Una ragazza da Tiffany di Susan Vreeland

febbraio 10, 2014 § 5 commenti

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“Abituatevi a riconoscere la bellezza in ogni momento, in ogni giorno della vostra vita” ci esortò. “Che i vostri occhi siano sempre pronti a cogliere la grazia di una forma, l’eccitazione di un colore”.

Come lo capivo: era quell’atteggiamento a rendere emozionante anche la più comune delle giornate. Per la strada o in un parco, o nel chiuso di una stanza, avevo spesso l’impressione di scorgere piccoli splendori di cui il resto dell’umanità pareva non accorgersi. (22)


Susan Vreeland è una famosissima autrice di romanzi storici, talmente nota che ero convinta di avere già letto qualcosa di suo, mentre in realtà 
Una ragazza da Tiffany (Clara and Mr. Tiffany) è il suo primo romanzo per me. Parla (in modo romanzato, anche se basato su alcune lettere reali) di Clara Driscoll, disegnatrice per Tiffany (la vetreria, guidata da Louis Comfort Tiffany, e non la gioielleria, che apparteneva al padre). Recentemente la scoperta di un carteggio della stessa Driscoll rivelò che molto probabilmente l’ideatrice delle famose lampade Tiffany (in stile Art Nouveau) era proprio lei, e non il suo titolare. Il romanzo ci parla della sua vita, e dell’importanza del reparto femminile della Tiffany Glass and Decorating Company, reparto di cui era responsabile, composto da sole donne, assunte proprio per la loro capacità di scegliere i colori migliori e per le loro capacità creative.

Clara è una donna molto moderna, combattuta tra la passione per il suo lavoro e l’amore. Dopo aver abbandonato la Tiffany (la cui politica aziendale richiedeva solo dipendenti nubili) per un breve ed insoddisfacente matrimonio (finito per vedovanza), ritorna, si concentra sul suo lavoro e dà vita alle lampade Tiffany. Si considera una vera e propria artista, anche se talvolta vive con molta frustrazione la mancanza di riconoscimenti pubblici del suo operato. D’altra parte, anche se la bellezza è tutto, nella sua vita Clara vive due grandi amori che la mettono di fronte ad una scelta difficile. Nella sua vita ci sono anche due uomini che hanno un ruolo molto importante, anche se non sentimentale: il primo è l’esuberante George Waldo, pittore omosessuale suo grandissimo amico, il secondo è lo stesso Louis Comfort Tiffany, nel suo ruolo di mentore.

Una ragazza da Tiffany è brillante nella ricostruzione di un’epoca storica piena di fermenti (la New York di fine Ottocento), ma risente un po’ di una scrittura didascalica. Non solo i dettagli tecnici sono eccessivi (ma non preoccupatevi, il romanzo è davvero scorrevolissimo nonostante la mole) ma soprattutto la narrazione è un po’ piatta, troppo documentaristica e poco romanzata, soprattutto nelle parti sentimentali, che dovevano rappresentare una forte attrazione contrastata dall’amore per il lavoro, e in realtà per me sono risultate poco convincenti. Clara è più credibile quando accetta la sfida di preparare delle enormi vetrate in cinque giorni, o quando si stizzisce per il dover lavorare nell’ombra, che nelle sue sofferenze amorose (e di sofferenze ce ne sono molte: il suo primo marito era molto più anziano di lei e impotente, cosa di cui si rivaleva trattandola malissimo; il successivo fidanzato, Edwin, fratello del pittore George, è un uomo incantevole ma all’improvviso perde la memoria e sparisce dalla circolazione senza dire nulla a nessuno – ricomparendo anni dopo; l’ultima relazione, con il signor Bernard – Clara si sposò realmente con quest’uomo – è inizialmente oscurata dal sospetto – che poi si rivela falso, fortunatamente, che lui sia segretamente fidanzato, o addirittura sposato, durante il loro corteggiamento).

Nel complesso, un romanzo piacevole, di facile lettura e anche molto interessante, che consiglio, nonostante i suoi difetti. Anche la generosità di Edwin, che si annulla per il bene dei poveri immigrati che vivono in condizioni disastrose, o di Bernard che tace la sua passione per non mettere in crisi l’oggetto del suo amore risultano poco coinvolgenti. D’altra parte le vicissitudini lavorative di Clara risulteranno molto avvincenti, e molto più moderne di quanto io mi fossi aspettata. Personalmente, però, non credo che leggerò altro della Vreeland per il momento.

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§ 5 risposte a Una ragazza da Tiffany di Susan Vreeland

  • Lightblue scrive:

    perchè dovevano essere nubili???

  • Eh, per potersi concentrare sul lavoro immagino… 🙂 era un personaggio un po’ strano, e onestamente non ho capito se questo è un dettaglio reale oppure romanzato…

  • Ludo scrive:

    Credo che il nubilato fosse un dettaglio reale. Anche in Europa, a Parigi per esempio, veniva richiesto alla maggior parte delle dipendenti dei grandi magazzini di rimanere nubili.

    In ogni caso, questo libro mi ispira per quanto riguarda proprio la parte concernente la sfera professionale e artistica, ma non per quanto riguarda la vita privata e sentimentale della protagonista.

  • @Ludo: del resto all’epoca il fatto di avere un lavoro per una donna era quasi ritenuto indice di dubbia moralità. Io ho trovato la narrazione a tratti piatta, ma immagino che se mi fossi accostata a questo libro con l’idea di leggere più un saggio e meno un romanzo sarei rimasta meno delusa.

  • […] Natasha Mr. Rosenblum’s List 3/5 Wolfe, WInifred Un matrimonio perfetto 4/5 Vreeland, Susan Una ragazza da Tiffany 3/5 Tyler, Anne Ristorante nostalgia 4/5 Titchmarsh, Alan Rosie 2/5 Tropper, Jonathan Tutto può […]

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