Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson

febbraio 24, 2014 § 3 commenti

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Mi ero ripromesso che prima dei quarant’anni avrei vissuto da eremita nei boschi.
Sono andato a stare per sei mesi in una capanna siberiana, sulla sponda del lago Bajkal, all’estrema punta del capo dei Cedri del Nord. Il primo villaggio è a centoventi chilometri di distanza, non ci sono vicini, nessuna strada di accesso. Di tanto in tanto una visita. D’inverno temperature di meno trenta gradi, d’estate gli orsi in riva al lago. Insomma, un paradiso.
Mi sono portato libri, sigari e vodka. Il resto – spazio, silenzio e solitudine – c’era già. In quel deserto ho inventato per me stesso una vita sobria e bella. Ho vissuto un’esistenza che ruotava intorno a gesti semplici. Ho assistito al trascorrere dei giorni guardando il lago e la foresta, ho tagliato legna, pescato per mangiare, ho letto molto, camminato in montagna e bevuto vodka di fronte alla finestra. La capanna era un posto di osservazione ideale per cogliere i fremiti della natura.
Ho conosciuto l’inverno e la primavera, la felicità e la disperazione e, in ultimo, la pace.
Nella taiga ho subito una metamorfosi. Nell’immobilità ho ritrovato qualcosa che il viaggiare non mi dava più. Il genio del luogo mi ha aiutato ad addomesticare il tempo. Il mio eremitaggio è diventato il laboratorio di queste trasformazioni. Ogni giorno ho annotato i miei pensieri su un quaderno. Adesso quel diario è nelle vostre mani.

Essendo sia un’accanita lettrice che una persona piuttosto introversa, l’idea di passare sei mesi in una capanna in compagnia di un’accurata selezione di libri, senza compagnia umana se non strettamente occasionale, mi affascina parecchio. Sylvain Tesson è un viaggiatore francese che ad un certo punto della sua esistenza sente la necessità di isolarsi dal mondo, fermarsi, e perdersi nella contemplazione di ciò che lo circonda e del sé (questo mi ha ricordato Desolations Angels di Jack Kerouac).

E’ molto interessante il fatto che l’autore abbia scelto un luogo di isolamento che richiede un grosso impegno fisico: una capanna sulla sponda di uno dei laghi più freddi del mondo, in Siberia. Un posto dove fare legna è imperativo, gli sbalzi di temperatura massacrano il portatile e nemmeno il telefono satellitare funziona un granché. D’altra parte, molto tempo libero: per pensare, leggere, bere vodka, fumare sigari ed esplorare la natura.

Nonostante la mancanza di avvenimenti interessanti questo reportage mi ha affascinato molto, forse anche perché l’ho letto nell’arco di due mesi e quindi non ho rischiato l’overdose di descrizioni di natura ai limiti della sopravvivenza e riflessioni esistenziali.  Ammetto che non si tratta di un capolavoro: a tratti l’autore è un po’ troppo supponente, altre volte la venalità prevale. Non mi sembra che la sua scelta sia stata molto strutturata o filosoficamente pregnante, ma è una ricerca personale di significato, di un modo diverso di vivere che risulta interessante per gli spunti che fornisce. Detto questo, non so cosa Tesson abbia ricavato da questa esperienza, ma gliela invidio comunque un pochino (solo un pochino, perché io sarei morta al secondo giorno credo). E ho analizzato con fervore la lista dei libri selezionati per l’occasione!

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