Legami di sangue di Irène Némirovsky

luglio 27, 2014 § Lascia un commento

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Sono innamorata di questa autrice da quando ho letto il giustamente osannato Suite francese nel 2008. Ho la nettissima impressione che di lei si stia pubblicando davvero tutto, e soprattutto anche molti raccontini come questo che, furbescamente da un punto di vista editoriale, vengono spalmati sulla lunghezza di una novelletta. Diciamo pure che sono 96 pagine, ma in realtà sono molto meno. Come ho spesso ribadito io non amo molto i romanzi brevissimi in quanto mi sembra di averli finiti ancora prima di affezionarmi ai personaggi, di riflettere su quanto letto. Certo ci sono le eccezioni. Legami di sangue è notevole per la scrittura e per l’indagine psicologica però non è, a mio avviso, un’eccezione: insomma, non è imperdibile, seppur bello.

In questa manciatina di pagine l’autrice riesce a regalarmi l’immagine nitidissima di una famiglia: tre fratelli – sposati – e una sorella – divorziata, si radunano per la solita cena domenicale a casa della madre, che vive sola con la domestica. La madre percepisce che i figli hanno dei problemi, che ci sono delle tensioni, ma i figli tendono a nasconderle tutto quanto è spiacevole nelle loro esistenze, per non darle un dispiacere, finendo però non solo per non avere nulla da dire, ma soprattutto con il creare un’enorme distanza tra loro e la madre, all’oscuro del novanta per cento della loro quotidianità.

Quando la madre si ammala, fratelli sorella e nuore si radunano al suo capezzale e improvvisamente i fratelli percepiscono quanto le mogli siano distanti, quanto solo loro consanguinei possano capirsi l’un con l’altro nel terrore della possibile perdita. Questo riavvicinamento, affiatamento, fa sì che i due fratelli maggiori si impegnino, per quanto vagamente, ad aiutare il minore, che desidera un prestito per un’impresa disperatissima, e che si rivela ancora più disperata del previsto quando, nella penombra della veglia, egli ne rivela tutti i particolari. I discorsi della notte al mattino hanno però una luce tutta diversa, si sa.

Ci sono due cose che non mi hanno convinto in questo racconto: la prima, è la brevità; la seconda, il finale troncatissimo. Non ho nulla contro i finali aperti ma questo, più che aperto, sembra mangiato dal cane. Al di là di questo nel bene e nel male la Némirovsky è sempre bravissima a descrivere i suoi personaggi, così umani, così deboli, così deprimenti – non tanto perché sono deprimenti, quanto perché sono veri, verissimi, e in loro vediamo noi stessi, come siamo o come potremmo, Dio ce ne scampi, essere.

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