Un buon inizio

gennaio 13, 2015 § 16 commenti

2003182Anzi, un ottimo inizio di anno, grazie alla rilettura di Emma, di Jane Austen. La Austen è una di quelle autrici da cui è facile farsi affascinare, e sto rileggendo tutti i suoi romanzi, uno all’anno. Quest’anno toccava ad Emma, molto appropriato visto che proprio nel 2015 si festeggia il bicentenario dalla pubblicazione.

Posso tranquillamente dire che non è il mio Austen preferito (che è Persuasion), ma lo trovo comunque estremamente divertente. Divertente, sì. Non penso che sia un bene leggere i romanzi di Jane Austen per la storia romantica: forse Pride and Prejudice è l’unico che dà qualche soddisfazione in questo senso, qui invece la faccenda viene sbrigata in fretta e furia nell’ultima cinquantina di pagine. Prima di allora alla protagonista eponima non era nemmeno venuto in mente di essere innamorata.

Emma, oramai lo sapranno pure i sassi, è la classica giovinetta intelligente, bella, ricca, di buona famiglia e pure educata e piena di buone intenzioni, che dall’alto dei suoi venti anni ritiene di poter trovare l’anima gemella a ciascuno dei suoi amici. E dopo essersi vantata dell’unione della sua ex istitutrice (praticamente una seconda madre) con il signor Weston, decide di applicare le sue doti alla sua nuova amica, Harriet Smith, una giovane senza arte né parte, figlia naturale di ignoti, sistemata vita natural durante presso la scuola locale per signorine. Harriet è bella ma non particolarmente intelligente né volitiva, ed è la persona che viene più maltrattata da Emma, che prima le fa rinunciare all’offerta di matrimonio del signor Martin (che è solo un agricoltore!), e poi la induce ad aspirare a vette più alte, arrivando al punto di boicottarsi involontariamente.

I personaggi minori sono i migliori: l’ipocondriaco signor Woodhouse (il padre di Emma) per cui il matrimonio è una disgrazia inconcepibile, il cibo ricco da evitare a tutti i costi, e il farmacista locale il migliore degli amici; l’incomparabile signorina Bates, una donna impoverita che vive con la madre sorda e la nipote, Jane Fairfax, e che affligge tutti con la sua continua e logorroica sequela di banalità, pur consapevole della propria stupidità e dell’onore che riceve nell’aiuto e nella compagnia dei suoi vicini (confesso che le lacrimucce che ho versato leggendo Emma sono state causate proprio dall’acida battuta di Jane nei confronti della povera signorina Bates, e i conseguenti rimbrotti del signor Knightley, nonché l’amaro pentimento di Emma poi); il tronfio signor Elton e la sua inarrestabile sposa – la Austen deve aver avuto qualche rimostranza nei confronti delle persone di chiesa (o per lo meno di certi tipi di persone di chiesa); l’asociale cognato di Emma, John Knightley, sempre stupefatto di fronte all’altrui desiderio di compagnia.

Gli aspetti meno attraenti del romanzo sono la costante attenzione ai rapporti di classe (che dovrebbero impedire il matrimonio tra Harriet e il signor Elton o il matrimonio di Frank Churchill con Jane Fairfax) e la natura abbastanza assurda della quotidianità di Emma, che, essendo ricca e senza problemi, ma anche priva di un marito di figli, sembra avere talmente poche scelte socialmente accettabili per impiegare il suo tempo da dedicarsi a combinare matrimoni.

Contestualmente ho visto anche il film con Gwyneth Paltrow, non male direi, anche se gli anni si fanno sentire (e posso dire quanto orribile è la capigliatura di Ewan McGregor?)! Sono curiosa della serie con Romola Garai e vorrei anche vedere, a dire il vero, Clueless, che non sapevo fosse vagamente ispirato ad Emma.

23207446Se ci sono persone che evadono dalla monotonia della propria poco entusiasmante quotidianità (mal) combinando matrimoni, c’è anche chi viene risvegliato dal torpore e dalla depressione del pensionamento dalla lettera di uno psicopatico in cerca di attenzioni… Ebbene sì, perché il secondo libro che ho iniziato quest’anno è Mr. Mercedes di Stephen King, la storia di un detective in pensione che decide, aiutato dai più insospettabili degli aiutanti, di catturare lo psicopatico che anni prima ha ucciso diverse persone falciandole con una Mercedes rubata mentre facevano la fila per un agognatissimo lavoro.

Se non conoscete King, o avete iniziato a leggere It ma siete stramazzati al suolo a pagina 50, ci sono molti altri suoi romanzi che potrei consigliarvi. Mr. Mercedes non è assolutamente un capolavoro, e difficilmente spolverandolo nella mia libreria mi verrà l’ardore di rileggerlo, o di consigliarlo a qualcuno, però io ho un’adorazione per il Re, come ben scrivo ogni volta che ne ho la possibilità, e di lui leggerei qualsiasi cosa. Ho più aspettative per l’uscita prevista per quest’anno (in Italia), comunque, RevivalDetto questo specifico che il romanzo in oggetto è un giallo onestissimo e un’ottima lettura, solo che King mi ha abituato al meglio!

Di questo romanzo posso dire tre cose: a) che King è sempre ben sintonizzato sull’attualità: non sono un’esperta di cronaca americana, ma il mondo in cui vive Bill Hodges è un mondo realistico, che non suona a vuoto e con cui è facile connettere; b) che l’autore riesce a creare dei personaggi con pochi tratti riuscendo ad evitare il rischio macchiette – non voglio dire che ci sia chissà quale indagine psicologica qui, eh, però i personaggi funzionano, anche se ci sono un paio di svolte nella trama (svolte importanti, grosse) a cui forse non ho creduto tantissimo; c) che il finale riesce comunque ad incuriosire parecchio, perché come ben insegna il nostro maestro almeno nel mondo dei thriller il male è sempre più interessante e quindi aspetto volentieri l’uscita del prossimo capitolo (perché sì, si tratta di una trilogia).

23292818Per fortuna non esistono solo le trilogie (o le serie infinite, o i mattoni intrasportabili) ma abbiamo a nostra disposizione anche libretti più agili, addirittura di racconti. Non è esattamente il caso di A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti, però ci siamo vicini: questo libro raccoglie una serie di riflessioni scaturite dalla volontà di Cognetti di scrivere racconti e diventa, oltre che una guida per la scrittura, anche una guida per la lettura.

Normalmente io non sono una fan dei racconti, e ho sempre giustificato questa antipatia con la classica scusa: ‘un racconto è troppo breve, ti sei appena affezionata ai personaggi ed è già finito’. Uno dei capitoli del libro di Cognetti, però, mi ha fatto capire – o forse ammettere – che in realtà il motivo per cui non leggo molti racconti è che sono *pigra*. Citando Grace Paley Cognetti teorizza che il racconto sia ‘un punto di domanda’, un segmento (perché in un racconto non si riesce a rappresentare una realtà completa come in un romanzo) che sfida il lettore a provare ad immaginare quello che sta fuori, che non è stato scritto, raccontato, rappresentato.

Cognetti però riesce ad affascinarmi: il racconto è il campo di studio più ovvio se vogliamo dissezionare un po’ i meccanismi della scrittura, e anche se raramente lo faccio per pigrizia, è qualcosa che mi piace sempre. E così ci racconta delle ‘luci’ che si utilizzano per illuminare un personaggio, qual è il ruolo (importantissimo, a quanto pare) delle case nei racconti, l’importanza del paesaggio, l’attitudine dello scrittore nei confronti dei suoi personaggi, i grandi temi (per esempio l’Ovest nei racconti americani, che Cognetti tanto ama).

Ammetto che le quattro storie finali (dedicate a Sofia, la protagonista di un altro libro di Cognetti, a metà via fra un romanzo e una raccolta di racconti) non mi hanno davvero entusiasmato. Forse sono anch’io una fan dei racconti americani. 🙂

Raymond CarverGrazie a Cognetti ho scoperto una bellissima poesia (che ho poi capito leggendo sempre in questo libro qualcosa di più sulla vita dell’autore, Raymond Carver, noto appunto per i suoi racconti, per lo più:

Locking Yourself Out,
Then Trying to Get Back In

You simply go out and shut the door
without thinking. And when you look back
at what you’ve done
it’s too late. If this sounds
like the story of a life, okay.

It was raining. The neighbors who had
a key were away. I tried and tried
the lower windows. Stared
inside the sofa, plants, the table
and chairs, the stereo set-up.
My coffee cup and ashtrays waited for me
on the glass-topped table, and my heart
went out to them. I said, Hello, friends,
or something like that. After all,
this wasn’t so bad.
Worse things had happened. This
was even a little funny. I found the ladder.
Took that and leaned it against the house.
Then climbed in the rain to the deck,
swung myself over the railing
and tried the door. Which was locked,
of course. But I looked in just the same
at my desk, some papers, and my chair.
This was the window on the other side
of the desk where I’d raise my eyes
and stare out when I sat at that desk.
This is not like downstairs, I thought.
This is something else.

And it was something to look in like that, unseen,
from the deck. To be there, inside, and not be there.
I don’t even think I can talk about it.
I brought my face close to the glass
and imagined myself inside,
sitting at the desk. Looking up
from my work now and again.
Thinking about some other place
and some other time.
The people I had loved then.

I stood there for a minute in the rain.
Considering myself to be the luckiest of men.
Even though a wave of grief passed through me.
Even though I felt violently ashamed
of the injury I’d done back then.
I bashed that beautiful window.
And stepped back in.

Qui la traduzione italiana.

Concludo comunicando che ho scelto la mia lettura da comodino: The Provincial Lady in America di E.M. Delafield.

Ho anche una domanda: qualcuno sa dirmi qualcosa su The Martian di Andy Weir? Ne stanno parlando tutti benissimo ma io non sono molto portata per la fantascienza e volevo capirci qualcosa in più.

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§ 16 risposte a Un buon inizio

  • Ludo ha detto:

    Ho notato che hai incominciato ad apportare cambiamenti…

    Persuasion è anche il mio Austen preferito.

    Il libro di Cognetti mi ispira parecchio. Io non leggo molti racconti, ma li ho sempre trovati molto accattivanti e le riflessioni di uno scrittore sul racconto e la sua struttura potrebbe essere qualcosa che mi prende. Lo terrò presente.

    Arrivo dopo… Non sapevo alcunché di The Martian.

  • abrightshininglie ha detto:

    Sto sperimentando! 🙂
    Non sai che fatica aspettare a rileggere per ultimo Persuasion… Però ne varrà la pena, ne sono sicura!
    Cognetti merita, io poi adoro questo genere di libri che in Italia non viene molto scritto…
    The Martian ha vinto il premio Goodreads Choice nella categoria fantascienza… Per questo molti lo hanno letto e commentato. E comunque é un premio popolare per cui almeno in America era famoso già prima. Però non so se fidarmi…

  • Ludo ha detto:

    Ah… Beh, allora non sono proprio così indietro. Io ho letto Landline, prima che vincesse il Goodreads Choice nella categoria fiction. Mi è piaciuto moltissimo. Vedo che, tra i nominati, c’era anche Mr Mercedes.

    Saltando di palo in frasca, mi è piaciuta la poesia di Raymond Carver. A tratti mi ha fatta immergere in un’atmosfera dalle vagher reminiscenze sinistre.

  • Ludo ha detto:

    Ovviamente il libro di King ha vinto in mystery e thriller, non era un nominato della fiction (distrazione galoppante and all that…)

  • Ludo ha detto:

    Roberta, l’ultimo post selvaggio, promesso.

    Secondo me il libro della Keegan ha vinto Nonfiction solo perché l’autrice è morta tragicamente… Sarò cattiva, ma l’ho davvero visto dappertutto (a partire da Daunt Books, a Londra e di lì ovunque) e mi faceva quasi senso a un certo punto.

  • Phoebes ha detto:

    Davvero un buonissimo inizio, complimenti! 🙂
    A me la fantascienza piace molto, ma The Martian non lo conosco, sorry.

  • abrightshininglie ha detto:

    Grazie! Credo che da noi debba ancora arrivare l’ondata di questo libro (se mai arriverà)

  • lightblue ha detto:

    ecco, ora voglio leggere The Martian….come devo fare con te Roberta??? 😀

  • abrightshininglie ha detto:

    Ahahahah leggiamolo insieme, così se è una ciofeca ci consoliamo a vicenda… 😉

  • Lightblue ha detto:

    volentieri! Mi domando solo se sono in grado di leggerlo in lingua perchè ho letto che ci sono tanti termini specifici

  • abrightshininglie ha detto:

    @Lightblue: beh un motivo in più per leggerlo in compagnia, così ci diamo man forte! 😉

  • lightblue ha detto:

    fatta! Dimmi tu dove e quando 😀

  • abrightshininglie ha detto:

    Che bello la nostra prima lettura di coppia! :DDD
    Allora per me dipende da come vogliamo organizzarci.
    Per esempio potremmo leggerlo nell’arco di un mese, circa 100 pag. alla settimana, partendo da lunedì (tanto ho controllato, il libro è facilmente reperibile) e magari ogni domenica mandandoci le nostre impressioni con spoiler.
    Altrimenti se preferisci leggerlo più velocemente (per esempio nell’arco di una sola settimana) e parlarne alla fine, per me va bene comunque, ma ti chiederei di spostare il tutto a lunedì nove, in quanto sto finendo 1Q84 – Libro 1 e 2 e devo assolutamente proseguire con Libro 3! 😀 Super droga, te lo consiglio!
    Oppure hai in mente altre modalità? Non ho mai letto in tandem con un’altra persona! :)))

  • lightblue ha detto:

    Mi piace l’idea delle 100 pag a settimana, cosi posso anche leggere altro in contemporanea! Allora ci aggiorniamo via mail e iniziamo lunedì prossimo 🙂
    Sai che non ho letto mai nulla di Murakami? Mi intimorisce un po’…

  • abrightshininglie ha detto:

    Benissimo! Che meraviglia…
    Io di Murakami ne avevo letti due/tre ancora all’università.
    Poi mi sono sentita intimorita anch’io! 🙂
    Invece 1Q84 è molto scorrevole, anche se ho preso qualche appunto sulla trama perché vista la mia memoria avevo paura di perdermi un po’.
    Comunque se dovesse venirti voglia di provare, io ti consiglierei La ragazza dello Sputnik. L’ho letto tantissimo tempo fa ma ne ho un ricordo così positivo…e non è nemmeno lunghissimo.

  • lightblue ha detto:

    grazie del consiglio! 🙂

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