Memento mori

gennaio 24, 2015 § 4 commenti

Non so qual è il motivo per cui non ho ancora assegnato il massimo dei voti quest’anno (o meglio, ) ma sto leggendo dei libri veramente belli, e di questo sono molto contenta.
Magari sono un po’ meno contenta di aver passato una settimana a letto per l’influenza (e non ho nemmeno letto così tanto – troppo mal di testa – anche se ho visto moltissimi dei film candidati all’Oscar. Voi avete preferenze? Io vorrei vincesse l’unico film che avevo visto già prima delle nominations: Grand Budapest Hotel).

18243293Alcuni (!) anni fa, ovvero nel 2008, ricordo di essere rimasta stregata da La tredicesima storia di Diane Setterfield. Ho sempre conservato un ottimo ricordo di questa lettura (ottimo nel senso di positivo, perché della trama ricordo assai poco!) e l’anno scorso ho acquistato non appena possibile la nuova uscita di questa autrice: Bellman & Black. A Ghost Story. Inizialmente sono rimasta sorpresa dalle numerose recensioni negative di questo romanzo, ma credo di aver anche capito il perché: Bellman & Black  non è affatto una ghost story – è la storia di un uomo, William Bellmann, ossessionato, e della lezione che non vuole imparare. William da ragazzino uccide un corvo con la sua fionda, un episodio che sembra centrale nella sua crescita, un episodio che cerca di dimenticare ma, come ben sappiamo, più si cerca di seppellire qualcosa più torna a galla. In effetti William è un uomo consumato dal senso di colpa. Per un corvo, vi chiederete? Ebbene, anche l’uccisione di un corvo se gratuita è degna di un bel senso di colpa. Inoltre, la Setterfield ci insegna, grazie e numerosi ed interessantissimi incisi, che i corvi non sono affatto quello che sembrano, bensì molto, molto di più. E ricorda la leggenda dei corvi di Odino, Pensiero e Memoria, che nella mitologia norrena ogni giorno sorvolano il mondo per raccogliere informazioni da portare al loro padrone.

[****attenzione, da questo punto, spoiler alert***]

Questa affascinante recensione mi ha illuminato, proponendo un’interpretazione del romanzo che mi sembra perfettamente logica: l’autrice sostiene che William si sia sentito non voluto, non meritevole, fin da quando il padre ha abbandonato la madre e lui stesso poco dopo la sua nascita. Secondo lei il senso di colpa infondato ma fortissimo che William prova per l’abbandono del padre si fonde con il senso di colpa inferiore ma ben giustificato relativo all’atto di uccisione di un povero corvo. Questo sentimento lo accompagna in tutta la sua vita, insieme alla costante repressione del dolore: ogni dolore diventa un’occasione per razionalizzare, organizzare, impegnarsi in un’attività costante che impedisce al protagonista di fermarsi e pensare, di fermarsi e ricordare. Nel suo turbine di attività, al di là del quale egli appare come un uomo di successo, William si perde però i fondamentali: non capisce perché la figlia Dora si è salvata, unica superstite della sua famiglia, dalle febbri; non capisce che quella che lui interpreta come persecuzione da parte del signor Black non lo è per nulla, anzi; non capisce qual è il patto che hanno stretto; non capisce fino a che non arriva la fine e la sua nemesi lo costringe a fermarsi. A pensare. A ricordare. La stessa cosa che l’autrice tenta di fare con noi lettori tramite questo meraviglioso romanzo.

[*** fine spoiler ***]

In conclusione, se vi capita, leggete questo romanzo. E’ scritto meravigliosamente ed è una storia davvero avvincente, soprattutto se vi fermerete e rifletterete e vi permetterete di leggere oltre le righe. Io, per conto mio, conto di rileggere La tredicesima storia a breve (magari sarà il mio prossimo libro da comodino). Sono solo triste perc23456814hé ora non mi rimane più niente da leggere di questa autrice, e chissà quando pubblicherà di nuovo. Sono in lutto anche per la fine di una saga che mi ha avvinto come poche: la quadrilogia dell’amica geniale di Elena Ferrante. Vi prego, lasciate stare la povera Ferrante nel suo anonimato, a chi può interessare chi è finché ci sono i suoi libri da leggere? Non credo sia possibile parlare di questo romanzo, Storia della bambina perduta, in modo razionale, diciamo semplicemente che Lila ed Elena rimarranno con me a lungo, che ricomincerei a leggere tutti i libri daccapo anche ora, che la Ferrante è meravigliosa nel suo creare una Napoli, un’epoca, dei personaggi e degli stati d’animo così limpidi, così crudeli, così veri. Spero solo che anche i suoi romanzi pre-amica geniale mantengano questo livello (io ho letto solo La figlia oscura, ma così tanto tempo fa che se non altro è proprio da rileggere.

Non so se vi capita mai di ricordare con precisione quando stavate leggendo un dato romanzo. Io per esempio ricordo di aver letto il precedente della saga della Ferrante in un sabato pomeriggio un po’ obliquo, passato a letto per inerzia. Ho poi (ri)scoperto proprio mentre finivo The Corrections di Jonathan Franzen di aver letto il suo Libertà durante la mia precedente influenza. A questo punto non so se è così affidabile la mia impressione di Franzen, che avevo adorato in Zona Disagio (letto senza febbre) e altrettanto apprezzato nei suoi romanzi, che però mi sembrano dei vortici impazziti che richiedono davvero un bell’impegno nella lettura. Sarà anche la lettura in lingua originale…

956280The Corrections è, comunque, un romanzo mondo. I personaggi di Franzen sono sempre estremamente americani, ma riescono a portarci in dei luoghi abbastanza universali. Soprattutto, sono talmente estremi nelle loro idiosincrasie e nei loro difetti, che dovrebbero risultare totalmente incredibili e invece mi sono ritrovata a fare il tifo per l’uno o per l’altro, ad arrabbiarmi, a sentirmi delusa, insomma ho vissuto con loro, la famiglia Lambert. I temi di questa storia sono talmente tanti che è impossibile parlare di tutto, è impossibile parlare anche di pochissimo – sento che potrei rileggere venti volte questo romanzo e trovare ancora qualcosa di nuovo, un pezzettino di storia su cui riflettere. Ovviamente il tema principale è quello della correzione, che credo si possa interpretare in molti modi ma più banalmente che mai ovviamente riguarda i vari fallacissimi Lambert e la possibilità che riescano a smussare il loro carattere, a darsi una seconda chance, a cambiare, in parole povere.

Il personaggio che ho odiato di più è quello di Enid: una casalinga esigente e lagnosa (che poi avesse anche un marito orribile è un altro paio di maniche) per nulla restia a mortificare i propri figli nell’eterna lotta contro il marito reo di non saperla né apprezzare né amare (cosa peraltro vera) e incline a sfogare la sua amarezza in un’eterna critica rivolta a raggiera intorno a sé (bersagli, spesso e volentieri, proprio i suoi tre figli, di nuovo, anche come adulti). Solo quando (***spoiler spoiler***) il marito Alfred, ormai ad uno stadio avanzato di demenza, viene ricoverato in una casa di cura, la donna si rilassa abbastanza da rendersi conto che ora la sua vita è decisamente migliore, che può baciare ed accarezzare a suo piacimento il marito perché lui non è più presente per fermarla, che può passare i suoi giorni a fargli notare quanto sta sbagliando, dopo una vita passata a sentirsi sbagliata lei. (***fine spoiler***) I mostri che escono dai libri sono proprio questi, altroché. Libro letto e finito con una grande amarezza (se le correzioni sono queste, aiuto!) ma anche con grande, grandissimo piacere, perché Franzen è un maestro, davvero. E appena mi riprenderò cercherò di decidere con quale tomo proseguire questa conoscenza.

Advertisements

§ 4 risposte a Memento mori

  • yuko86 scrive:

    Anch’io avevo amata La tredicesima storia, quindi penso proprio che leggerò anche questo! Ma sai che la BBC ne ha tratto un film? Io l’ho visto e l’ho trovato carino (premetto però che del libro non mi ricordavo quasi nulla, se non che mi fosse piaciuto).
    La tetralogia della Ferrante devo decidermi a iniziarla un giorno di questi!

  • Ludo scrive:

    Il blog si è rifatto il look…!

    Secondo me Bellman & Black ha ricevuto delle critiche negative soprattutto da chi si aspettava un romanzo molto vicino a La tredicesima storia. Non lo è, punto.

    Confesso di non aver mai letto alcunché di Franzen. Cercherò di recupeare, prima o poi.

  • AH, te la consiglio proprio! Invece Bellman & Black normalmente non è piaciuto molto a chi ha amato La tredicesima storia, però io ho apprezzato entrambi per cui 🙂 Grazie di avermi detto che esiste il film, non lo sapevo! Ora lo cerco…

  • Eh già, ti piace? A me piace molto il carattere piccolo eheh
    Si credo che il problema sia stato proprio uno di aspettative, se lo si legge davvero come una ghost story si rimane per forza perplessi.
    Franzen te lo consiglio, io lo trovo stremante ma ne vale sempre la pena!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Memento mori su a bright shining lie.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: