Ogni maledetto lunedì su due di Zerocalcare

giugno 4, 2014 § 3 commenti

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Premetto che non sono una grande lettrice di graphic novels e nemmeno di fumetti. Sono tantissimi anni che non ne leggo e comunque anche quando ne leggevo tendevo sempre ad ingurgitare perché per me purtroppo è la parola che conta e quindi tendo a sorvolare le immagini, quindi questo tipo di arte su di me è abbastanza sprecato. Detto questo, ho sentito parlare tantissimo e benissimo di Zerocalcare e ho anche letto diverse vignette pubblicate sul sito, che mi sono piaciute, quindi ho acquistato questo volume quando il mese scorso è andato in offerta. Mi aspettavo qualcosa di diverso, di fatto questa è una raccolta delle vignette del sito, legate però da una storia che fa da cornice a tutto il libro e che per me ha rappresentato un valore aggiunto.

Sulle tavole riprese dal blog posso dire che mi sembrano molto originali (anche se, ripeto, non sono aggiornata) e ho trovato calzantissima una definizione letta non mi ricordo più dove del lavoro di Zerocalcare: tante risate, molte fobie condivise, un fondo di tristezza. Ed è proprio così, perché Zerocalcare ci fa ridere moltissimo grazie a tutti quei problemi che ognuno di noi vive ogni giorno, per esempio ricordo le prenotazioni del treno oppure la richiesta di aiuto tecnologico della mamma Lady Cocca. D’altra parte questo protagonista ha un sacco di fobie e di difetti in cui ci si riconosce moltissimo e quindi è una lettura confortante. E’ vero anche che c’è della tristezza ed è qui forse più che mai che sento questa decina d’anni di differenza, perché le persone della mia età sono cresciute meno disilluse secondo me, hanno avuto più fortuna, hanno vissuto ancora molti anni in cui sperare e sognare era lecito e questo ci ha segnato, nel bene. La generazione di Zerocalcare invece mi sembra sia stata più sfortunata da questo punto di vista ed è anche uno dei motivi per cui ammiro ancora di più chi sceglie una strada meno frequentata, meno sicura, chi fa delle scelte originali sapendo bene che le possibilità di successo sono davvero poche.

Aggiungerei qualcosa proprio sulla storia che fa da cornice e che io ho amato moltissimo, perché le vignette simpatiche sono belle, ma questa metafora in cui utilizza la nave e il naufragio per raccontare, appunto, una generazione disillusa e che ha vissuto momenti storici di profonda amarezza, mi è sembrata davvero toccante. Ho letto in un’intervista che l’autore ha voluto contestualizzare le sue vignette storiche, molto scanzonate, dato che in realtà ovviamente la sua vita quotidiana, dalla fine del liceo ad oggi, non poteva esserne esaustivamente rappresentata. Secondo me è stato davvero un colpaccio di genio, mi è piaciuta moltissimo e mi ha alzato il livello del libro, che fra l’altro ho letto in condizioni pessime perché avevo un’edizione digitale e l’ho letta principalmente sullo smartphone…

Recensione 182 – Pyongyang

dicembre 27, 2011 § 1 Commento

Autore: Guy Delisle
Titolo: Pyongyang
(Titolo italiano: Pyongyang)
Edizione: Drawn and Quarterly, 2005 (prima pubblicazione 2002)
Pag.: 184
ISBN: 9781896597898

Pyongyang: A Journey in North Korea

Questa graphic novel è il resoconto di due mesi passati da Guy Delisle nella Corea del Nord nel 2001. Uno dei pochi occidentali ad ottenere l’accesso a questa misteriosa nazione, Delisle racconta la sua peculiare esperienza mentre lavora per una compagnia di animazione francese.

Anche se è cosa nota che la Corea del Nord è una nazione molto chiusa, in cui gli occidentali raramente riescono ad entrare, e comunque praticamente mai riescono a vedere la ‘vera’ vita coreana, devo dire che questo romanzo è stato una delusione. Bellissimi i disegni, e comunque interessante la narrazione perché, applicando un filtro ai commenti decisamente negativi di Delisle, qualcosa arriva, ma è proprio l’atteggiamento del narratore che mi ha lasciata alquanto perplessa (e mi ha portato, a distanza di giorni dalla lettura, ad abbassare il giudizio).

Può essere che Delisle stia utilizzando una qualche tecnica narrativa che io non riesco a recepire, ma in generale mi sembra che il suo giudizio sui nord coreani sia davvero impietoso, e che non tenga in considerazione la loro storia e la loro cultura. Il fatto stesso che Delisle stia lavorando per una compagnia francese di animazione che ha sede in Pyongyang per motivi economici non viene affrontato, così come non si parla di politica estera (se non per ridicolizzare l’apparente incrollabile mito dell’intromissione degli Stati Esteri che impedisce l’unione tra Corea del Nord e Corea del Sud.) Nonostante sia chiara la difficoltà di approfondire la conoscenza della vita della nazione senza filtri, è evidente che Delisle ha i suoi bei pregiudizi, di cui è inconsapevole, o di cui non si cura. Non solo non tenta di andare oltre la superficie, ma sembra agire in modo ostile e anche sovversivo, senza rendersi conto che è in un paese ‘altro’, dove comunque sarebbe buona cosa portare del rispetto nei confronti di una cultura differente dalla nostra, ma non necessariamente peggiore, nonostante il regime dittatoriale della Corea del Nord non sia certamente auspicabile né sostenibile.
Non riesco a dare un giudizio netto su questa opera, che mi riservo di valutare in occasione della lettura di altre graphic novel di Delisle.

Recensione 175 – Persepolis 2

dicembre 15, 2011 § Lascia un commento

Autore: Marjane Satrapi
Titolo: Persepolis 2 – The Story of a Return
(Titolo italiano: Persepolis vol. 2 Storia di un ritorno)
Edizione: Pantheon, 2004 (prima pubblicazione 2001)
Pag.: 192
ISBN: 9780375422881

Persepolis 2: The Story of a Return

Se nel primo volume della sua autobiografia a fumetti (recensito qui), mi aveva colpito lo stile di vita ‘normale’ della famiglia Satrapi, nonché la coscienza politica della piccola Marjane (certo ricordiamo che la sua famiglia in Iran era privilegiata e acculturata), in questo secondo capitolo – che termina così bruscamente da indurmi a pensare di avere un seguito – mi ha colpito il disincanto con cui Marjane racconta la sua ‘fuga’ in Europa, i suoi problemi di accettazione e di amore e il ritorno in Iran.

Dopo la partenza dall’Iran infatti Marjane non si trova molto bene a Vienna, dove vive gli universali problemi dell’adolescenza da sola, lontana dalla famiglia ed immersa in una cultura anni luce dalla propria. Nonostante riesca a fare amicizia con un gruppo di persone, è ancora ben lontana da sentirsi integrata in una società che la porta quasi a rinnegare le sue origini. Le sue difficoltà raggiungono il culmine dopo la brutta fine di una storia d’amore importante. Una volta ripresasi, Marjane torna in Iran dalla sua famiglia, ma anche qui reintegrarsi non è così semplice come si potrebbe pensare. Marjane si sforza di rimettersi in pari con i cambiamenti che sono avvenuti in Iran in sua assenza, e di riconciliarsi con quella che percepisce come un’esperienza fallimentare (il periodo a Vienna). Pian piano riesce a riprendere le redini della sua vita, ma proprio per questo a un certo punto torna a mettere in discussione la possibilità di un suo futuro in madrepatria.

Queste graphic novel mi hanno colpito per il sapore di verità che hanno. Marjane è ben lontana dall’essere un’eroina: da ragazzina è stata spedita lontano dai problemi e quando torna si riscuote dall’apatia solo per uscire a fare festa con gli amici e diventare un’istruttrice di aerobica. Ma proprio per questo ci si affeziona a questa ragazza: com’è possibile non capire che alla guerra, alla dittatura, alla morte, si reagisce con la vita, per quanto frivola essa possa essere?

Giudizio: 4/5

Recensione 166 – Blankets

novembre 23, 2011 § 4 commenti

Autore: Craig Thompson
Titolo: Blankets
(Titolo italiano: Blankets)
Edizione: Top Shelf Productions, 2003
Pag.: 582
ISBN: 9781891830433

Blankets

Non leggo molte graphic novel, come già saprete dai miei precedenti post (qui e qui), ma ogni tanto c’è un titolo che mi colpisce (probabilmente perché diventa molto famoso) e quindi mi tuffo. Nel caso specifico il protagonista è un giovane ragazzo americano che vive in una cittadina della Bible Belt. La sua famiglia è infatti molto religiosa, lui stesso crede e frequenta non solo la chiesa ma anche dei campi religiosi. Durante uno di questi conosce Raina, una ragazza che, insieme a diversi fattori, contribuisce a fargli capire cosa vuole fare della sua vita. Si tratta fondamentalmente di un racconto di formazione.

Quello che mi ha colpito è che, come in Fun Home, anche questo romanzo descrive una vita – familiare, di comunità – triste, di privazione e di angoscia. Della sua infanzia il protagonista sembra salvare solo il rapporto con il fratello, ma anche questo solo in parte in quanto nell’equazione entra anche un padre severo e con una certa tendenza alla violenza. Il romanzo sicuramente mi è piaciuto – ed è stato molto interessante imparare qualcosa di più sulla vita rurale nel Wisconsin, ma non lo descriverei un capolavoro come è stato spesso fatto nelle recensioni.

Giudizio: 4/5

Recensione 141 – Persepolis

ottobre 6, 2011 § Lascia un commento

Autore: Marjane Satrapi
Titolo: Persepolis (vol 1)
(Titolo italiano: Persepolis)
Edizione: Pantheon 2004 (prima edizione 2002)
Pag.: 160
ISBN: 9780375714573

Persepolis è un memoir, sotto forma di graphic novel, della scrittrice iraniana Marjane Satrapi. Con umorismo Marjane racconta com’è stato crescere in Iran durante la Rivoluzione Islamica, dai sei ai quattordici anni. I genitori di Marjane erano marxisti convinti, e uno dei loro antenati era l’ultimo imperatore dell’Iran, due ottimi motivi per essere completamente investita dalla storia del suo paese, che nel segmento raccontato include la fine del regno dello Shah, la rivoluzione islamica e la guerra con l’Iraq. Marjane, in quanto bambina – e molto diretta grazie all’educazione ricevuta dai genitori – presenta una visione decisamente disincantata della situazione iraniana, raccontando tutte le difficoltà e i terrori della vita quotidiana.

Divertente e commovente, Persepolis è un racconto veramente intenso, anche grazie alle scelta del bianco e nero e al tratto deciso e pulito del disegno. Normalmente non leggo graphic novels, preferisco i romanzi ‘normali’. Esco però dalla mia zona di conforto per volumi particolari, e particolarmente importanti (Maus, questo Persepolis – di cui sicuramente leggerò il seguito -, Fun Home). E quando lo faccio ne vengo sempre gratificata, perchè questi libri sono davvero fantastici: mi lasciano molto e rimangono con me sempre. Il problema è leggere l’ultima tavola e alzare gli occhi da libro consapevoli del fatto che non stiamo leggendo un’invenzione, ma la descrizione di una terribile realtà.

Giudizio: 4/5

Recensione 021 – Fun Home

febbraio 17, 2011 § Lascia un commento

Autore: Alison Bechdel
Titolo: Fun Home
(Tit. Or.: Fun Home. A Family Tragicomic)
Edizione: Rizzoli, 2007
(Ed. Or.: Houghton Mifflin, 2006)
Pag.: 236
Traduzione: Martina Recchiuti
ISBN: 978-88-17-01608-7

Fun Home è la graphic novel di debutto di Alison Bechdel, fumettista famosa per la sua serie Dykes to Watch Out For. Si tratta di un libro autobiografico che parla soprattutto dell’infanzia della Bechdel e della sua famiglia. Non sono una grande lettrice di fumetti, e credo questa sia la prima graphic novel che leggo (no, anzi, ho letto anche Maus). Normalmente i fumetti  mi stancano, anche se adoro le strisce dei Peanuts e di Calvin e Hobbes e la serie Julia di Bonelli, ma devo dire che questo volume mi appassionato e catturato e l’ho finito in una sola sera.

La piccola Alison cresce in una famiglia molto particolare, e la figura più importante di Fun Home è senza dubbio il padre. Un uomo dall’animo da esteta, appassionato di restauro, ma soprattutto alla ricerca del bello in tutti gli aspetti della sua quotidianità. Alison cresce come un maschiaccio, insofferente alle belle cose che richiedono sempre troppe attenzioni e cure, agli ornamenti che nascondono le funzioni essenziali delle cose. Crescendo Alison si scopre omosessuale e, dopo aver comunicato la cosa ai genitori, scopre che in realtà anche il padre è omosessuale, una cosa che ha cercato disperatamente di combattere per tutta la vita senza riuscirci. Nonostante questo inaspettato punto in comune, i due non riescono davvero a costruire un dialogo. La famiglia Bechdel è infatti composta da persone che vivono insieme, ma non come una vera famiglia: Alison stessa la descrive come una specie di colonia per artisti, dove l’isolamento dei componenti rende la creatività quasi compulsiva.

La narrazione della Bechdel oscilla tra lo straziante e il divertente, con effetti a tratti stranianti. Il suo stesso rapporto con il padre è ambiguo: a tratti sembra detestarlo, a tratti ricorda con grande tenerezza momenti del passato, nel complesso sembra che l’autrice stia ancora cercando un modo di relazionarsi con questa ingombrante figura. Mi ha colpito il modo pulito di presentare un’infanzia e una famiglia difficile: niente scuse, niente incasellamenti. Anche se ognuno dei capitoli è sviluppato sui paralleli fra la vita familiare dei Bechdel e un libro, l’autrice non parte con un’idea preconcetta attorno alla quale far girare gli episodi più importanti della sua vita (questa sarebbe stata una mistificazione) ma scrive come se la storia non fosse ancora finita – e coì è, infatti. Ma questa graphic novel è molto di più: è la rappresentazione di un’epoca, è una dissertazione sui libri (i libri amati dal padre di Alison, e i libri che lei legge al college nel suo percorso di scoperta dell’omosessualità). E’ un racconto denso di significati, che probabilmente meriterebbe più di una rilettura.

Fun Home è un romanzo complesso, un’autobiografia con più livelli di lettura. L’ho trovato avvicente, commovente, confortevole, dissacrante, scomodo, provocativo tutto allo stesso tempo. Ho solo un’obiezione da fare: l’autrice ha lasciato ai margini i fratelli e la madre, e anche un’intera comunità che sicuramente aveva qualcosa da dire sugli stravaganti Bechdel. Capisco il motivo, dato che il fulcro di questa graphic novel è il rapporto padre-figlia, ma alla fine della lettura ho desiderato moltissimo poter sapere di più anche sugli altri personaggi. Quindi Bechdel, attendiamo altre graphic novels autobiografiche!

Votazione: 4/5

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