The Last Runaway di Tracy Chevalier

marzo 13, 2014 § 6 commenti

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She had begun with a clear principle born of a lifetime of sitting in silent expectation: that all people are equal in God’s eyes, and so should not be enslaved to one another. Any system of slavery must be abolished. It had seemed simple in England; yet [ … ] When an abstract principle became entangled in daily life, it lost its clarity and became compromised and weakened. (278-9)

The Last Runaway è un interessante romanzo storico della famosa scrittrice Tracy Chevalier (è a lei che penso quando confusamente credo di aver letto chissà quanti libri di Susan Vreeland…). Non credo di essere mai stata totalmente convinta da uno dei suoi romanzi, con l’unica eccezione di Strane creature che, forse complice l’argomento, ho trovato affascinante.

In questa sua ultima uscita, l’autrice ci racconta la storia di Honor Bright, giovane quacchera inglese che nel 1850 decide di trasferirsi in America (a seguito della sorella, che deve andare in Ohio per sposarsi) a causa di una grossa delusione amorosa. Prima ancora di giungere a destinazione, però, Grace, la sorella di Honor, muore dopo una breve e violenta malattia e lascia la protagonista a destreggiarsi, sola e carica di nostalgia, in una casa in cui non è la benvoluta. Le vicissitudini personali di Honor si intrecciano a quelle dei vari fuggitivi che attraversano lo stato cercando la libertà in Canada, e che vengono aiutati da una rete di persone che è passata alla storia sotto il nome di Underground Railroad.

Il romanzo è di piacevole lettura ma ci sono alcuni difetti che, pur non risultandomi insopportabili, ho sicuramente notato. Prima di tutto il personaggio di Honor: la protagonista è simpatica ma particolarmente lamentosa. Per tutto il romanzo, infatti, sembra trovare mille difetti nei cittadini americani e nella società americana (e nel clima, nella frutta, negli alberi, eccetera) senza mai pensare che quello che non va bene per lei non deve essere necessariamente qualcosa di intrinsecamente negativo. Per fortuna a un certo punto ammette lei stessa che “perhaps [ … ] it is not that Americans are so wedded to individual expression, but that we British are too judgemental.” (316) Inoltre ho trovato le sue scelte e i suoi comportamenti poco coerenti (all’inizio del romanzo è chiaro a tutti che Honor non può rimanere a vivere con un uomo non sposato e una donna vedova, ed è chiaro anche che l’unico modo per andarsene è sposarsi. D’altra parte, però, un secondo dopo essersi fidanzata con Jack – a suon di metafore, e dopo quindici parole di conversazione – i due si concedono una bella ruzzolata nel fieno, e quando Honor si trova in disaccordo con la politica della famiglia del marito relativamente ai fuggitivi, scappa di casa incinta di otto mesi e vive per mesi a casa dell’amica Belle e nessuno fiata). Insomma il comportamento di Honor a tratti sembra molto limitato a causa della mentalità del diciannovesimo secolo, a tratti invece pare esageratamente moderno, caratteristica che poi cozza in modo plateale non solo con lo stile di vita quacchero, ma anche con il finale, pure un po’ insulso, dal mio punto di vista.

In conclusione, l’interessante ricostruzione storica di un periodo e di un luogo particolarmente intriganti (è entusiasmante rendersi conto che all’epoca esistevano persone così generose da mettere a rischio la loro stessa vita per poter dare una chance di libertà ai poveri schiavi in fuga) mi rendono felice di aver letto questo libro ma nel complesso non ne sono rimasta travolta, anche se ho trovato la trama piacevole e la lettura scorrevole. Non è stato tempo buttato via ma nemmeno consiglierei in modo particolare questa lettura. Immagino ci siano altri romanzi/saggi migliori, se si è interessanti ai fuggitivi e all’Underground Railway, o anche ai Quaccheri.

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§ 6 risposte a The Last Runaway di Tracy Chevalier

  • Ludo ha detto:

    Quanti parallelismi con me ho trovato nei pensieri che hai espresso in questo post.

    Anch’io, tanto per incominciare, tendo a sovrapporre la Chevalier con la Vreeland. Per quanto riguarda Strane creature, invece, non l’ho ancora letto, ma è quello che mi ispira di più dell’autrice. Deve essere, tra l’altro, un romanzo che ha colpito molto parecchi lettori, tanto da spingere la catena di librerie Waterstone’s a metterne in vendita un’edizione speciale a £ 2,99.

    «we British are too judgemental»… Lungi da me sputare nel piatto in cui mangio, ma è una loro caratteristica, è un atteggiamento molto naturale e spontaneo — che, quindi, è molto difficile condannare — che penso derivi dal loro passato imperialista e che è ancora presente (ma è in loro talmente intrinseco che nemmeno lo fanno con malizia… mi spiego?)

  • abrightshininglie ha detto:

    @Ludo: ma dai sono contenta che siamo in due a confondere queste due autrici, si vede che c’è un motivo allora! 🙂
    Capisco quello che dici sugli inglesi, io li conosco bene solo letterariamente, ma non ho difficoltà a riconoscere quest’attitudine. Quello che mi ha stupito è realizzare (sì, a volte sono davvero lenta) che l’autrice del romanzo è americana, anche se vive a Londra da moltissimo!

  • Ludo ha detto:

    Quese chiacchiere sui British mi fanno venire in mente un sacco di cose…

    Ho un’amica di qui che mi ha detto che, quando è stata in Italia, è rimasta di stucco dal fatto che al bar non capissero cosa fosse l’English Breakfast Tea! Le ho detto che se vuole il tè normale/liscio/da colazione è meglio che, in Italia, ordini semplicemente del tea.

    E vogliamo mettere quando c’è brutto tempo e dicono che il Continente è isolato anziché dire che le British Isles sono isolate!

    Very interesting and a bit funny!

  • abrightshininglie ha detto:

    Ah beh quella del tè è stupenda! C’è da dire che fino a ieri in tanti bar già che avessero il tè in bustine era un lusso… Comunque sono vagamente egocentrici, ma in modo affascinante 😉

  • […] velocissimo di cui mi ero, a dire il vero, più o meno dimenticata. La settimana scorsa ho letto The Last Runaway di Tracy Chevalier e Venuto al mondo di Margaret Mazzantini. Nessuno dei due mi ha entusiasmato, […]

  • […] Storia di chi fugge e di chi resta 4/5 Sarah Waters The Little Stranger 5/5 Tracy Chevalier – The Last Runaway 3/5 Margaret Mazzantini – Venuto al mondo 2/5 J. K. Rowling – The Casual Vacancy 3/5 […]

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