di cadere nel realismo magico ma si ferma appena in tempo, e così c’è qualche sprazzo di magia ma per il resto è una storia normale. Oddio, normale. Si fa per dire. Perché la famiglia di Elly non è proprio standard e le persone di cui tutti loro si circondano lo sono ancora meno. E si può dire che a loro e agli amici e alla famiglia estesa accade proprio di tutto, forse un po’ troppo, forse a volte si fa un po’ confusione, ma in ogni modo io ho apprezzato ogni pagina, anche quelle frasi che ho dovuto rileggere perché non ne capivo bene il senso.

Mentre leggevo il romanzo, pensavo che non avrei avuto nulla da dire sul tema della generosità, questa volta. Eppure, riflettevo, i personaggi sono brave, bravissime persone. Il punto è che i personaggi di questo libro sono generosi in modo così dismesso da passare – ingiustamente – quasi inosservati. I rapporti fra di loro sono così naturali che ogni atto, anche il più altruistico o difficile, risulta ovvio. Ma ovvio non è per nulla. Forse questa è la vera generosità.

Brava Sarah Winman e scrivi un nuovo libro! Io lo leggerò sicuramente. E potrei perfino rileggere volentieri anche questo.

Weekly Wrap-Up ~ 13 gennaio 2014

gennaio 14, 2014 § 9 commenti

books0977:  American Girl, November 1932. Artist: Jean Calhoun. Girl walking past shelves of books, with some novels under her right arm and...

Il rientro al lavoro è stato impegnativo, ma come prima settimana è stata anche molto soddisfacente! Nonostante il poco tempo da dedicare la lettura, sono riuscita a rimanere in carreggiata e ho letto ben tre libri (anche se devo ammettere che, dopo la buona partenza di Maine, mi sono mangiata le mani grazie ad un paio di libri davvero deludenti).

Jennifer Weiner – Goodnight Nobody

Anche se mi piace molto Jennifer Weiner, ho preso un paio di fregature con gli ultimi due libri che ho letto e sto cominciando a chiedermi se non è il caso di rivedere il nostro rapporto! Detto questo, Goodnight Nobody è un chick lit piacevole e che si fa leggere volentieri, solo che non è nulla di memorabile.

David Whitehouse – Bed

Ed ecco la delusione della settimana (ma anche del mese, almeno spero!). Bed è stato pubblicato in Italia da Isbn edizioni con il titolo Buon compleanno Malcolm e avevo letto molte buone recensioni online. Per me è stata una vera e propria stangata, non mi è piaciuto lo stile, né la storia e ho trovato il romanzo un po’ pretenzioso. Mi sono resa conto che a) non avevo idea del fatto che fosse un esordio, motivo per cui alcune cose si possono anche perdonare e b) la copertina allegra mi ha fuorviato completamente, di fatto il libro è piuttosto deprimente.

Elizabeth Wein – Code Name Verity

Per fortuna la mia settimana è stata letteralmente salvata dal bellissimo Code Name Verity, il libro della settimana e del mese e credo che riceverà una menzione nel mio post di riepilogo annuale (forse un po’ prematuro? 🙂 ). Si tratta di un romanzo storico davvero avvincente e fuori dal comune. Consigliatissimo. Il fatto che io abbia letto quasi metà libro domenica pomeriggio, spanciata sul divano in totale relax e ignorando completamente e senza fatica il notebook al mio fianco, la dice lunga.

E ora passiamo alla parte extra libri!

I preferiti della settimana:

il gelato della Latteria Ugolini (una pizzeria della mia zona ha aperto un punto franchising all’interno del locale) meraviglioso! (ecco finalmente la foto della coppetta)

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la domenica di sole passata in montagna e poi sul divano con una bella tazza di cioccolata calda (non si nota quanto sono golosa, giusto?) 🙂

la candela accesa a tavola all’ora di cena, perché un pizzico di romanticismo non guasta mai…

Lo ‘spreferito’:

dire il ritorno al lavoro sarebbe banale, quindi per fortuna (!) ho un’alternativa bella pronta: i tappeti messi innocentemente in asciugatrice che lasciano residui di gomma appiccicosissima in tutto l’oblò, e ovviamente l’olio di gomito necessario per rimuovere il tutto… 😦 sigh!

Code Name Verity di Elizabeth Wein

gennaio 13, 2014 § 8 commenti

Code-Name-Verity

Ho acquistato questo volume nel giugno del 2012 (!) senza saperne un granché, solo perché era in offerta su Amazon (versione Kindle). Poi mi sono resa conto che molti lo lodavano e mi sono parecchio incuriosita. Quando la scorsa settimana ho pescato dal barattolo dei libri il post it relativo, ho iniziato a leggerlo molto volentieri e l’ho amato fin da subito.

Code Name Verity è un romanzo storico, ambientato durante la seconda guerra mondiale. Verity è il nome in codice della protagonista, un’agente segreta scozzese, di cui leggiamo la confessione. Verity è infatti rinchiusa in una prigione nazista in Francia, è stata torturata, ha consegnato al nemico importanti informazioni e ora ha ottenuto due settimane di vita in cambio di una confessione scritta. La sua confessione è in realtà più un peana all’amicizia fra lei e la pilota Maddie, che è poi anche la persona che l’ha paracadutata in Francia pochi giorni prima e che probabilmente (sicuramente) è morta nell’impatto.

Ora, fin qui il romanzo è molto bello. E’ una storia d’avventura, di guerra e di spionaggio con due fantastiche protagoniste femminili e nessuna storia d’amore. C’è anche una serie di citazioni al libro Peter Pan. Ma anche se io ho apprezzato molto, a qualcuno potrebbe venire da chiedersi dove sta andando a parare l’autrice. Ecco, voi che siete lì fuori e magari state addirittura meditando di abbandonare il libro, non fatelo! Continuate. La seconda parte del romanzo è il motivo per cui ho dato il massimo dei voti a questo romanzo, e non dirò assolutamente nulla di più, così tutti voi vi godrete il romanzo come si deve.

Per chi ha letto, invece, il romanzo, evidenziare per leggere (attenzione, ENORMI spoiler in agguato): fin dall’inizio avevo pensato che il narratore fosse inaffidabile: Verity scrive una confessione improbabile e racconta se stessa in terza persona, si capiva che non era tutto così chiaro. Però. Non mi ero aspettata per nulla che, invece della collaborazionista che sembrava fosse riuscita addirittura a coinvolgere Engel nella sua rete di spionaggio. E figuriamoci, non avevo nemmeno capito che Maddie era ancora viva. La scena in cui Maddie spara a Julie/Verity però… La capisco ma mi ha fatto un po’ morire dentro… 😦 

Vi consiglio di visitare questa recensione, dove la blogger ha commissionato addirittura una manicure ispirata al romanzo!

Per chi vuole continuare l’avventura, c’è un altro romanzo di Elizabeth Wein, Rose Under Fire, che è ambientato nello stesso periodo anche se, da come ho capito, non ha nessun personaggio in comune.

Edit del 14.01.2014: mi sono accorta che in questa recensione non ho parlato del concetto di generosità, per cui rimedio ora. Il mondo in cui vivono le due protagoniste non permette – per nostra fortuna – una grande identificazione. La partecipazione di Maddie al conflitto nasce più che altro come un’estensione del suo amore per gli aerei e per il volo, mentre le motivazioni di Verity non mi sembra vengano esaminate, ma in entrambi i casi delle scelte che possiamo anche definire personali e non altruistiche mettono questi due personaggi nelle condizioni di poter fare molto di più, di mettersi a rischio per il benessere comune (ammetto che è una visione molto idealistica e soprattutto falsata dalla consapevolezza di cosa è stato il regime nazista) e non sono le uniche (penso a Engel, o anche alla domestica del capitano). E’ un tipo di generosità, di altruismo che noi oggi non abbiamo modo di sperimentare, per lo meno non nella quotidianità delle nostre ordinarie vite. Non posso aggiungere altro per non entrare nei dettagli della trama, ma credo che le scelte delle protagoniste siano stupefacenti!

Bed di David Whitehouse

gennaio 11, 2014 § 4 commenti

My parents taught me that when I grew up, the world would be my oyster. I wouldn’t tell the same lie to you. TauTona taught me that.
Everything you imagine about the future when you’re young makes everything that happens afterwards a cruel disappointment. I watched those women crying on the surface. I watched their colleagues crying underground. I watched hopelessly as our futile attempt to reach those men got nowhere at all for hours on end, and we knew they were dead. No one signed up for that.

Bed è il romanzo di debutto del giovane giornalista inglese David Whitehouse. Il romanzo ha provocato un certo scalpore nel mondo dei lettori, specialmente, mi sembra, qui in Italia, dove è stato pubblicato dalle edizioni ISBN con il titolo Buon compleanno, Malcom (questo titolo ha un senso, anche se preferisco l’originale). Sono costretta ad essere una voce fuori dal coro: tutti hanno apprezzato Bed, eppure a me non ha convinto per niente, anzi, mi ha infastidito sempre di più e il finale mi ha convinto ad assegnare solo due stelline.

La voce narrante del romanzo è quella del fratello del ‘protagonista’, Mal, il cui nome non viene mai pronunciato (chiara metafora della situazione di invisibilità di cui soffre). Mal è un ragazzino esuberante ed eccentrico, ma le sue ostinate anomalie si trasformano da carine ad imbarazzanti di pari passo con la sua crescita. Apparentemente in grado di conformarsi a causa dell’amore per la bella Lou, Mal in realtà non vede un senso nelle vite ordinarie che lo circondano: lui vuole cambiare il mondo. E la prospettiva di un impegno a lungo termine con Lou lo spinge, la notte del suo venticinquesimo compleanno, a mettersi a letto e a non rialzarsi più. La devozione della madre, che lo ama di un amore servizievole e distruttivo, gli permette questa scelta e anche la trasformazione in un essere non semplicemente obeso, ma di oltre seicento chilogrammi (non so nemmeno se è fisiologicamente possibile arrivare a questo livello), che viene crudamente descritto dall’autore in più punti. Se Mal è il protagonista ufficiale, però, in realtà noi viviamo nella testa del fratello, che ha con lui un rapporto di odio/amore: odio perché la loro famiglia gravita intorno a Mal al punto da renderlo invisibile, amore perché è Mal che tiene unita la famiglia, ed è lui che rende interessanti le cose. Il padre è costantemente impegnato in una sua personale ricerca di una possibilità di espiazione a fronte di un avvenimento tragico del suo passato (sue sono le parole citate a inizio pagina).

Ovviamente l’avvenimento centrale del romanzo è la decisione di Mal di rimanere a letto per sempre e la decisione dei suoi familiari di assecondarlo, in qualche modo. Non ho fatto che domandarmi, mentre leggevo: ma perché? E un perché ci viene offerto, alla fine. (evidenziare per leggere, ma attenzione, molti spoiler!) Apparentemente, Mal ha deciso che l’unico modo di fare qualcosa di grande, è mettersi a letto così da permettere a) alla madre di dare sfogo al suo amore su di lui b) al fratello di prendersi la sua fidanzata Lou, di cui è da sempre innamorato c) al padre di prendersi la rivincita sul disastro africano del suo passato costruendo un’opera di ingegneria che permetta al figlio di uscire dalla sua casa d’infanzia senza doverla distruggere). Certo è vero che un romanzo non si può razionalizzare in questo modo, e che Bed ci fa riflettere su molti temi importanti (l’egoismo, la natura avida dell’amore, la paura di affrontare la vita, il peso del rimorso), ma l’intera narrazione mi è sembrata più che altro uno sfoggio esuberante. Non leggo nella scelta di Mal niente di trascendentale, come lui vorrebbe o molti lettori hanno inteso. Detto questo, ho apprezzato di più Mal che il fratello, un piagnone come pochi!

Troviamo la generosità in questo romanzo? Sicuramente si: nelle figure della madre di Mal e della fidanzata Lou. La madre di Mal lo ha sempre accettato in tutto e per tutto, sostenuto e apprezzato. Non ha mai cercato di cambiarlo, nemmeno se questo voleva dire scortarlo fuori da un teatro nudo, o perdere un aereo perché è nudo, o tagliargli le unghie e disinfettargli le piaghe. Anche Lou avrebbe accettato di tutto da Mal, non lo fa solo perché è lui che la rifiuta. E allora si piazza in una tenda nel suo giardino di casa per poterlo tenere d’occhio. E anche quando sembra impegnata in un’altra vita, basta il richiamo del padre, affranto per essere stato abbandonato una seconda volta, per farla tornare in Inghilterra dall’America.
Mal ha bisogno della madre, il padre di Lou ha bisogno di lei. Chiunque sia in mezzo tende a scomparire. Così come al solito chi si lamenta meno e dà meno problemi agli altri, finisce per essere messo da parte. Non so, io se fossi stata lì penso che me ne sarei andata mandandoli tutti a quel paese, alla ricerca di qualcuno in grado di amarmi e di tenermi in considerazione anche se non ho problemi esistenziali e non chiedo aiuto a grande voce.

 

TelefilMeme!

gennaio 10, 2014 § 8 commenti

Visto che sto ancora rimuginando su Bed, rubo l’idea a Phoebes per questo meme: si tratta di  scegliere 5 telefilm che amiamo e rispondere alle domande.

Ecco miei telefilm:

1. Gilmore Girls
2. X Files
3. Lost
4. Bones
5. Downton Abbey

Qual è il tuo personaggio preferito del n°2 (X Files)?
Beh che domande! Fox Mulder! Non solo perché è molto carino ma soprattutto per la sua ostinazione, la sua fiducia, la sua mancanza di cinismo e il senso dell’umorismo.

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Qual è il personaggio che ti piace di meno del n°1 (Gilmore Girls)?
A pari merito Jess Mariano e Jason Stile. Capisco l’attrazione in entrambi i casi, però trovo che entrambi fossero dei partner che deviavano rispettivamente Rory e Lorelai dalle loro naturali personalità.

Una scena che ti descrive del n°4 (Bones).
Oh mio dio, Bones è perfetta perché pur non avendo niente della sua genialità e bellezza, mi ritrovo spesso nella misantropia di Temperance ‘Bones’ Brennan. Difficile ricordare una singola scena ma in generale tutti i momenti in cui lei si dimostra introversa, impedita nei rapporti sociali e tendenzialmente amante di attività particolarmente nerd e solitarie 😀

Qual è la stagione che preferisci del n°5 (Downton Abbey)?
La prima! Perché sono tutte belle, ma la prima è stata davvero una sorpresa, magica!

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Qual è la relazione che preferisci nel n°3 (Lost)?
Ah, questa è dura, perché è passato anche un bel po’. Anche se il mio personaggio preferito è Sawyer, direi Sun e Jin, perché sono la dimostrazione di come l’amore e la volontà possono tenere insieme davvero una coppia.

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Cosa cambieresti del n°5 (Downton Abbey)?
Ma c’è bisogno di chiederlo? Attenzione allo spoiler, ma io ovviamente farei in modo che Matthew non morisse!

Da quanto tempo guardi la n°1 (Gilmore Girls)?
Da una vita, infatti ho iniziato a vedere le prime puntate in tv, poi ho comperato le uscite in edicola e l’ultima stagione in cofanetto, e la riguardo periodicamente.

Come ti ha conquistato il n°3 (Lost)?
Ah, questo lo ricordo bene: è stato quando in una delle prime puntate (SPOILER!) si è scoperto che John Locke quando si era imbarcato non poteva camminare! Che shock! Questo colpo di scena mi ha colpito molto e da lì è stato sempre più amore.

Qual è il tuo attore preferito del n°5 (Downton Abbey)?
Oddio, semplicissimo: Violet Crawley, interpretata dall’inestimabile Maggie Smith! Ha un senso dell’umorismo e una mobilità facciale che sono fantastici!

Una scena che ti ha commosso del n°2 (X Files)?
Ehm, chi si ricorda…però da inguaribile romantica, tutti i momenti di tenerezza fra i due protagonisti 🙂

Hai visto più episodi del n°1 (Gilmore Girls) o del n°3 (Lost)?
Di Gilmore Girls, perché sono di più! E anche perché comunque è una serie che ho rivisto più volte, mentre Lost una sola (ma ho in programma di rivederla…)

Se potessi essere qualcuno del n°4 (Bones) chi vorresti essere?
Tutti! 😀 E intendo sia uomini che donne! Ma restringiamo il campo… se potessi essere una delle donne, sarei Bones, non c’è paragone… E se potessi essere un uomo, sarei Gordon Wyatt! Non vi ricordate chi è? Il terapista che Booth è costretto a frequentare dopo aver sparato a un pagliaccio mi sembra (il pagliaccio di un camion dei gelati, non una persona vera…) interpretato dal miticissimo Stephen Fry!

Un episodio che non ti è piaciuto del n° 1 (Gilmore Girls)?
Facile, ma sono due (occhio agli spoiler): la puntata in cui Lorelai delusa da Luke passa la notte con Christopher (io ho sempre puntato su Luke per Lorelai) e il periodo in cui Rory lascia l’università, smette di parlare con la madre e va a vivere con la nonna… che tristezza!

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Come uniresti il n°3 (Lost) e il n°4 (Bones) in un episodio crossover?
Cercando su Internet ho visto che c’è chi ci ha già pensato! 🙂 Sarebbe bello che Bones si ritrovasse ad indagare sulla ossa ritrovate sull’isola… lo so, sono banale!

Due personaggi del n°4 (Bones) che creerebbero una coppia improbabile
Direi che di coppie improbabili ce ne sono già abbastanza… Forse il tirocinante Colin (quello sempre depresso) e Daisy (perennemente sotto acido) ma non reggono il confronto con la realtà, ovvero Booth e Bones!

Chi ha il cast migliore tra il n°2 (X Files) il n°5 (Donwton Abbey)?
Ah, sono stellari entrambi, ma forse meglio Downton Abbey per il semplice fatto che ha molti comprimari, mentre in X Files l’azione è molto concentrata sui due attori principali.

Una citazione a caso del n°2 (X Files)
Dai, questa ci vuole: I Want to Believe

Grazie a Phobes per l’ispirazione e buone visioni a tutti!

Goodnight Nobody di Jennifer Weiner

gennaio 9, 2014 § 6 commenti

Jennifer Weiner è una delle mie autrici preferite di chicklit, anche se in realtà il motivo per cui mi entusiasma così tanto è uno solo: Letto a tre piazze (Little Earthquakes). Goodnight Nobody in realtà è un po’ anomalo in quanto più che un chicklit è un giallo, e anche per questo la traduzione italiana del titolo è assurda (ma perché mi stupisco ancora?): Buonanotte Baby. Il titolo Goodnight Nobody fa riferimento a un libro per bambini, che recita “Goodnight comb and goodnight brush, goodnight nobody and goodnight mush” (Buonanotte pettine e buonanotte spazzola, buonanotte nessuno e buonanotte pappa). La protagonista sta leggendo il libro alla figlia che le chiede: Mama, who is Nobody?” e lei dentro di sé pensa: Me. 

Kate Klein, infatti, si sente invisibile. Non riesce a capire come è finita sposata, con tre figli piccoli, a vivere ad Upchurch, un sobborgo di periferia che sembra una novella Stepford. Le altre mamme sono perfette: curate fisicamente, ben vestite, appassionate di cibo biologico, padrone di casa impeccabili e totalmente dedite ai figli, al marito e alla casa. Kate è cicciottella, ha i capelli sempre in disordine, indossa pantaloni cargo e magliette del marito e si dimentica sempre la merenda dei bambini. Ma soprattutto, si annoia, e il marito è sempre via per lavoro. Quando scopre il corpo della vicina di casa Kitty, accoltellata nella sua cucina, Kate si improvvisa detective, un po’ per noia un po’ perché nella cucina della vittima trova appuntato il numero di telefono del suo grande e disperato amore del passato, Evan.

Sono rimasta delusa da questo libro: la trama gialla e l’investigazione di Kate sono un po’ assurde, però io non mi aspetto mai davvero che siano realistiche in questo genere di libri. Mi hanno deluso molto i personaggi, con l’eccezione dell’amica del cuore Janie, che ha la vita che Kate sogna: vive a New York, è sempre perfettamente curata e vestita e ha una carriera. E’ un personaggio sopra le righe, eccentrico e divertente, anche se spesso più ragionevole della protagonista. Kate è una mamma/casalinga frustrata, ma soprattutto è una specie di Fantozzi in gonnella: sempre in ritardo, si dimentica di fare tutto, non tiene niente in ordine e pulito. Le sue scelte sono assurde, e l’infatuazione per Evan ridicola (che personaggio odioso), ma ridicolo è anche il modo e il motivo per cui si è sposata con Ben.

Il modello di vita incarnato dalle mamme di Upchurch, la cittadina dove Kate vive, fa sicuramente pensare: donne totalmente impegnate nella loro missione di mogli e madri e casalinghe, che trattano la maternità come una vera e propria carriera. Possiamo parlare di generosità da parte loro? Sicuramente c’è molto a cui rinunciano: alla loro carriera, al tempo libero… Siamo abituate a pensare che sia sbagliato rinunciare alla propria vita per la famiglia (e le mamme di Upchurch sono una caricatura da questo punto di vista), ma la realtà è un po’ più complessa di così, credo.

In conclusione, un romanzo che si fa leggere, ma anche dimenticabile. Se non fosse che conosco già l’autrice, non leggerei nient’altro di lei, e anche così qualche dubbio comincio ad averlo (o non è così brava lei, o sto cambiando gusti io).

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