Roderick Duddle di Michele Mari

luglio 21, 2014 § Lascia un commento

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Era da tempo che volevo leggere un romanzo di Michele Mari e avevo messo in wishlist Verderame, solo che poi è uscito questo Roderick Duddle, di cui diverse persone hanno parlato bene e devo dire che sono molto contenta di aver seguito questo consiglio. In generale, ringrazio tutte le persone che perdono tempo a dare la loro opinione sui romanzi che leggono, perché quest’anno – in cui mi sono riproposta di riscoprire la letteratura natia – sto scoprendo davvero molti autori italiani interessanti e meritevoli.

Fatta questa premessa, pur non avendo mai letto altro di Mari, ho capito che questo per lui è stato un divertissement: un romanzo di avventura che ricalca le orme dei grandi del genere (e non si risparmia omaggi alla letteratura, non solo a L’isola del tesoro di Stevenson, ma anche a Great Expectations di Dickens e Uomini e topi di Steinbeck) ma riesce ad essere anche fresco, divertente ed avvincente come forse le pagine dei classici faticano – oggi come oggi – ad essere.

Mari riesce infatti a tenere desta l’attenzione anche se, di fatto, la trama consiste solo in questo: un orfanello, tale Roderick, che viene cacciato dalla locanda dove viveva non appena la madre (una prostituta) muore, è in realtà il nipote, per quanto illegittimo, della vedova Pemberton, che sta per morire senza figli né eredi diretti e avendo molto sofferto di salute, ed essendo praticamente in punto di morta, incarica il suo amministratore di trovare il suo nipotino per eleggerlo suo erede universale. Tutte le persone che, direttamente ed indirettamente, vengono a sapere di questa eredità e del bambino che la otterrà, previa esibizione di un medaglione, cercano di trarre profitto dalla situazione. Si tratta insomma di un 500 pagine di imbrogli, giochi di forza, bravi mandati a rapire/ammazzare/intimidire la persona del caso, e un bambino che cerca di sopravvivere a tutto ciò.

Un romanzo che è un vero divertimento, non solo per la trama ma anche per tutti i piccoli giochi metaletterari che non servono a niente ma danno grandi soddisfazioni (sto parlando non solo dei personaggi che omaggiano, nel nome e a volte un pochino anche nel carattere, i romanzi di cui sopra – e chissà quanti riferimenti mi sono persa) ma anche del vezzo di trattare il romanzo come una traduzione dall’inglese (e l’ambientazione è inglese, resa benissimo senza la necessità di ammorbare i lettori con lunghissime descrizioni) nonché la breve cornice dell’azione, in cui lo stesso Michele Mari ha un piccolo ruolo.

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