Corto viaggio sentimentale di Italo Svevo

luglio 30, 2014 § Lascia un commento

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Libriccino acquistato al supermercato (in qualche modo bisogna cedere alle tentazioni: io spesso al supermercato vorrei comperare un libro, ma raramente trovo un libro degno di essere adottato). Si tratta di un romanzo incompleto a causa della morte dell’autore (addirittura l’ultima frase recita “Alla stazione di Tries”) ed è un peccato davvero.

Racconta il viaggio del protagonista, un ormai anzianotto (ha sessant’anni, ma non sono mica i sessant’anni di oggi) signor Aghios che per motivi di lavoro deve prendere il treno da Milano a Trieste tutto solo, senza la moglie e il figlio. Poiché vive la vita familiare come un peso è contento di partire solo e di godersi la libertà. Il suo è un viaggio sperimentale: se gradirà la libertà di viaggiare solo, approfitterà delle occasioni che il lavoro gli riserva, altrimenti ritornerà alla placida vita in famiglia (La famiglia era come un velo dietro al quale ci si riparava per vivere sicuri e dimentichi di tutto). E’ proprio vero che familiari, amici, colleghi e conoscenti ci definiscono a tal punto che a volte, quando vogliamo fare qualcosa di diverso, osare un piccolo atto di ribellione alle nostre consuetudini, preferenze, gusti, ci sentiamo quasi trattenuti anche solo all’idea della reazione che il nostro cambiamento provocherà (e ci sono moltissime persone che si indignano perfino, quando qualcuno osa smentire i propri gusti, cambiare le proprie abitudini!)

Aghios è sia portatore di riflessioni così interessanti, in cui ci si identifica parecchio, sia l’ingenuità personificata: si altera parecchio quando la moglie ride della sua goffaggine (Aghios alla stazione non riesce a trovare il suo treno e quando lo trova, rischia di dimenticarsi il bagaglio a terra) e si preoccupa del contante che porta nella tasca della giacca (preoccupazione ben fondata, tra l’altro). Nel suo viaggio incontra persone diverse, che gli raccontano un pezzetto di mondo, eppure il suo è un viaggio soprattutto mentale (Aghios infatti è un tale rimuginatore da far concorrenza alle peggiori fra noi donne…) e ci rivela tutti i suoi pensieri, il suo autocompiacimento per la sua mentalità ‘moderna’ e tutte le sue reali piccinerie… Come dicevo, molto interessante e piacevole, ha acutizzato il mio desiderio di leggere altro di Svevo (all’attivo ho solo La coscienza di Zeno, anche se letto due volte), però essendo incompiuto non ho assegnato un voto alto.

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