Tutto può cambiare di Jonathan Tropper

febbraio 16, 2014 § 2 commenti

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Lavoro per la Spandler Corporation, un’azienda da trecento milioni di dollari, con uffici in dodici stati. Abbiamo più di cinquecento impiegati. Siamo noti in tutto il paese come una società leader nell’industria. I nostri clienti contano parecchio su di noi. Non produciamo niente. Non vendiamo niente. Non compriamo niente. Se non esistessimo, bisognerebbe farci inventare da Kafka.

Zach è un ragazzo trentaduenne dalla vita particolarmente felice: vive con il suo amico multimilionario Jed in un palazzo di arenaria di New York (quanto mi ha ricordato il film Spiderman questo particolare), lavora come mediatore per una grossa azienda e sta per sposare Hope, una ragazza bellissima, ricchissima e – incredibilmente – perdutamente innamorata di lui.

Un problema di salute (uno di quelli che ti fanno rimanere in sospensione totale fino a quando non scopri esattamente di cosa si tratta, per capirci) mette in discussione tutta la sua esistenza: improvvisamente Zach non è più sicuro di essere davvero innamorato di Hope, dato che potrebbe esserlo di Tamara, la vedova di Rael, carissimo amico d’infanzia morto in un incidente stradale. Altrettanto improvvisamente il padre di Zach ricompare alla sua porta dopo anni di latitanza, riportando a galla ferite mai guarite e rancori mai sopiti.

Anche se è difficile simpatizzare con le recriminazioni di Zach, il romanzo è molto coinvolgente: ha ritmo, il linguaggio è davvero ispirato (a parte qualche caduta di stile), divertente ed originale, molto cinematografico, e il narratore non si prende mai troppo sul serio – cosa necessaria dato che il protagonista è davvero uno squallidone lamentoso. Onestamente ho apprezzato molto di più le parti relative alla famiglia (soprattutto i due fratelli di Zach: Peter, affetto da disabilità mentale, e Matt, un musicista che mi ha ricordato incredibilmente Charlie Pace di Lost – la madre Lela l’ho trovata poco convincente come personaggio) rispetto a quelle amorose: che la storia con Hope non convincesse, era normale, ma nemmeno la storia con Tamara mi ha detto un granché.

Non so se leggerò altro di Tropper in futuro (onestamente mi aspettavo tutt’altro) ma questo è un romanzo carino, simpatico, una buona lettura d’evasione. Peccato per il finale zuccherosissimo, ma si può perdonare.

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