Memento mori

gennaio 24, 2015 § 4 commenti

Non so qual è il motivo per cui non ho ancora assegnato il massimo dei voti quest’anno (o meglio, ) ma sto leggendo dei libri veramente belli, e di questo sono molto contenta.
Magari sono un po’ meno contenta di aver passato una settimana a letto per l’influenza (e non ho nemmeno letto così tanto – troppo mal di testa – anche se ho visto moltissimi dei film candidati all’Oscar. Voi avete preferenze? Io vorrei vincesse l’unico film che avevo visto già prima delle nominations: Grand Budapest Hotel).

18243293Alcuni (!) anni fa, ovvero nel 2008, ricordo di essere rimasta stregata da La tredicesima storia di Diane Setterfield. Ho sempre conservato un ottimo ricordo di questa lettura (ottimo nel senso di positivo, perché della trama ricordo assai poco!) e l’anno scorso ho acquistato non appena possibile la nuova uscita di questa autrice: Bellman & Black. A Ghost Story. Inizialmente sono rimasta sorpresa dalle numerose recensioni negative di questo romanzo, ma credo di aver anche capito il perché: Bellman & Black  non è affatto una ghost story – è la storia di un uomo, William Bellmann, ossessionato, e della lezione che non vuole imparare. William da ragazzino uccide un corvo con la sua fionda, un episodio che sembra centrale nella sua crescita, un episodio che cerca di dimenticare ma, come ben sappiamo, più si cerca di seppellire qualcosa più torna a galla. In effetti William è un uomo consumato dal senso di colpa. Per un corvo, vi chiederete? Ebbene, anche l’uccisione di un corvo se gratuita è degna di un bel senso di colpa. Inoltre, la Setterfield ci insegna, grazie e numerosi ed interessantissimi incisi, che i corvi non sono affatto quello che sembrano, bensì molto, molto di più. E ricorda la leggenda dei corvi di Odino, Pensiero e Memoria, che nella mitologia norrena ogni giorno sorvolano il mondo per raccogliere informazioni da portare al loro padrone.

[****attenzione, da questo punto, spoiler alert***]

Questa affascinante recensione mi ha illuminato, proponendo un’interpretazione del romanzo che mi sembra perfettamente logica: l’autrice sostiene che William si sia sentito non voluto, non meritevole, fin da quando il padre ha abbandonato la madre e lui stesso poco dopo la sua nascita. Secondo lei il senso di colpa infondato ma fortissimo che William prova per l’abbandono del padre si fonde con il senso di colpa inferiore ma ben giustificato relativo all’atto di uccisione di un povero corvo. Questo sentimento lo accompagna in tutta la sua vita, insieme alla costante repressione del dolore: ogni dolore diventa un’occasione per razionalizzare, organizzare, impegnarsi in un’attività costante che impedisce al protagonista di fermarsi e pensare, di fermarsi e ricordare. Nel suo turbine di attività, al di là del quale egli appare come un uomo di successo, William si perde però i fondamentali: non capisce perché la figlia Dora si è salvata, unica superstite della sua famiglia, dalle febbri; non capisce che quella che lui interpreta come persecuzione da parte del signor Black non lo è per nulla, anzi; non capisce qual è il patto che hanno stretto; non capisce fino a che non arriva la fine e la sua nemesi lo costringe a fermarsi. A pensare. A ricordare. La stessa cosa che l’autrice tenta di fare con noi lettori tramite questo meraviglioso romanzo.

[*** fine spoiler ***]

In conclusione, se vi capita, leggete questo romanzo. E’ scritto meravigliosamente ed è una storia davvero avvincente, soprattutto se vi fermerete e rifletterete e vi permetterete di leggere oltre le righe. Io, per conto mio, conto di rileggere La tredicesima storia a breve (magari sarà il mio prossimo libro da comodino). Sono solo triste perc23456814hé ora non mi rimane più niente da leggere di questa autrice, e chissà quando pubblicherà di nuovo. Sono in lutto anche per la fine di una saga che mi ha avvinto come poche: la quadrilogia dell’amica geniale di Elena Ferrante. Vi prego, lasciate stare la povera Ferrante nel suo anonimato, a chi può interessare chi è finché ci sono i suoi libri da leggere? Non credo sia possibile parlare di questo romanzo, Storia della bambina perduta, in modo razionale, diciamo semplicemente che Lila ed Elena rimarranno con me a lungo, che ricomincerei a leggere tutti i libri daccapo anche ora, che la Ferrante è meravigliosa nel suo creare una Napoli, un’epoca, dei personaggi e degli stati d’animo così limpidi, così crudeli, così veri. Spero solo che anche i suoi romanzi pre-amica geniale mantengano questo livello (io ho letto solo La figlia oscura, ma così tanto tempo fa che se non altro è proprio da rileggere.

Non so se vi capita mai di ricordare con precisione quando stavate leggendo un dato romanzo. Io per esempio ricordo di aver letto il precedente della saga della Ferrante in un sabato pomeriggio un po’ obliquo, passato a letto per inerzia. Ho poi (ri)scoperto proprio mentre finivo The Corrections di Jonathan Franzen di aver letto il suo Libertà durante la mia precedente influenza. A questo punto non so se è così affidabile la mia impressione di Franzen, che avevo adorato in Zona Disagio (letto senza febbre) e altrettanto apprezzato nei suoi romanzi, che però mi sembrano dei vortici impazziti che richiedono davvero un bell’impegno nella lettura. Sarà anche la lettura in lingua originale…

956280The Corrections è, comunque, un romanzo mondo. I personaggi di Franzen sono sempre estremamente americani, ma riescono a portarci in dei luoghi abbastanza universali. Soprattutto, sono talmente estremi nelle loro idiosincrasie e nei loro difetti, che dovrebbero risultare totalmente incredibili e invece mi sono ritrovata a fare il tifo per l’uno o per l’altro, ad arrabbiarmi, a sentirmi delusa, insomma ho vissuto con loro, la famiglia Lambert. I temi di questa storia sono talmente tanti che è impossibile parlare di tutto, è impossibile parlare anche di pochissimo – sento che potrei rileggere venti volte questo romanzo e trovare ancora qualcosa di nuovo, un pezzettino di storia su cui riflettere. Ovviamente il tema principale è quello della correzione, che credo si possa interpretare in molti modi ma più banalmente che mai ovviamente riguarda i vari fallacissimi Lambert e la possibilità che riescano a smussare il loro carattere, a darsi una seconda chance, a cambiare, in parole povere.

Il personaggio che ho odiato di più è quello di Enid: una casalinga esigente e lagnosa (che poi avesse anche un marito orribile è un altro paio di maniche) per nulla restia a mortificare i propri figli nell’eterna lotta contro il marito reo di non saperla né apprezzare né amare (cosa peraltro vera) e incline a sfogare la sua amarezza in un’eterna critica rivolta a raggiera intorno a sé (bersagli, spesso e volentieri, proprio i suoi tre figli, di nuovo, anche come adulti). Solo quando (***spoiler spoiler***) il marito Alfred, ormai ad uno stadio avanzato di demenza, viene ricoverato in una casa di cura, la donna si rilassa abbastanza da rendersi conto che ora la sua vita è decisamente migliore, che può baciare ed accarezzare a suo piacimento il marito perché lui non è più presente per fermarla, che può passare i suoi giorni a fargli notare quanto sta sbagliando, dopo una vita passata a sentirsi sbagliata lei. (***fine spoiler***) I mostri che escono dai libri sono proprio questi, altroché. Libro letto e finito con una grande amarezza (se le correzioni sono queste, aiuto!) ma anche con grande, grandissimo piacere, perché Franzen è un maestro, davvero. E appena mi riprenderò cercherò di decidere con quale tomo proseguire questa conoscenza.

Un buon inizio

gennaio 13, 2015 § 16 commenti

2003182Anzi, un ottimo inizio di anno, grazie alla rilettura di Emma, di Jane Austen. La Austen è una di quelle autrici da cui è facile farsi affascinare, e sto rileggendo tutti i suoi romanzi, uno all’anno. Quest’anno toccava ad Emma, molto appropriato visto che proprio nel 2015 si festeggia il bicentenario dalla pubblicazione.

Posso tranquillamente dire che non è il mio Austen preferito (che è Persuasion), ma lo trovo comunque estremamente divertente. Divertente, sì. Non penso che sia un bene leggere i romanzi di Jane Austen per la storia romantica: forse Pride and Prejudice è l’unico che dà qualche soddisfazione in questo senso, qui invece la faccenda viene sbrigata in fretta e furia nell’ultima cinquantina di pagine. Prima di allora alla protagonista eponima non era nemmeno venuto in mente di essere innamorata.

Emma, oramai lo sapranno pure i sassi, è la classica giovinetta intelligente, bella, ricca, di buona famiglia e pure educata e piena di buone intenzioni, che dall’alto dei suoi venti anni ritiene di poter trovare l’anima gemella a ciascuno dei suoi amici. E dopo essersi vantata dell’unione della sua ex istitutrice (praticamente una seconda madre) con il signor Weston, decide di applicare le sue doti alla sua nuova amica, Harriet Smith, una giovane senza arte né parte, figlia naturale di ignoti, sistemata vita natural durante presso la scuola locale per signorine. Harriet è bella ma non particolarmente intelligente né volitiva, ed è la persona che viene più maltrattata da Emma, che prima le fa rinunciare all’offerta di matrimonio del signor Martin (che è solo un agricoltore!), e poi la induce ad aspirare a vette più alte, arrivando al punto di boicottarsi involontariamente.

I personaggi minori sono i migliori: l’ipocondriaco signor Woodhouse (il padre di Emma) per cui il matrimonio è una disgrazia inconcepibile, il cibo ricco da evitare a tutti i costi, e il farmacista locale il migliore degli amici; l’incomparabile signorina Bates, una donna impoverita che vive con la madre sorda e la nipote, Jane Fairfax, e che affligge tutti con la sua continua e logorroica sequela di banalità, pur consapevole della propria stupidità e dell’onore che riceve nell’aiuto e nella compagnia dei suoi vicini (confesso che le lacrimucce che ho versato leggendo Emma sono state causate proprio dall’acida battuta di Jane nei confronti della povera signorina Bates, e i conseguenti rimbrotti del signor Knightley, nonché l’amaro pentimento di Emma poi); il tronfio signor Elton e la sua inarrestabile sposa – la Austen deve aver avuto qualche rimostranza nei confronti delle persone di chiesa (o per lo meno di certi tipi di persone di chiesa); l’asociale cognato di Emma, John Knightley, sempre stupefatto di fronte all’altrui desiderio di compagnia.

Gli aspetti meno attraenti del romanzo sono la costante attenzione ai rapporti di classe (che dovrebbero impedire il matrimonio tra Harriet e il signor Elton o il matrimonio di Frank Churchill con Jane Fairfax) e la natura abbastanza assurda della quotidianità di Emma, che, essendo ricca e senza problemi, ma anche priva di un marito di figli, sembra avere talmente poche scelte socialmente accettabili per impiegare il suo tempo da dedicarsi a combinare matrimoni.

Contestualmente ho visto anche il film con Gwyneth Paltrow, non male direi, anche se gli anni si fanno sentire (e posso dire quanto orribile è la capigliatura di Ewan McGregor?)! Sono curiosa della serie con Romola Garai e vorrei anche vedere, a dire il vero, Clueless, che non sapevo fosse vagamente ispirato ad Emma.

23207446Se ci sono persone che evadono dalla monotonia della propria poco entusiasmante quotidianità (mal) combinando matrimoni, c’è anche chi viene risvegliato dal torpore e dalla depressione del pensionamento dalla lettera di uno psicopatico in cerca di attenzioni… Ebbene sì, perché il secondo libro che ho iniziato quest’anno è Mr. Mercedes di Stephen King, la storia di un detective in pensione che decide, aiutato dai più insospettabili degli aiutanti, di catturare lo psicopatico che anni prima ha ucciso diverse persone falciandole con una Mercedes rubata mentre facevano la fila per un agognatissimo lavoro.

Se non conoscete King, o avete iniziato a leggere It ma siete stramazzati al suolo a pagina 50, ci sono molti altri suoi romanzi che potrei consigliarvi. Mr. Mercedes non è assolutamente un capolavoro, e difficilmente spolverandolo nella mia libreria mi verrà l’ardore di rileggerlo, o di consigliarlo a qualcuno, però io ho un’adorazione per il Re, come ben scrivo ogni volta che ne ho la possibilità, e di lui leggerei qualsiasi cosa. Ho più aspettative per l’uscita prevista per quest’anno (in Italia), comunque, RevivalDetto questo specifico che il romanzo in oggetto è un giallo onestissimo e un’ottima lettura, solo che King mi ha abituato al meglio!

Di questo romanzo posso dire tre cose: a) che King è sempre ben sintonizzato sull’attualità: non sono un’esperta di cronaca americana, ma il mondo in cui vive Bill Hodges è un mondo realistico, che non suona a vuoto e con cui è facile connettere; b) che l’autore riesce a creare dei personaggi con pochi tratti riuscendo ad evitare il rischio macchiette – non voglio dire che ci sia chissà quale indagine psicologica qui, eh, però i personaggi funzionano, anche se ci sono un paio di svolte nella trama (svolte importanti, grosse) a cui forse non ho creduto tantissimo; c) che il finale riesce comunque ad incuriosire parecchio, perché come ben insegna il nostro maestro almeno nel mondo dei thriller il male è sempre più interessante e quindi aspetto volentieri l’uscita del prossimo capitolo (perché sì, si tratta di una trilogia).

23292818Per fortuna non esistono solo le trilogie (o le serie infinite, o i mattoni intrasportabili) ma abbiamo a nostra disposizione anche libretti più agili, addirittura di racconti. Non è esattamente il caso di A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti, però ci siamo vicini: questo libro raccoglie una serie di riflessioni scaturite dalla volontà di Cognetti di scrivere racconti e diventa, oltre che una guida per la scrittura, anche una guida per la lettura.

Normalmente io non sono una fan dei racconti, e ho sempre giustificato questa antipatia con la classica scusa: ‘un racconto è troppo breve, ti sei appena affezionata ai personaggi ed è già finito’. Uno dei capitoli del libro di Cognetti, però, mi ha fatto capire – o forse ammettere – che in realtà il motivo per cui non leggo molti racconti è che sono *pigra*. Citando Grace Paley Cognetti teorizza che il racconto sia ‘un punto di domanda’, un segmento (perché in un racconto non si riesce a rappresentare una realtà completa come in un romanzo) che sfida il lettore a provare ad immaginare quello che sta fuori, che non è stato scritto, raccontato, rappresentato.

Cognetti però riesce ad affascinarmi: il racconto è il campo di studio più ovvio se vogliamo dissezionare un po’ i meccanismi della scrittura, e anche se raramente lo faccio per pigrizia, è qualcosa che mi piace sempre. E così ci racconta delle ‘luci’ che si utilizzano per illuminare un personaggio, qual è il ruolo (importantissimo, a quanto pare) delle case nei racconti, l’importanza del paesaggio, l’attitudine dello scrittore nei confronti dei suoi personaggi, i grandi temi (per esempio l’Ovest nei racconti americani, che Cognetti tanto ama).

Ammetto che le quattro storie finali (dedicate a Sofia, la protagonista di un altro libro di Cognetti, a metà via fra un romanzo e una raccolta di racconti) non mi hanno davvero entusiasmato. Forse sono anch’io una fan dei racconti americani. 🙂

Raymond CarverGrazie a Cognetti ho scoperto una bellissima poesia (che ho poi capito leggendo sempre in questo libro qualcosa di più sulla vita dell’autore, Raymond Carver, noto appunto per i suoi racconti, per lo più:

Locking Yourself Out,
Then Trying to Get Back In

You simply go out and shut the door
without thinking. And when you look back
at what you’ve done
it’s too late. If this sounds
like the story of a life, okay.

It was raining. The neighbors who had
a key were away. I tried and tried
the lower windows. Stared
inside the sofa, plants, the table
and chairs, the stereo set-up.
My coffee cup and ashtrays waited for me
on the glass-topped table, and my heart
went out to them. I said, Hello, friends,
or something like that. After all,
this wasn’t so bad.
Worse things had happened. This
was even a little funny. I found the ladder.
Took that and leaned it against the house.
Then climbed in the rain to the deck,
swung myself over the railing
and tried the door. Which was locked,
of course. But I looked in just the same
at my desk, some papers, and my chair.
This was the window on the other side
of the desk where I’d raise my eyes
and stare out when I sat at that desk.
This is not like downstairs, I thought.
This is something else.

And it was something to look in like that, unseen,
from the deck. To be there, inside, and not be there.
I don’t even think I can talk about it.
I brought my face close to the glass
and imagined myself inside,
sitting at the desk. Looking up
from my work now and again.
Thinking about some other place
and some other time.
The people I had loved then.

I stood there for a minute in the rain.
Considering myself to be the luckiest of men.
Even though a wave of grief passed through me.
Even though I felt violently ashamed
of the injury I’d done back then.
I bashed that beautiful window.
And stepped back in.

Qui la traduzione italiana.

Concludo comunicando che ho scelto la mia lettura da comodino: The Provincial Lady in America di E.M. Delafield.

Ho anche una domanda: qualcuno sa dirmi qualcosa su The Martian di Andy Weir? Ne stanno parlando tutti benissimo ma io non sono molto portata per la fantascienza e volevo capirci qualcosa in più.

Un anno di letture – 2014

gennaio 11, 2015 § 7 commenti

Ben in ritardo (ho già due libri letti nel 2015 da recensire!) arrivo anch’io con le mie statistiche 2014. Premetto che è stato un bellissimo anno (di letture, ma non solo) e che invece il blog ha subito un declino rapidissimo negli ultimi mesi e non so cosa farò (mi sono un po’ stufata dei miei post mono libro) però non ho intenzione di chiuderlo.

Nel 2014 ho letto 120 libri.
Un bel risultato, direi, senonché ho fatto una gran fatica (alcuni di questi libri letti in realtà sono dei raccontini) e per il 2015 ho deciso di abbassare l’obiettivo a 100 (non di meno, perché sento l’ansia ogni volta che penso a tutti quei libri lì fuori, che aspettano solo di essere letti). Nel tempo mi piacerebbe comunque imparare a prendermi più tempo sui libri che leggo, e liberarmi di questa ossessione dei numeri…

Di questi libri:

* il 53% è scritto da donne, il restante da uomini (e mi va bene così)
* il 37% è scritto da inglesi (inteso anche come scozzesi, irlandesi, ecc. – non ho fatto distinzioni), il 30% da americani, il 14% da italiani e il restante vari (qui mi piacerebbe leggere più italiani, vedremo)
* il 60% letto in inglese, il 20% in traduzione italiana (spesso dall’inglese, un retaggio della mia vecchia TBR list, ormai spazzolata), il 15% in italiano, il restante in spagnolo (e un libro in traduzione in inglese, dal russo – scelta di cui non sono molto convinta) (anche qui, nulla da eccepire: ho già deciso che non leggerò traduzioni in italiano dall’inglese se non sarà per qualche motivo specifico, e cercherò di leggere anche quest’anno qualche libro in spagnolo)
* il 62% in formato cartaceo (praticamente tutti libri acquistati nuovi o usati) e il resto in ebook (buono, l’ebook è molto comodo e spesso economico, però preferisco il cartaceo in linea di massima)
* inoltre posso affermare di aver letto 7 libri di non fiction, 2 graphic novels, 1 raccolta di poesie. Apparentemente ho riletto 4 libri e ne ho abbandonati 3 (non ho particolari ambizioni per il 2015, forse qualche eilettura in più)

Altre statistiche:

* il libro più lungo che ho letto è stato L’armata dei sonnambuli dei Wu Ming, con ben 802 pagine (c’è anche di peggio eh…), il libro più corto, poche pagine, un raccontino di Carlos Ruiz Zafon, “La rosa de fuego” che fa parte della saga del Cimitero dei Libri Dimenticati;

* ho letto 3 libri di Carlos Ruiz Zafon (rilettura della saga in occasione dell’ultimo uscito) e di Stephen King (mio mito personale), 2 di Jacqueline Winspear (serie, abbandonata tra l’altro) Don Winslow (serie, conclusa) Elizabeth Wein (serie o meglio spin off – conclusa) D.E. Stevenson (serie), J. K. Rowling (The Casual Vacancy e il primo sotto pseudonimo), Irène Némirovsky, Anita Brookner e Jane Austen

Nel 2014 ho letto moltissimi bei libri, per molti dei quali avevo delle aspettative che non sono state deluse. Altri sono stati delle sorprese (in senso buono):

I Buddenbrook di Thomas Mann
L’armata dei sonnambuli di Wu Ming
Roderick Duddle di Michele Mari
Emily, Alone di Stewart O’Nan
The Little Stranger di Sarah Waters
Code Name Verity di Elizabeth Wein
The Goldfinch di Donna Tartt (questo una sorpresa non perché dubitavo che potesse piacermi – figuriamoci – ma perché non mi aspettavo che Donna Tartt fosse in fase di pubblicazione!)
La famiglia Karnowski di I. J. Singer
S. di Doug Dorst

Libri invece che mi hanno inaspettatamente deluso:

Austenland di Sharon Hale
Bed di David Whitehouse
Consuming Passions di Judith Flanders
Austerity Britain di David Kynaston
La settimana bianca di Emmanuel Carrère
Una solitudine troppo rumoroso di Bohumil Hrabal
La porta di Magda Szabò

Nel complesso nel 2014 ho assegnato questi voti:

***** 14
**** 63
*** 36
** 7
* 0

(consideriamo anche che le tre stelline per me non sono un voto brutto, piuttosto giustificato da tutta una serie di considerazioni, ma che nella maggior parte dei casi identifica una lettura piacevole)

Molto bene, quindi.

Rileggendo il mio post di buoni propositi per il 2014, punto per punto:

1. Azzerare la mia TBR list: missione compiuta! E’ stata un’impresa che spero di non ripetere più (ha impegnato quasi tutto il 2013 e i primi due mesi del 2014) attualmente infatti la mia pila di libri da leggere conta solo 29 libri (un po’ più di quello che avevo calcolato, ma sempre molto accettabile)

2. Leggere le serie: anche qui missione compiuta, purtroppo sono moltissime le serie che ho in cantiere però ho risolto un bel po’ di problemi e anche quest’anno, più informalmente, tenterò di chiudere un po’ di serie.

3. Abbandonare i libri: qui non so che dire, come scritto prima sono pochissimi i libri abbandonati quest’anno ma non posso dire di aver letto nulla forzosamente, solo per finire il libro, quindi credo bene così.

4. Rileggere: qui ho riletto poco, sicuramente mi piacerebbe rileggere qualche libro in più

5. Tenere sempre un libro sul comodino: meno male che ho ripescato questo proposito, perché in questo inizio di 2015 l’ho proprio dimenticato e corro subito ai ripari! Nel 2014 l’ho tenuto in considerazione, anche se devo dire che ho letto poca non fiction nonostante tutto.

6. Ebook: posso onestamente dire di non aver speso mai più di un tot per un ebook, eppure non mi sento pronta a fissare dei veri e propri paletti (vale sempre la regola del buon senso)

7. Leggere i classici: missione compiuta, e con grande felicità. I classici sono un patrimonio bellissimo, e ho intenzione di leggerne molti anche quest’anno

8. Leggere gli italiani: anche qui sono molto contenta, è bello scoprire autori nuovi e leggere libri nostrani, spero di mantenere il proposito anche quest’anno e anzi, migliorarlo

9. Leggere libri in lingua spagnola: missione compiuta, ma è stato molto difficile Vedremo quest’anno se riesco a bissare.

10. Fare scelte equilibrate (ovvero pescare dalla wishlist): non saprei onestamente dire se ho mantenuto questo proposito!

11. Libri 2014: ho letto tutta la mia piccola lista, e mi sono anche piaciuti moltissimo tutti!

12. Passare meno tempo su Internet: questa è sempre la più difficile, non penso di esserci riuscita, e anche quest’anno sarà dura. Il mio sogno è riuscire ad identificare una sera, e una giornata del weekend, di totale stacco da Internet (mah)

13: Linee guida: qui non ha funzionato. Non ho rispettato il numero di 18 libri per la TBR list, anche se per il resto credo di essere stata abbastanza fedele ai miei propositi.

Anche il mio tema della generosità non ha funzionato molto: dal punto di vista personale mi sono sforzata 🙂 dal punto di vista delle recensioni però dopo un certo numero di libri il tipo di riflessione che stavo facendo mi è sembrata un po’ forzata e non particolarmente approfondita o illuminante, per cui ho lasciato perdere…

Concludo con un mini elenco di progetti per l’anno in corso:

1. Leggere con più attenzione e lentezza
2. Leggere più italiani (quindi se nel 2014 ho letto il 14% di italiani, quest’anno devo leggere più di 14 libri italiani)
3. Non leggere libri in traduzione dall’inglese (ci saranno delle eccezioni, esempio: le nuove uscite di King)
4. Leggere libri spagnoli (l’anno scorso ne ho letti 4, diciamo 4 anche quest’anno)
5. Rileggere di più (più di 4 riletture)
6. Ridimensionare leggermente la mia TBR list e tenerla entro i limiti (direi sui 25 libri)
7. Dedicarmi alle serie (non come l’anno scorso, ma un libro al mese dedicato alle serie può starci)
8. Tenere sempre un libro sul comodino (appena finisco questo post, vado a scegliere il mio libro da comodino di gennaio)
9. Leggere i classici: ormai non penso ci sia bisogno di dirlo, ma un classico al mese minimo è un obiettivo che posso tranquillamente pormi
10. Continuare a cercare di passare meno tempo su Internet!

Detto questo, se siete rimasti con me fino alla fine di questo post, grazie mille e un milione di auguri per un ottimo 2015!

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