Mansfield Park di Jane Austen

luglio 14, 2014 § 4 commenti

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Mansfield Park è stata la mia rilettura annuale di Jane Austen, proprio quest’anno poi cade il bicentenario dalla pubblicazione. Nella mia precedente lettura (del 2008, ho incontrato la Austen ben tardi, lo ammetto) dicevo che Fanny Price è la classica eroina per benino che risulta poco simpatica rispetto alla media delle eroine austeniane: è timidissima, scoppia in pianto per un nonnulla (nel male ma anche nel bene, dato che è grata di qualsiasi briciola di attenzione riceve), non si aspetta nulla dalla vita, è moralmente inattaccabile e decisamente non il tipo di persona di cui si può dire che sta allo scherzo. Il cugino Edmund, l’oggetto del suo amore, è la sua versione maschile: seppur assertivo (è pur sempre un maschio!) è obbedientissimo nei confronti del padre, ha un’altissima opinione della professione a cui è destinato (il clero) e anche se si lascia ‘ingannare’ dallo spirito di Mary Crawford, non ci vuole molto perché ne veda tutti i difetti morali.

Un filone della critica dice che il personaggio di Fanny è stato creato dall’autrice per rappresentare non il modello di donna da lei ritenuto valido, bensì il tipo di comportamento richiesto dalle donne per essere accettate moralmente dalla società dell’epoca. Quindi guai ad avere delle opinioni, figuriamoci poi dichiararle o addirittura ostentarle: bisogna demandare le decisioni agli uomini della famiglia, tacere, essere grate e svenire di quando in quando. In questa lettura devo ammettere però che Fanny mi è risultata molto più simpatica, un po’ perché mi sembra che sia comunque in grado di difendere le sue opinioni anche se le persone importanti della sua vita la contestano (vedi la dichiarazione di Henry Crawford) un po’ perché è vero che il suo comportamento può essere rappresentativo della donna oppressa fin dall’infanzia, ma può esserlo anche della donna introversa (concetto per me relativamente nuovo e con cui mi identifico parecchio, per cui perdonatemi l’interpretazione). Fanny insomma sembra essere la donna che non parla, non sente il bisogno di imporsi ma sa difendere le sue idee e ha un codice morale ben preciso con cui è coerente. Normalmente le persone come lei nella società odierna vengono ignorate e ritenute insipide, ma invece Fanny riesce ad ottenere quello che desidera senza snaturarsi (che poi quello che desidera, Edmund, non risulti poi così desiderabile è un altro paio di maniche).

Affascinante comunque come Mansfield Park sembri essere al contempo il meno amato e il più discusso (ovvero, controverso) dei romanzi di Jane Austen. Per me conferma del fatto che, interpretazioni fantasiose o meno, quest’autrice ha ancora moltissimo da dirci.

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§ 4 risposte a Mansfield Park di Jane Austen

  • Phoebes ha detto:

    Io l’ho letto quest’anno per la prima volta. A me Fanny non è dispiaciuta, ma ammetto di non essere riuscita ad amarla appieno penso proprio per l’oggetto dei suoi desideri, quell’insipito Edmund mi è stato antipatico fin da subito!
    Fanny invece, pur con tutte le sue limitazioni, mi ha stupito perché all’inizio mi era parsa proprio una fanciulla ingenua, una che subisse gli avvenimenti e basta, invece si è rivelata non solo molto più accorta di tanti altri (Edmund in primis) ma anche più forte e decisa di quanto mi aspettassi.

  • abrightshininglie ha detto:

    Sì anch’io ho avuto questa impressione di Fanny molto più sostanziosa, mentre Edmund si lascia un po’ portare dalla corrente…

  • Ludo ha detto:

    Io sono tra quelle a cui Mansfield Park è sempre piaciuto. Il fatto che la società stesse cambiando e che Fanny fosse legata a un mondo di usi che erano lontani dai nostri, non mi rese la protagonista antipatica. C’è da dire che lo lessi da grandicella, però, a 19 anni, quindi mi sentivo comprensiva nei confronti delle scelte della Austen. E ancora, in realtà, in Fanny ci trovavo un po’ di me stessa.

    L’altra faccia della medaglia? Lo confesso: io tenevo per Henry Crawford (ma proprio smodatamente, eh)

  • abrightshininglie ha detto:

    Ecco, anch’io l’ho letto da grande la prima volta (ho scoperto la Austen molto tardi) però è stata in questa seconda lettura che anch’io mi sono immedesimata in Fanny. Henry Crawford è il classico donnaiolo redento, e ha decisamente più fascino e personalità di Edmund, ma io sono cinica e quindi non gli credo! 😛

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