Doctor Sleep di Stephen King

maggio 26, 2014 § Lascia un commento

2014-05-22 06.53.28Avviso: le cinque stelline a King le assegno praticamente a prescindere! ūüôā E’ il mio autore-coperta-di-Linus.

Doctor Sleep¬†√® il seguito dichiarato di¬†Shining, che ho riletto proprio recentemente in vista di questa pubblicazione.¬†Shining¬†√® uno dei capolavori di King, sicuramente uno dei libri che tutti conoscono, come¬†It, probabilmente – anzi, sicuramente – anche grazie alla trasposizione cinematografica di Kubrik (che King, a quanto pare, non ha amato molto). Scriverne il seguito (e a cos√¨ tanti anni di distanza) √® stata una scelta molto ambiziosa, ma in realt√† questo romanzo condivide davvero poco con¬†Shining: il protagonista, una breve prima parte in cui Dick Halloran insegna a Dan a gestire le presenze dell’Overlook Hotel, che lo perseguitano anche dopo la distruzione dello stesso, e, parzialmente, l’ambientazione. C’√® la luccicanza, certo, e il tema dell’alcolismo, molto¬†caro a King (perch√© autobiografico, immagino). Per il resto, per√≤, la storia √® qualcosa di completamente diverso, di nuovo: come Dick Halloran prima di lui, anche Dan a un certo punto incontra qualcuno che gli somiglia e a cui deve dare una mano, Abra. E questa √® principalmente la storia di Abra, e dei cattivi che la perseguitano, che sono anch’essi nuovi di zecca. Questo cambio di marcia √® stato visto dai lettori in modi completamente opposti: alcuni lo hanno interpretato¬†come un fatto positivo, la decisione di scrivere un seguito di¬†Shining¬†ma senza vampirizzarlo, creando qualcosa di originale; altri per√≤ hanno contestato la decisione di pubblicizzare come ‘seguito di¬†Shining‘ un romanzo che, di fatto, ci azzecca poco con quello originale, e che poteva anche vivere di vita propria. Cosa molto vera, tant’√® che la mia rilettura di¬†Shining¬†in previsione di questo tomone (sono organizzatissima, io) non √® servita alla fine. Intendiamoci, sono contenta di averlo riletto, era una cosa che comunque prima o poi avrei fatto ed √® stata un’esperienza molto molto positiva, per√≤ anche se non mi fossi ricordata quasi nulla della trama,¬†Doctor Sleep¬†l’avrei letto comunque senza problemi.

Dopo una piccola parte dedicata a Dan bambino post-Overlook Hotel, lo vediamo adulto: un adulto alcolizzato, che vive di lavori occasionali (la maggior parte dei quali finisce perch√© lui non si presenta, reduce da una bevuta allucinante o forse anche da una scazzottata) e si rende subito protagonista di un episodio raggelante che lo perseguiter√† per tutto il romanzo. Ma quando il destino chiama un uomo con la luccicanza, l’uomo risponde, anche se √® un po’ pesto. E cos√¨ Dan, fuggendo dall’ennesima citt√†, dall’ennesima sbronza e dall’ennesimo lavoro perso, si libera (fisicamente e metaforicamente) della bottiglia e si ferma nella cittadina di Frazier, dove trova impiego, amicizie e un aiuto negli alcolisti anonimi. Impiegato presso il locale ospizio, grazie ai suoi poteri riesce ad aiutare gli anziani¬†nel momento del trapasso, aiutato da un gatto (bene, questa sotto-trama non ha molto senso, per lo meno fino a un punto della storia…e pensare che il titolo allude proprio a questo).

Abra Raffaella Stone √® un’adolescente e vive in un paese vicino a Frazier. Dotata fin da neonata di poteri speciali e molto potenti incappa in un gruppo di creature non umane, che per sopravvivere (o meglio, diventare virtualmente immortali) si nutrono della luccicanza e la identificano come una preda ambitissima. Questi cattivi, membri del Vero Nodo, appaiono come innocui camperisti ma sono in realt√† torturatori ed assassini. Quando Abra si rende conto di essere in pericolo (o meglio, che un ragazzino che ha visto nei suoi sogni √® in pericolo) contatta telepaticamente Dan (o meglio, Tony, il suo alter ego/amico immaginario) e gli chiede aiuto.

Credo mi¬†servir√† una seconda lettura per chiarirmi bene cosa penso di questo libro. Da una parte √® vero che il legame con Shining¬†√® un po’ forzato, sembra servire soprattutto a dare spessore al personaggio di Dan (che altrimenti sarebbe un po’ smorto) e anche alla trama stessa (alla fine, infatti, Dan e Abra riescono a sconfiggere il Vero Nodo sguinzagliando gli spettri dell’Overlook che Dan tiene rinchiusi in cassette di sicurezza mentali da quando √® piccolo). I cattivi non mi hanno convinto del tutto: ho capito cosa voleva fare King, ma mi sembra che in questo modo abbia tolto tensione alla trama. D’altra parte in generale mi sembra che con il passare degli anni la scrittura di King sia diventata sempre pi√Ļ patinata, guadagnando in fruibilit√† ma perdendo in potenza (credo l’esempio migliore sia proprio nell’evoluzione della saga della Torre Nera).¬†Concludendo non mi sembra che si possa gridare al capolavoro in questo caso ma¬†Doctor Sleep¬†rimane¬†comunque avvincente e si merita una -futura ovviamente- rilettura.

E così vorresti fare lo scrittore? di Charles Bukowski

maggio 21, 2014 § 4 commenti

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Uno dei tanti buoni propositi dell’anno √® quello di leggere pi√Ļ¬†poesia, e trascrivere quelle che mi piacciono particolarmente in un quadernino Moleskine. Per un po’ l’ho fatto, poi mi sono persa, ma mi √® tornato comunque utile quando Ludo¬†mi ha sfidato e ho dovuto scegliere una poesia, appunto, da pubblicare qui.

Ho scelto “Ad alcuni piace la poesia” di Wislawa Szymborska,¬†che mi √® sembrata appropriata vista la mia difficolt√† con il genere :). Anche l’acquisto di questa raccolta √® stato fatto sull’onda di questo progettino, e anche perch√© era in offerta (quando si tratta di generi con cui ho poca confidenza, ho delle grosse difficolt√† ad individuare autori che potrebbero interessarmi, e mi perdo subito d’animo).¬†Bukowski √® un autore che conosco per lo meno di fama, e che ho leggiucchiato in passato senza grandi slanci. Per√≤ c’√® da dire che le sue poesie sono molto leggibili anche per chi di poesia non mastica (o forse questa √® solo una mia impressione da ignorante, chi lo sa).

La quarta di copertina definisce il registro dell’autore rude, eccessivo, ironico e provocatorio. Direi che ci siamo. Le sue poesia parlano di un’umanit√† dolente, poco fotogenica ma molto reale, per cui l’autore sente una gran compassione, avendone fatto anche parte. Il suo √® un mondo di lavoratori sfruttati, pochi soldi, cattive compagnie e pessime scelte. E mi sembra che per Bukowski sia necessario essersi fatti pestare un po’ le ossa prima di poter prendere in mano una penna e sperimentare le gioie della scrittura (quello che sentivo era che quella lingua/usata a dovere/poteva essere brillante e bellissima ma/sentivo anche che dovevano esserci/delle cose pi√Ļ importanti che dovevo/imparare/prima. – dopo la tempesta di sabbia), tant’√® che la sua non √® una poesia costruita, laboriosamente prodotta, ma qualcosa che esplode dal dentro.

Devo ammettere di non averne capite alcune (un po’ perch√© proprio non ne ho capito l’utilit√†, il senso, un po’ perch√© magari mi manca il contesto biografico e non solo) per√≤ nel complesso mi sono piaciute, mi hanno fatto sorridere, annuire, intristire, mi hanno anche un po’ stupito. Non so quanto siano rappresentative dell’opera di Bukowski, non conosco altre sue raccolte e non ho idea di come sia stata compilata. Apparentemente sono tutti postumi, e questo volume √® la traduzione di una parte di una raccolta originale (che in italiano √® stata divisa in due, il secondo volume √®¬†Una notte niente male, il titolo originale della raccolta √®¬†Sifting through the Madness for the Word, the Line, the Way)¬†cosa che non mi entusiasma particolarmente. Ovviamente per√≤ la raccolta presenta il testo sia in lingua originale che in traduzione.

Concludo con una poesia

unblinking grief

the last cigarettes are smoked, the
loaves are sliced,
and lest this be taken for wry sorrow,
drown the spider in the wine.

you are much more than simply dead:
I am a dish for your ashes,
I am a fist for your vanished air.

the most terrible thing about life
is finding it gone.

Canale Mussolini di Antonio Pennacchi

maggio 20, 2014 § 2 commenti

Per la fame. Siamo venuti gi√Ļ per la fame. E perch√© se no? Se non era per la fame restavamo l√†. Quello era il paese nostro. Perch√© dovevamo venire qui? L√¨ eravamo sempre stati e l√¨ stavano tutti i nostri parenti. Conoscevamo ogni ruga del posto e ogni pensiero dei vicini. Ogni pianta. Ogni canale. Chi ce lo faceva fare a venire fino a qua?

Mi sto rendendo conto, man mano che mi interesso della letteratura italiana (la mia letteratura, la nostra letteratura) che ci sono molti scrittori in gamba. Insomma, non ci sono solo i grandi del Novecento, ci sono anche scrittori attuali (pi√Ļ o meno giovani) che difendono bene il nostro paese. Antonio Pennacchi √® uno di questi.¬†Canale Mussolini¬†√® il romanzo che l’ha portato alla mia attenzione (perch√© ha vinto il Premio Strega nel 2010) ma in realt√† l’autore ha gi√† pubblicato moltissimi libri, anche perch√© √® del 1950.

Canale Mussolini¬†racconta una storia italiana,¬†ambientata principalmente nella Pianura Padana e nell’Agro Pontino (una zona paludosa del Lazio¬†bonificata durante il governo fascista con la costruzione, appunto, del Canale Mussolini per defluire le acque), dove si sono trasferite moltissime famiglie del Nord, specialmente dal Veneto, come quella dei Peruzzi, la cui storia (nella prima met√† del Novecento, pi√Ļ o meno) viene raccontata da un loro discendente, la voce narrante del romanzo. Il tono del racconto √® pertanto colloquiale e colorito, perfino gigionesco (qualche lettore se n’√® lamentato) e gli eventi narrati sono lontanissimi da qualsiasi retorica, tant’√® che il ritornello del romanzo √® proprio¬†ognuno g√† le s√≤ raz√≤n: le scelte politiche dei Peruzzi (e non solo, ovviamente) sono molto prosaiche e talvolta perfino frutto del caso.

Canale Mussolini¬†√® un romanzo originale perch√© parla di fascismo, ma ne parla in modo schietto, senza farsi bloccare dai tab√Ļ, raccontando fondamentalmente le vite di uomini e donne normali, vissuti incidentalmente sotto il regime fascista, ma di fatto alieni a ogni tipo di ideologia. Sicuramente un romanzo provocatore, che fa pensare, ma anche divertente, grazie alla voce scanzonata del narratore, che mette in bocca il dialetto veneto pontino anche a Mussolini e addirittura a Hitler, e racconta la storia della sua famiglia con una buona dose di creativit√† ma sicuramente anche con moltissima umanit√†, creando una saga famigliare davvero avvincente. Consigliato: sicuramente legger√≤ altro di Pennacchi.

Midsummer night di Deanna Raybourn

maggio 13, 2014 § 4 commenti

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Midsummer Night¬†√® un raccontino ambientato nel mondo della serie Lady Julia Grey (mystery/romance ambientati nella societ√† bene dell’Inghilterra vittoriana) e collocato tra il terzo e il quarto volume della serie. Racconta il matrimonio tra i due protagonisti (Lady Julia Grey, appunto, e il detective Nicholas Brisbane) che nella serie non era mai stato descritto (e immagino che ben pi√Ļ di qualche fan si sia lamentato!)

Ora, io ho amato molto questa serie, l’ho letta dal 2010 al 2013 e gi√† il fatto che non mi sia persa per strada denota la mia devozione… per√≤ la mia predisposizione all’amnesia mi impedisce di godermi appieno questi revival. Recentemente mi sono accorta che sono state/stanno per essere pubblicate alcune storie strategicamente posizionate (le prossime,¬†Silent Night,¬†Twelfth Night¬†e¬†Bonfire Night sono tutte successive all’ultimo volume) che mi fanno sperare che l’autrice voglia ripescare questa serie che io avevo data per conclusa. I raccontini sono carini ma andrebbero letti a ridosso dei vari volumi a cui si riferiscono¬†e in ogni caso in cinquanta pagine non √® che si riesca a far succedere chiss√† che…

Io attendo con le dita incrociate, mal che vada mi rileggo tutta la serie ūüôā

The Anxiety of Kalix the Werewolf di Martin Millar

maggio 12, 2014 § 4 commenti

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Libro letto nell’ambito del mio progetto di continuare/finire le serie che ho iniziato (non tutte, eh, quello richiederebbe due vite, solo quelle che mi piacciono e che mi interessano ancora). Di Martin Millar non mi ha davvero mai interessato nient’altro che la serie dedicata ai licantropi. Si tratta di un urban fantasy leggero e divertente, condito con una buona dose di assurdit√†. Il primo volume della serie (Ragazze lupo – Lonely Werewolf Girl) era spassosissimo, il secondo (Vex e Kalix – Curse of the Wolf Girl) era molto divertente, quest’ultimo (non ancora tradotto) √® carino ma sinceramente ha perso molta della verve iniziale. Una serie tutta¬†in discesa, quindi (e attendiamo un quarto – forse ultimo? – capitolo).

La storia gira intorno a Kalix, una ragazza lupo adolescente con vari problemi (ansia, violenza, dipendenza dal laudano) che¬†viene esiliata dal clan per avere ucciso il padre e vive per le strade di Londra fino a quando non viene accolta da due studenti umani, Moonglow e Daniel che la accolgono nel loro appartamento insieme a¬†Vex, giovane spirito del fuoco. In questo volume la trama √® molto esile e si concentra (si fa per dire) sullo scontro tra i licantropi e i cacciatori di licantropi. La fine lascia ben capire di cosa si parler√† nella prossima puntata: la fatina maligna che ha portato scompiglio fra i licantropi ha deciso di fermarsi per un po’ a Londra a far danni; Distikka, ora in fuga anche dal regno del fuoco della regina Kabachetka, si rifugia sulla terra. Sarapen, che √® riuscito a tornare a casa, non sembra intenzionato a far altro che aiutare Dominil a liberarsi dalla dipendenza dal laudano, per√≤ l’abdicazione di Markus (umiliato dalla rivelazione che la sua vittoria su un altro licantropo era stata agevolata dalle macchinazioni della madre, che aveva avvelenato il suo avversario) apre un grosso spiraglio. Thrix √® sempre fuori di testa e Malveria cerca di aiutarla; Kalix e Vex sono impegnate nel nuovo anno di college e nei progetti per il futuro (Vex in particolare sta finalmente sviluppando i suoi poteri) e Moonglow e Daniel hanno finalmente deciso di uscire insieme, con esito non ancora rivelato. ¬†Non dimentichiamo che uno dei cacciatori √® riuscito a scappare dal massacro finale e sicuramente riapparir√†.

Onestamente ho trovato pesante questo romanzo: non √® cos√¨ spassoso da reggere per pi√Ļ di 600 pagine. Legger√≤ anche il prossimo ma spero vivamente sia molto pi√Ļ breve di questo e chiuda definitivamente le avventure dei nostri amici (o che per lo meno metta pi√Ļ carne al fuoco, perch√© Malveria e¬†Kabachetka che battibeccano o Thrix che si infuria o Dominil che √® fredda o Kalix che rimugina non sono abbastanza da tenere desta la mia attenzione per cos√¨ tante pagine – e Malveria non √® pi√Ļ la Malveria di una volta, ahim√©!)

La nostalgia felice di Amélie Nothomb

maggio 8, 2014 § 3 commenti

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Tanta gente mi chiede di raccontare. Cerco di rispondere e quello che dico suona falso. Come potrebbe essere altrimenti? Urto contro il muro dell’indicibile. Non so se bisogna raschiarlo per ottenerne una particella infinitesimale o se √® decisamente meglio scavarci una galleria. (118)

Am√©lie Nothomb √® una scrittrice che leggo e amo da tempo (qui e qui trovate delle recensioni recenti). In particolare trovo affascinanti i suoi romanzi autobiografici. Tempo fa sono entrata in libreria in cerca di questo¬†ma ho trovato¬†La nostalgia felice.¬†Con che gioia l’ho acquistato! Devo ammettere che non ne sono rimasta folgorata come con altri libri (Stupori e tremori,¬†Metafisica dei tubi, Sabotaggio d’amore) e non √® un romanzo¬†che consiglieri ai neofiti della Nothomb, ma l’ho amato comunque.

Am√©lie, figlia di un diplomatico belga, passa i primi anni della sua vita in Giappone, poi ci ritorna a vent’anni e infine a quarant’anni le viene offerta la possibilit√† di tornare una seconda volta, per un documentario. L’esperienza √® sconvolgente, considerando l’amore della scrittrice per questa terra, e per alcune delle persone che la popolano (in particolare, la sua tata che potete vedere anche in copertina e l’ex fidanzato Rinri).

Fino a oggi il mio idillio con il Giappone √® stato perfetto. Contiene gli ingredienti indispensabili agli amori mitici: incontro abbagliante nel corso della prima infanzia, sradicamento, lutto, nostalgia, nuovo incontro all’et√† di vent’anni, tresca, relazione appassionata, scoperte, peripezie, ambiguit√†, unione, fuga, perdono, strascichi. (25)

Il resoconto di questo viaggio è in parte frustrante (perché è sconnesso, parziale, sfrondato)

Tutto quello che amiamo diventa racconto. […] Quanto si √® vissuto lascia una musica nel cuore: √® quella musica che ci si sforza di ascoltare tramite il racconto. Si tratta di scrivere questo suono con i mezzi del linguaggio. Un’operazione che presuppone tagli e approssimazioni. Si sfronda per mettere a nudo il turbamento che ci ha conquistati. (7)

in parte dona pi√Ļ di quanto ci si possa aspettare. Ad esempio, io mi sono innamorata dei giapponesi anche solo grazie a questo passaggio:

Per tradurre quanto abbia nostalgia dei miei anni di giovent√Ļ nel Kansai, sento l’interprete utilizzare il termine¬†nostalgic¬†invece dell’aggettivo¬†natsukashii, che considero una delle parole emblematiche del Giappone. Dopo l’intervista, nel taxi che ci accompagna al ristorante prenotato dall’editore, cerco di chiarire la cosa con Corinne. –¬†Natsukashii¬†definisce la nostalgia felice – risponde – l’istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo che la riempie di dolcezza. I suoi lineamenti e la sua voce esprimevano dispiacere, perci√≤ si trattava di una nostalgia triste, che non √® una nozione giapponese.

Si pu√≤ non ammirare una nazione che non possiede il concetto di nostalgia triste? Ed infatti rientrando a casa, Am√©lie si ripromette di non essere pi√Ļ triste, di concedersi solo la nostalgia felice. Eppure questo viaggio sembra in parte un fiasco anche per lei: il Giappone di Am√©lie esiste nella terra dei ricordi, ma nella realt√† incontrare persone che non si vedono da vent’anni per subito poi abbandonarle, rivedere luoghi che a volte sono stati stravolti senza giudizio ([…] non c’√® futuro per ci√≤ che √® soltanto poetico. (101)) e dover rientrare poi in Francia, in una Parigi che non viene descritta nel migliore dei modi, sembra decisamente frustrante. Quindi, un viaggio dovuto, necessario, ma forse proprio per poterselo lasciare alle spalle, perch√© ormai questa √® una terra che non esiste pi√Ļ. E, come afferma Am√©lie nella citazione a inizio post, rimane in fin dei conti un’esperienza indicibile.

The Woman Who Died a Lot di Jasper Fforde

maggio 7, 2014 § Lascia un commento

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The libraries were a treasured institution and so central to everyday life that government or commerce rarely did anything that might upset them. Some say they were more powerful than the military or, if not, the certainly quieter. As they say, Don’t mess with librarians. Only they use a stronger word than “mess”.

Settimo (ed ultimo, ma solo per ora) volume della serie Thursday Next di Jasper Fforde. In questo blog ho recensito il terzo, quarto, quinto e sesto volume, ma qui trovate anche la mia recensione del primo. A quanto pare la traduzione della serie in italiano è ancora ferma al quarto volume (non che mi stupisca moltissimo, diciamo che a tradurre questi romanzi deve venire un bel mal di testa formato gigante).

Viene il mal di testa anche a cercare di riassumere la trama:¬†sappiate che si parla molto di biblioteche (in termini decisamente affascinanti), si cerca di evitare una distruzione divina di Swindon, si scopre che i viaggi nel tempo non sono possibili (pertanto la Chronoguard viene smantellata con effetto retroattivo), il mindworm di Aornis c’√® ancora ed √® sempre pi√Ļ fonte di confusione, la Goliath √® sempre sulle tracce di Thursday, e appaiono anche degli incredibili corpi sintetici temporizzati…

Questo episodio mi √® piaciuto molto in parte perch√© un po’ pi√Ļ ambientato in famiglia (e la famiglia di Thursday merita davvero), in parte perch√© si parla molto – almeno inizialmente – di biblioteche e chiunque ipotizzi raid armati a casa dei ritardatari nella riconsegna dei libri alla biblioteca avr√† sempre la mia incondizionata approvazione. Se proprio vogliamo dire che la serie ha un difetto, √® quello di mettere tantissima carne al fuoco: io a un certo punto ho smesso di tenere il conto delle sotto-trame. Ah, devo anche lamentarmi perch√© che Aornis possa essere eliminata semplicemente da colpi di pistola sparati a random mi rattrista alquanto.

Serie consigliatissima, anche se non tradotta (sappiate che, paradossalmente Рma poteva essere diversamente? Рi romanzi in lingua originale non sono particolarmente complicati da leggere).

Everything comes to an end. A good bottle of wine, a summer’s day, a long-running sitcom, one’s life, and eventually our species. The question for many of us is not that everything will come to an end but when. And can we do anything vaguely useful until it does?

Dove sono?

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