Sfida di poesia

aprile 24, 2014 § 3 commenti

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Eccomi qui, in gran ritardo (ma più o meno giustificato) a rispondere alla sfida lanciatami da Ludo. La sfida consiste nel pubblicare una poesia sul proprio blog. Come dice Ludo, è vero che non leggo poesia. Qualcuna, però, ogni tanto mi si incaglia addosso, e allora la riporto ben benino su un quadernino rosso (progetto piuttosto recente, infatti le poesie che vi ho ricopiate sono solo cinque). Fra queste, ho trovato forse la poesia ideale, e che mi piace molto (e rappresenta piuttosto bene il genere di poesia che potrebbe convincermi a leggere nuovamente una raccolta):

Ad alcuni piace la poesia di Wislawa Szymborska

Ad alcuni piace la poesia
Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo;
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Purtroppo non conosco la traduttrice di questa poesia, né l’anno in cui è stata scritta.

Non riesco ad immaginare nessuna blogger da sfidare (!) e quindi salto questa parte, ma ringrazio Ludo perché è stata una bella opportunità per uscire un po’ dalla mia routine di lettrice!

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Into the Wild di Jon Krakauer

aprile 24, 2014 § Lascia un commento

L’ultimo autoritratto di Chris, con il messaggio: I HAVE HAD A HAPPY LIFE AND THANK THE LORD. GOODBYE AND MAY GOD BLESS ALL!

I now walk into the wild.

Una piccola premessa: non sono una grande amante della vita all’aria aperta – mi piace camminare, anche in montagna (in modo del tutto amatoriale) ma il mio habitat naturale è sicuramente un ambiente chiuso provvisto di libri. Into the Wild non è esattamente il mio genere, l’ho letto perché tutti ne parlavano bene e volevo capire se c’era arrosto oltre al fumo. Non sono estranea al fascino dell’idea di ritirarsi in solitudine nella natura, ma per me rimane un esercizio intellettuale – non penso neanche per un attimo di farlo sul serio. Ho delle grosse difficoltà a capire chi rischia la propria vita per pochi attimi di esaltazione e adrenalina e tendo sempre a pensare che debbano essere persone estremamente annoiate dalla propria vita per darle così poco valore. Forse Into the Wild mi ha in parte aiutato a capire questa mentalità (At long last he was unencumbered, emancipated from the stifling world of his parents and peers, a world of abstraction and security and material excess, a world in which he felt grieviously cut off from the raw throb of existence.), in parte confermato che nasce fondamentalmente da un disagio (“I think maybe part of what got him into trouble was that he did too much thinking. Sometimes he tried too hard to make sense of the world, to figure out why people were bad to each other so often. A couple of times I tried to tell him it was a mistake to get too deep into that kind of stuff, but Alex got stuck on things. He always had to know the absolute right answer before he could go on to the next thing”).

Jon Krakauer è un giornalista che si è ritrovato a dover scrivere un reportage sulla macabra fine di Chris McCandless, un ragazzo ventiquattrenne di buona famiglia i cui resti vennero ritrovati nel 1992 all’interno di un bus-rifugio nella terra selvaggia a nord del monte McKinley, in Alaska. Una storia che lo ha colpito moltissimo (anche a causa di una grande identificazione in alcuni aspetti caratteriali di Chris) e che lo ha spinto a decidere di scriverci un libro. Christopher Johnson McCandless si laurea in storia ed antropologia nel 1990 e subito dopo dona i suoi risparmi, libera il suo appartamento e si mette in viaggio con la sua vecchia Datsun. Quando fu costretto ad abbandonare l’auto, bruciò i suoi ultimi risparmi e i suoi documenti di identità e continuò i suoi vagabondaggi in autostop. Dopo mesi di autostop, vita sulla strada e lavori occasionali, durante i quali Chris conosce molte persone che rimangono affascinate dalla sua personalità, decide di affrontare il viaggio della sua vita: l’Alaska. Affascinato da sempre da questa terra selvaggia, Chris desidera dimostrare che è possibile viverci solo di quello che offre la terra. Armato di pochissimi strumenti (tra cui un fucile) sopravvive per 112 giorni per poi soccombere alla denutrizione (probabilmente a causa di una neurotossina ingerita tramite dei semi di una pianta commestibile, neurotossina non ancora studiata all’epoca).

La storia di Chris normalmente provoca odio o amore. Jon Krakauer è profondamente affascinato da questo ragazzo carismatico ed estremista che rifiuta la vita strutturata della società e si rivolge alla natura per ottenere un significato e uno scopo più profondi. Molti lettori del libro lo vedono come una figura eroica, una persona che ha avuto il coraggio di vivere davvero la sua vita, pertanto profondamente ammirevole nonostante lo sfortunato esito del suo esperimento. Altri, invece, vedono la sua storia come una cautionary tale: cosa non fare mai – la storia di un imbecille che si è addentrato nelle terre disabitate dell’Alaska senza attrezzatura appropriata, senza nemmeno una bussola o una cartina aggiornata, senza un piano, senza avvisare nessuno di dov’era e senza dare notizie di sé alla famiglia. Con il senno di poi, una maggiore conoscenza della zona o anche solo una maggiore organizzazione gli avrebbero salvato la vita, ma questa non sarebbe stata il genere di avventura perseguita da Chris. I suoi detrattori sottolineano anche quanto l’idealismo e il romanticismo ingenuo di Chris stiano ispirando altre persone altrettanto idealistiche e romantiche, che potrebbero seguirne i passi e morire a loro volta altrettanto inutilmente.

Personalmente, trovo affascinante Chris, e valide alcune delle sue argomentazioni (anche se non approvo mai l’integralismo morale, perché non trova riscontro nella realtà. Il mondo è troppo complesso per questo). La storia della sua vita fa riflettere. Le poche parole che ha lasciato fanno riflettere. D’altra parte, le principali sensazioni che mi hanno accompagnato durante la lettura sono state profonda tristezza e smisurato orrore (e anche, devo dire, uno spiacevolissimo senso di voyeurismo). NOn si può giudicare la sua scelta scindendola dall’orribile esito. Apparentemente Chris è riuscito ad affrontare la sua vita da tramp e la sua incombente fine con gioia e accettazione, ma io sicuramente non riesco a vedere il motivo per farlo. Non riesco a non pensare all’orrore dei suoi ultimi giorni e all’orrore della sua famiglia quando ha scoperto cosa gli era successo, e quanto vicino era, inconsapevolmente, alla salvezza. Non riesco a non pensare al fatto che sarebbe diventato qualcuno, se fosse sopravvissuto, che l’estremismo della sua gioventù si sarebbe smussato, che sarebbe diventato più comprensivo e tollerante nei confronti delle persone diverse da lui, che forse avrebbe scoperto che il seme del cambiamento della vita risiede nella nostra testa e nel nostro animo, e non necessariamente nelle condizioni oggettive della nostra vita.

Concludo con uno stralcio da una sua lettera a un amico conosciuto durante i suoi vagabondaggi:

So many people live within unhappy circumstances and yet will not take the initiative to change their situation because they are conditioned to a life of security, conformity, and conservatism, all of which may appear to give one peace of mind, but in reality nothing is more damaging to the adventurous spirit whithin a man than a secure future. The very basic core of a man’s living spirit is his passion for adventure. The joy of life comes from our encounters with new experiences, and hence there is no greater joy than to have an endlessly changing horizon, for each day to have a new and different sun. If you want to get more out of life, Ron, you must lose your inclination for monotonous security and adopt a helter-skelter style of life that will at first appear to you to be crazy. But once you become accostumed to such a life you will see its full meaning and its incredible beauty. […] Don’t settle down and sit in one place. Move around, be nomadic, make each day a new horizon. […] You are wrong if you think Joy emanates only or principally from human relationships, God had place it all around us. It is in everything and anything we might experience. We just have to have the courage to turn against our habitual lifestyle and engage in the unconventional living.

The Woman in White di Wilkie Collins

aprile 22, 2014 § Lascia un commento

Wilkie Collins è uno scrittore dell’Ottocento inglese, amico di Charles Dickens (che non leggo da troppo tempo, ma che amo molto!). I suoi romanzi più famosi credo siano proprio The Woman in White The Moonstone, ma io ho iniziato la sua conoscenza con Armadale, letto addirittura cinque anni fa.

Quando ci si accinge a leggere The Woman in White, bisogna tenere ben in considerazione che si tratta di un vero e proprio librone: un romanzo ottocentesco in cui l’autore si prende il suo tempo per sviluppare la trama, e quindi lento, seppur avvincente. Se tutto questo non vi ispira, non perdete il vostro tempo!

Ora, la trama è presto detta: Laura Fairlie è un’ereditiera, orfana. Vive con la sorellastra, Marian Halcombe, e con lo zio. Laura, per espressa volontà del defunto padre, è promessa a Sir Percival Glyde ma, proprio quando il matrimonio sta per essere organizzato, ci sono due intoppi: il primo è che Laura si innamora, ricambiata, del maestro di disegno, Walter Hartright; il secondo è che qualcuno cerca di metterla in guardia sul suo promesso sposo e convincerla ad evitare le nozze…

Rispetto alla varie recensioni lette online, vorrei precisare che:

1. non sono d’accordo sul fatto che il millantato mistero, o meglio Secreto, che mette in moto tutta la narrazione e che ovviamente noi veniamo a conoscere solo alla fine del romanzo, sia ridicolo agli occhi moderni. In realtà tutto nasce (attenzione enorme spoiler) dal fatto che Sir Percival era un figlio illegittimo, in quanto i genitori non si erano mai sposati (la madre era già sposata, ma aveva abbandonato il marito che abusava di lei) pur avendo vissuto come tali. Rischiando di perdere titolo e beni, Sir Percival decide di falsificare i registri parrocchiali aggiungendo il matrimonio dei genitori – e in questo viene aiutato da Mrs. Catherick, che mette poi a parte del suo Segreto. Ovviamente per noi essere figli di una coppia non sposata non significa nulla, ma per Sir Percival significava la perdita di tutta la sua eredità, e la falsificazione dei documenti poteva significare, per lui come per la sua complice, la pena di morte! Le trovo delle motivazioni molto facilmente traducibili nel mondo attuale.

2. non trovo che la trama sia banale e scontata. Certo, questo può dipendere tranquillamente dal fatto che io sono particolarmente ingenua nelle mie letture, però a parte qualche sospettuccio, onestamente non ho previsto nessuna svolta nella trama.

3. non mi sono sentita particolarmente offesa dalla figura di Laura Fairlie, anche se ammetto tranquillamente che rappresenta la classica donzella in pericolo, che non sa fare niente per conto suo e deve essere salvata a ogni pie’ sospinto – non posso sentirmene offesa non solo perché il contesto è quello dell’Inghilterra dell’Ottocento, e dovrà pur voler dire qualcosa, ma anche perché la sua sorellastra, Marian Halcombe, pur essendo comunque vittima di qualche luogo comune, è davvero un personaggio ammirevole e da sola regge tutto il romanzo (bene, non da sola, ma ovviamente insieme al genio del male Conte Fosco).

In conclusione, se siete propensi alla massima sospensione dell’incredulità e non vi spaventano i mattoni, questo romanzo è totalmente consigliato! Non un capolavoro, forse, ma ottima letteratura di genere.

New Books…

aprile 21, 2014 § 17 commenti

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Weekly Wrap-Up ~ 07 aprile 2014

aprile 9, 2014 § 4 commenti

"Weekend away" by Martin Cahill

 

Mi sembra di aver scritto il precedente Weekly Wrap-Up praticamente ieri, e infatti da allora ho letto solo Stoner di John Edward Williams. Lettura bellissima, comunque. Ho anche iniziato il mio nuovo libro da comodino: dopo il diario di Anne Frank (che non era il massimo prima di mettersi a dormire, nonostante non sia scabroso) è l’ora di At Home di Bill Bryson. E’ il primo libro di Bryson che letto, e promette molto bene. Ho iniziato anche The Woman in White di Wilkie Collins, e starei sempre a leggere, se potessi, ma ovviamente, no.

I progetti per la settimana prossima sono: partire (Amsterdam!), rilassarmi, leggere The Woman in White e comprare una sporta di libri.

Gli acquisti della settimana:

Nessuno, nessuno, Amsterdam mi aspetta!

I preferiti della settimana:

i colleghi carinissimi che si prodigano con uno splendido regalo per un’occasione importante

il cellulare nuovo (il mio primo smartphone)

un giorno di permesso senza un perché e di shopping folle con la mamma

Lo spreferito:

sentirsi togliere la terra da sotto i piedi. con amore, eh! però…

Buone letture a tutti!

Stoner di John Edward Williams

aprile 8, 2014 § 4 commenti

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Sometimes, immersed in his books, there would come to him the awareness of all that he did not know, of all that he had not read; and the serenity for which he labored was shattered as he realized the little time he had in life to read so much, to learn what he had to know.

Non posso certo pretendere di scrivere una recensione di Stoner: altri lo hanno già fatto, prima e – ancora più importante – meglio di me. Io posso solo dire che Stoner mi è piaciuto molto e che, nonostante la sua passività, io mi riconosco nel protagonista e anzi, credo che a volte essere passivi davanti certe provocazioni chieda più fatica che non reagire (non che questo la renda la scelta auspicabile, ovviamente).

Dalla casa paterna immersa nella solitudine e pregna di duro lavoro, il protagonista si trasferisce in un’università che arriva quasi subito a sentire casa sua più di qualsiasi altro posto. E non importa se passa attraverso un matrimonio, una guerra, il fallimento di un matrimonio, una faida universitaria, una storia d’amore. Nonostante tutto, la vera storia d’amore del protagonista è con i libri, con il sapere. Perché sono i libri, o meglio ciò che contengono, che lo hanno salvato da una vita ottusa, dalla morte dell’anima.

L’autore riesce perfettamente a dimostrare che qualsiasi vita, anche la più apparentemente banale, è in realtà tempestosa e passionale dietro l’imperturbabile superficie. A volte si può non essere d’accordo con le scelte (o forse non scelte) del protagonista eppure ai miei occhi egli rimarrà sempre l’esempio umanissimo di una vita che potrebbe essere la mia. O la vostra. E che ammiro, perché forse lui ha fallito, ma da un certo punto di vista è uscito dalla vita vincitore come nessun altro.

Riepilogo di marzo 2014

aprile 3, 2014 § Lascia un commento

 

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Ecco la mia pila di libri da leggere per marzo, doverosamente demolita!

Elenco dei libri letti:

Carlos Ruiz Zafon – La sombra del viento 4/5
Anne Frank – Diario senza voto
Elena Ferrante – Storia di chi fugge e di chi resta 4/5
Sarah Waters The Little Stranger 5/5
Tracy Chevalier – The Last Runaway 3/5
Margaret Mazzantini – Venuto al mondo 2/5
J. K. Rowling – The Casual Vacancy 3/5
Leanne Banks – Footloose abbandonato
Susan Hill – The Beacon 4/5
Charlaine Harris – Dead Ever After 4/5
Jane Austen Lady Susan – I Watson – Sanditon

Rispetto alle mie previsioni, posso dire che The Casual Vacancy non è che mi abbia deluso ma non è stata nemmeno una lettura di quelle che cambiano la vita; Footloose non mi entusiasmava e infatti l’ho abbandonato; La sombra del viento è stata un’impresa, ma ce l’ho fatta!

Le statistiche per il mese di marzo sono:

10 libri (ovvero 3.969 pagine), di cui 9 scritti da donne, 1 da uomini;
7 in forma cartacea, 3 sul Kindle;
9 romanzi, 1 non fiction
1 fantasy, 2 storici, 1 classico;
5 in lingua inglese originale, 1 in lingua inglese in traduzione italiana, 1 in traduzione da altre lingue (dal tedesco)
4 di autori inglesi, 2 americani, 2 italiani, 1 spagnolo, 1 tedesco, tutti di etnia caucasica;
Tutti del ventunesimo secolo, tranne la Austen (1871) e il Diario di Anne Frank (1942).

Il libro più corto è stato The Beacon (154 pagine), il più lungo La sombra del viento (569).

Il mese di marzo ho ripreso le mie letture ‘normali’, con molte sfide e buoni propositi con qualche rimasuglio di TBR list ma fondamentalmente con tante nuove letture. Sono rimasta molto soddisfatta: per il mio progetto – ufficioso – di recuperare i libri che voglio leggere da una vita, ma non ho ancora letto, ho avuto la fortuna di scegliere The Little Stranger di Sarah Waters; per il progetto italiani, ho continuato a non tollerare la Mazzantini; la mia scelta classica era la Austen,  quindi non potevo sbagliare. Ho ritrovato molti autori noti e amati (una cosa che non posso dire di questo mese, è di aver letto autori sconosciuti).

Riepiloghi settimanali di marzo:

24 febbraio – 02 marzo
03 – 09 marzo

1
0 – 16 marzo
17 – 23 marzo
24 – 30 marzo

Libri acquistati in febbraio (legittimi, quasi!):

* J. K. Rowling – The Cuckoo’s Calling (questo non poteva mancare)
* Wilkie Collins – The Woman in White (il classico di questo mese, impossibile leggerlo sul kindle, sono quasi 700 pagine!)
* Vasco Pratolini – Le ragazze di San Frediano (un autore italiano conosciuto da poco e che mi piace molto – e poi ero nel luogo giusto, a Firenze!)
* Amélie Nothomb – La nostalgia felice

Gli obiettivi di marzo, li ho già pubblicati qui, quindi ora non mi rimane che tornare ai miei libri!

Buone letture a tutti!

Dove sono?

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