The Anxiety of Kalix the Werewolf di Martin Millar

maggio 12, 2014 § 4 commenti

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Libro letto nell’ambito del mio progetto di continuare/finire le serie che ho iniziato (non tutte, eh, quello richiederebbe due vite, solo quelle che mi piacciono e che mi interessano ancora). Di Martin Millar non mi ha davvero mai interessato nient’altro che la serie dedicata ai licantropi. Si tratta di un urban fantasy leggero e divertente, condito con una buona dose di assurdità. Il primo volume della serie (Ragazze lupo – Lonely Werewolf Girl) era spassosissimo, il secondo (Vex e Kalix – Curse of the Wolf Girl) era molto divertente, quest’ultimo (non ancora tradotto) è carino ma sinceramente ha perso molta della verve iniziale. Una serie tutta in discesa, quindi (e attendiamo un quarto – forse ultimo? – capitolo).

La storia gira intorno a Kalix, una ragazza lupo adolescente con vari problemi (ansia, violenza, dipendenza dal laudano) che viene esiliata dal clan per avere ucciso il padre e vive per le strade di Londra fino a quando non viene accolta da due studenti umani, Moonglow e Daniel che la accolgono nel loro appartamento insieme a Vex, giovane spirito del fuoco. In questo volume la trama è molto esile e si concentra (si fa per dire) sullo scontro tra i licantropi e i cacciatori di licantropi. La fine lascia ben capire di cosa si parlerà nella prossima puntata: la fatina maligna che ha portato scompiglio fra i licantropi ha deciso di fermarsi per un po’ a Londra a far danni; Distikka, ora in fuga anche dal regno del fuoco della regina Kabachetka, si rifugia sulla terra. Sarapen, che è riuscito a tornare a casa, non sembra intenzionato a far altro che aiutare Dominil a liberarsi dalla dipendenza dal laudano, però l’abdicazione di Markus (umiliato dalla rivelazione che la sua vittoria su un altro licantropo era stata agevolata dalle macchinazioni della madre, che aveva avvelenato il suo avversario) apre un grosso spiraglio. Thrix è sempre fuori di testa e Malveria cerca di aiutarla; Kalix e Vex sono impegnate nel nuovo anno di college e nei progetti per il futuro (Vex in particolare sta finalmente sviluppando i suoi poteri) e Moonglow e Daniel hanno finalmente deciso di uscire insieme, con esito non ancora rivelato.  Non dimentichiamo che uno dei cacciatori è riuscito a scappare dal massacro finale e sicuramente riapparirà.

Onestamente ho trovato pesante questo romanzo: non è così spassoso da reggere per più di 600 pagine. Leggerò anche il prossimo ma spero vivamente sia molto più breve di questo e chiuda definitivamente le avventure dei nostri amici (o che per lo meno metta più carne al fuoco, perché Malveria e Kabachetka che battibeccano o Thrix che si infuria o Dominil che è fredda o Kalix che rimugina non sono abbastanza da tenere desta la mia attenzione per così tante pagine – e Malveria non è più la Malveria di una volta, ahimé!)

The Woman Who Died a Lot di Jasper Fforde

maggio 7, 2014 § Lascia un commento

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The libraries were a treasured institution and so central to everyday life that government or commerce rarely did anything that might upset them. Some say they were more powerful than the military or, if not, the certainly quieter. As they say, Don’t mess with librarians. Only they use a stronger word than “mess”.

Settimo (ed ultimo, ma solo per ora) volume della serie Thursday Next di Jasper Fforde. In questo blog ho recensito il terzo, quarto, quinto e sesto volume, ma qui trovate anche la mia recensione del primo. A quanto pare la traduzione della serie in italiano è ancora ferma al quarto volume (non che mi stupisca moltissimo, diciamo che a tradurre questi romanzi deve venire un bel mal di testa formato gigante).

Viene il mal di testa anche a cercare di riassumere la trama: sappiate che si parla molto di biblioteche (in termini decisamente affascinanti), si cerca di evitare una distruzione divina di Swindon, si scopre che i viaggi nel tempo non sono possibili (pertanto la Chronoguard viene smantellata con effetto retroattivo), il mindworm di Aornis c’è ancora ed è sempre più fonte di confusione, la Goliath è sempre sulle tracce di Thursday, e appaiono anche degli incredibili corpi sintetici temporizzati…

Questo episodio mi è piaciuto molto in parte perché un po’ più ambientato in famiglia (e la famiglia di Thursday merita davvero), in parte perché si parla molto – almeno inizialmente – di biblioteche e chiunque ipotizzi raid armati a casa dei ritardatari nella riconsegna dei libri alla biblioteca avrà sempre la mia incondizionata approvazione. Se proprio vogliamo dire che la serie ha un difetto, è quello di mettere tantissima carne al fuoco: io a un certo punto ho smesso di tenere il conto delle sotto-trame. Ah, devo anche lamentarmi perché che Aornis possa essere eliminata semplicemente da colpi di pistola sparati a random mi rattrista alquanto.

Serie consigliatissima, anche se non tradotta (sappiate che, paradossalmente – ma poteva essere diversamente? – i romanzi in lingua originale non sono particolarmente complicati da leggere).

Everything comes to an end. A good bottle of wine, a summer’s day, a long-running sitcom, one’s life, and eventually our species. The question for many of us is not that everything will come to an end but when. And can we do anything vaguely useful until it does?

Dead Ever After di Charlaine Harris

marzo 30, 2014 § 2 commenti

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Dead Ever After è il tredicesimo (e ultimo*) volume della serie dedicata a Sookie Stackhouse ad opera di Charlaine Harris. Nonostante abbia scritto molte serie (e chissà cosa scriverà ora) Charlaine Harris è diventata famosa per questa, che poi è stata anche adattata per la tv, lo show è True Blood ovviamente. Sookie è una giovane ragazza della Louisiana, che vive nel paesino di Bon Temps insieme alla nonna e si mantiene facendo la cameriera. La sua vita è maledetta dal ‘dono’ della telepatia, che Sookie ha faticato a padroneggiare durante l’infanzia e che le ha guadagnato la nomea di ‘tipa strana’ dato che le persone normalmente nemmeno davanti l’evidenza trovano facile accettare la sua condizione. La vita di Sookie cambia quando a Bon Temps si trasferisce il primo vampiro mai visto nei paraggi, Bill Compton. In questo mondo infatti i vampiri si sono rivelati agli esseri umani quando una ditta giapponese ha inventato un sangue artificiale. Sookie si sente subito attratta da Bill soprattutto perché non riesce a leggerne i pensieri (questo accade con tutti i vampiri) e la storia d’amore che nasce fra i due la introduce in un mondo inaspettatamente popolato di creature soprannaturali.

Dopo dodici volumi e numerose storie d’amore, è scontato che questo volume avrebbe scontentato qualcuno. A quanto pare, però, leggendo le recensioni su Goodreads, il finale scelto da Charlaine Harris ha scontentato proprio tutti. Lo ammetto: nemmeno io sono particolarmente convinta, però non avevo in mente un candidato preciso per il ‘e vissero felici e contenti’ di Sookie. Il romanzo mi ha divertito, anche se ammetto che rispetto alla media mi è sembrato un po’ sciapo. Tanti personaggi sono stati abbandonati in modo piuttosto brusco e forse anche per questo la Harris ha creato una specie di riassuntino finale* che però non sembra aver pacificato gli animi.

Per me la delusione più grossa consiste nel ritrovarmi priva della mia serie scacciapensieri di preferenza. Se non riuscirò ad appassionarmi a qualche altra serie della Harris, mi toccherò addirittura rileggere questa!

* In realtà, a quanto pare c’è anche questo, una specie di riepilogo di cosa succede a tutti i personaggi del Sookieverse dopo il gran finale. Probabilmente lo leggerò (scorrerò) ma non mi sembra particolarmente interessante.

Vex e Kalix di Martin Millar

novembre 21, 2013 § 1 Commento

Dunque, avete presente il meme che gira ogni tanto in cui si deve fare un elenco di quei libri che _dovevamo assolutamente avere subito_ e poi sono rimasti sui nostri scaffali per anni? Ecco, Vex e Kalix per me è stato esattamente quel genere di libro, ma finalmente l’ho letto e non potrei essere più soddisfatta.

Questo libro è il secondo capitolo di una trilogia dedicata a Kalix MacRinnalch, un adolescente licantropa in rotta con la sua famiglia, i MacRinnalch appunto, che sono la casata reale fra i vari clan di licantropi, con base in Scozia. In realtà Kalix è stata esiliata per aver aggredito il padre, il Signori dei Lupi, la cui morte ha precipitato il Clan MacRinnalch nella lotta per la successione. E Kalix improvvisamente diventa preziosa perché il suo voto può fare la differenza per una delle fazioni. Sfortunatamente Kalix è depressa, si sente tradita dal suo amante e trova conforto solo nella sua boccetta di laudano. Questo in realtà è l’inizio del primo romanzo, ma non voglio rovinare la trama a nessuno. Basti solo dire che Kalix incontra due umani, due studenti universitari, che decidono di prendersi cura di lei, e che i licantropi non sono gli unici esseri soprannaturali, esistono anche gli Spiriti del Fuoco, che non vivono in Scozia ma in un’altra dimensione.

Martin Millar riesce a coniugare faide tremende, sanguinose vendette e violenti omicidi ogni poche pagine con le più frivole preoccupazioni per la moda e gli ultimi must da procurarsi assolutamente, creando personaggi sciocchi in maniera esilarante. Gli perdono la ripetitività (sono sicura che eliminassi tutti i paragrafi in cui Thrix ripete per l’ennesima volta di avere bisogno di vendere i suoi vestiti a qualche buyer londinese, o quelli in cui Malveria ripete di doversi assolutamente procurare le scarpe più chiacchierate della stagione, o in cui Moonglow ripete che ha bisogno dei soldi per le bollette, o Kalix che deve scoprire chi ha ucciso *** o quanto odia il fumetto che le ha regalato Vex, il romanzo conterebbe la metà delle pagine). Non ho ancora capito se l’opacità della protagonista Kalix è frutto dell’abilità dell’autore o della sua incapacità di metterla a fuoco: è vero che la ragazza è stordita dal laudano, soffre di ansia e di attacchi di panico, vive succube della sua natura ferina e non è nemmeno molto intelligente, però sarebbe bello riuscire ad entrare un po’ di più nella sua testa visto che è la protagonista. Vero che è la protagonista forse solo in modo nominale, questo è più che altro un bel romanzo corale in cui diversi protagonisti si contendono la scena. Da questo punto di vista posso anche capire la scelta dell’editore italiano di tradurre i titoli spostando l’accento dalla singola Kalix (Lonely Werewolf Girl e Curse of the Wolf Girl) al gruppo di protagoniste (Ragazze lupo e Vex e Kalix). In ogni caso un ottimo romanzo d’evasione, divertente e di veloce lettura. Il terzo e ultimo (almeno in teoria) romanzo è uscito quest’anno con il titolo The Anxiety of Kalix the Werewolf, non ancora tradotto in italiano (comunque complimenti all’autore per i titoli deprimenti – il tono della narrazione in realtà è molto leggero!).

Recensione 190 – A Dance With Dragons

gennaio 20, 2012 § 2 commenti

Autore: George R. R. Martin
Titolo: A Dance With Dragons
(Titolo italiano: I guerrieri di ghiaccio – traduzione parziale)
Edizione: Bantam ebooks, 2011
Pag.: 1008
ISBN: 9780553905656

A Dance with Dragons ( A Song of Fire and Ice, #5)

Atteso da anni (e non è un modo di dire) A Dance With Dragons è il quinto volume della famosissima saga di George R. R. Martin, quinto su una scaletta attualmente composta da sette volumi. Dire che ho smaniato per questo romanzo sarebbe dire ancora molto poco. Ho iniziato a leggere questa saga molti anni fa, quasi in una vita diversa, e i volumi editi da Mondadori (due o tre per ognuno dei tomi originali) mi hanno accompagnato per molti anni. Vi rimando a wikipedia per una cronologia delle pubblicazioni originali e in traduzione.

Il primo intoppo c’è stato con la pubblicazione di A Feast for Crows, il quarto volume originale, già particolarmente atteso e pubblicato a cinque anni di distanza dal precedente. A Feast for Crows dava la sensazione che Martin si fosse perso un po’ per strada, con qualche allungamento di brodo qua e là. A Dance With Dragons conferma l’impressione: i personaggi di Martin viaggiano in circolo, non succede quasi mai nulla di interessante e quando l’autore decide di smuovere le acque lo fa con dei colpi di scena talmente teatrali che non si sa mai se una persona è morta o fa finta. C’è troppa dispersione, troppo spazio dedicato a personaggi minori e troppo spazio dedicato alle elucubrazioni mentali dei personaggi maggiori, salvo poi troncare quando si tratta di far procedere quella strana cosa chiamata ‘trama’.

Dopo tanti anni, e tante bellissime pagine, mi dispiace davvero dirlo, ma può essere che per me la saga di Martin finisca qui. Non ci metto la mano sul fuoco, perché sono nota per essere maniacale per quanto riguarda le saghe, ma è ovvio che a questo punto, a meno che Martin non tiri fuori il coniglio dal cappello, per me la lettura sarebbe solo uno svogliato obbligo. Peccato!

Giudizio: 2/5

Recensione 149 – L’ora segreta (I diari della mezzanotte)

ottobre 19, 2011 § 3 commenti

Autore: Scott Westerfeld
Titolo: L’ora segreta
Serie: I diari della mezzanotte (Midnighters), #1
(Titolo originale: The Secret Hour)
Traduzione: Sandro Ristori
Edizione: Newton & Compton, 2009 (prima edizione: 2004)
Pag.: 239
ISBN: 9788854114098

L'ora segreta. I diari della mezzanotte (Nuova narrativa Newton)

Jessica Day si trasferisce a Bixby, Oklahoma, a seguito della famiglia e soprattutto della madre che vi ha trovato lavoro. Trasferirsi in una nuova città e – soprattutto – in una nuova scuola non è mai semplice, ma Jessica scopre che i suoi nuovi compagni non sono male, simpatici e accoglienti. Certo i corsi avanzati a cui la madre l’ha ottimisticamente iscritta sono davvero duri, ma forse Jessica ha già trovato chi potrà aiutarla con delle ripetizioni. Anche in famiglia la situazione è ancora incerta: la madre lavora troppo, il padre è ancora a casa perché non ha trovato un nuovo lavoro, e la sorellina minore non riesce assolutamente ad accettare il trasferimento ed è _davvero_ odiosa. Prima o poi però tutto si assesterà, Jessica non è molto preoccupata. Inoltre la prima notte che passa a Bixby Jessica fa un sogno bellissimo in cui esce di casa e la pioggia è sospesa nell’aria. E’ vero, quando trova la sua maglia appallottolata e fradicia ai piedi del letto Jessica è un po’ sconcertata, ma ben presto dimentica questo particolare.

Lo dimentica, almeno fino a quando non cala nuovamente la notte e Jessica scopre che Bixby è una cittadina _molto_ particolare. Qui esiste un’ora in più, chiamata l’ora segreta. E’ una specie di ripiegamento del tempo, un’ora durante la quale il mondo si congela, e solo i mostri che appartengono a questo ‘mondo’ vivono. I mostri, e alcuni adolescenti che hanno avuto la dubbia fortuna di nascere proprio a mezzanotte. Particolarità che garantisce loro la possibilità di vivere in entrambi i mondi: in quello ‘reale’ e nell’ora segreta. Dess, Rex e Melissa incontrano Jessica durante l’ora segreta della sua seconda notte a Bixby, e tentano di spiegarle la situazione. Il problema è però che quell’ora che di solito per i midnighters (così si definiscono queste persone) era un’occasione di divertimento, è diventata molto pericolosa. Jessica sembra infatti una calamita per quei mostri che fino a qualche notte prima non causavano molti problemi. E altri, nuovi, più grandi  mostri si profilano all’orizzonte per lei. Urge scoprire qual è il superpotere di Jessica. Ebbene sì, i midnighters hanno dei super poteri proprio come gli X-Men o i Fantastici Quattro. Dess è particolarmente dotata per la matematica e i numeri, Rex possiede la Vista, Melissa è una telepate e può manipolare le menti. C’è anche un fuoricasta, per scelta, un ragazzo di nome Jonathan che è un acrobata. Poiché Jessica non è consapevole del suo potere, gli altri midnighters decidono di organizzare una cerimonia in un punto di potere nel deserto.

Romanzo fantasy per young adults, L’ora segreta non trascende in nulla i limiti del genere. Non esiste una vera e propria trama: Scott Westerfeld sembra pensare che il primo romanzo di una trilogia non sia altro che un prologo, o capitolo di introduzione. Non c’è nemmeno atmosfera, approfondimento psicologico, contorno. Privato di ogni aspetto interessante, questo libro si rivela noioso, poco coinvolgente, superficiale. Si fa leggiucchiare, più o meno, dato che è così inconsistente e breve, ma nulla di più. Sicuramente non leggerò il seguito e non lo consiglio.

Giudizio: 3/5

Recensione 140 – I’m the Vampire, That’s Why!

ottobre 5, 2011 § Lascia un commento

Autore: Michele Bardsley
Titolo: I’m the Vampire, That’s Why
(non tradotto in italiano)
Serie: Broken Heart Vampires, #1
Edizione: Signet Eclipse, 2006
Pag.: 321
ISBN: 9780451219374

Jessica Matthews è una mamma single e proprio mentre sta portando fuori l’immodinzia che il figlio adolescente ha abilmente trascurato, viene assalita e uccisa da un mostro assetato di sangue. Fortunatamente, il mostro in questione è ‘solo’ un vampiro reso folle da un virus, e suo fratello, l’antico e potente Patrick O’Halloran, si preoccupa di ‘salvare’ Jessica trasformandola a sua volta in vampiro. E così la nostra eroina scopre un mondo che nemmeno si immaginava e blah blah blah.

Noioso. Assurdo. Le priorità di Jessica Matthews sono totalmente sballate, e il suo comportamento non ha niente a che vedere con ciò che è plausibile aspettarsi da un personaggio che improvvisamente viene lanciato in un mondo alieno e deve assorbire così tante (assurde) novità. Il rapporto con il protagonista maschile è macchinoso: i due non si conoscono ma in un batter d’occhio, grazie a una fede e a un’antica profezia, si ritrovano costantemente avvinghiati. Ma non è solo attrazione sessuale, nonnò, è puro amore dell’anima.

Nonostante tutto, se siete a digiuno di letteratura simile (e migliore) e avete bassissime aspettative, può anche andare. Io personalmente ero in viaggio con nient’altro a disposizione da leggere e ho rischiato di abbandonarlo _più_ volte.

Giudizio: 2/5

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