Midsummer night di Deanna Raybourn

maggio 13, 2014 § 4 commenti

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Midsummer Night è un raccontino ambientato nel mondo della serie Lady Julia Grey (mystery/romance ambientati nella società bene dell’Inghilterra vittoriana) e collocato tra il terzo e il quarto volume della serie. Racconta il matrimonio tra i due protagonisti (Lady Julia Grey, appunto, e il detective Nicholas Brisbane) che nella serie non era mai stato descritto (e immagino che ben più di qualche fan si sia lamentato!)

Ora, io ho amato molto questa serie, l’ho letta dal 2010 al 2013 e già il fatto che non mi sia persa per strada denota la mia devozione… però la mia predisposizione all’amnesia mi impedisce di godermi appieno questi revival. Recentemente mi sono accorta che sono state/stanno per essere pubblicate alcune storie strategicamente posizionate (le prossime, Silent NightTwelfth Night Bonfire Night sono tutte successive all’ultimo volume) che mi fanno sperare che l’autrice voglia ripescare questa serie che io avevo data per conclusa. I raccontini sono carini ma andrebbero letti a ridosso dei vari volumi a cui si riferiscono e in ogni caso in cinquanta pagine non è che si riesca a far succedere chissà che…

Io attendo con le dita incrociate, mal che vada mi rileggo tutta la serie 🙂

Maisie Dobbs di Jacqueline Winspear

febbraio 24, 2014 § 3 commenti

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Maisie Dobbs fa parte di una serie ambientata in Inghilterra nel primo dopoguerra. In questo primo volume l’eponima protagonista apre la sua agenzia di investigazioni, dopo aver lavorato con il suo mentore Maurice Blanche, che ora però si è ritirato. Il suo primo caso è piuttosto semplice (e anche poco interessante, per noi lettori, se non altro perché i protagonisti vengono abbandonati a caso chiuso) ma la porta a contatto con un mondo, quello dei veterani di guerra, che la tocca in maniera particolare. Venendo a conoscenza dell’esistenza di una comunità, chiamata The Retreat, dedicata appunto ai veterani, Maisie decide di indagare, percependo qualcosa di poco chiaro. L’indagine diventa poi tassativa quando scopre che James, il figlio della sua ex datrice di lavoro Lady Rowan Compton, è intenzionato a trasferirsi a breve proprio in questa comunità.

L’ambientazione del romanzo è davvero meravigliosa. Inizia e finisce nel 1929, ma c’è una parte centrale dedicata a spiegarci chi è Maisie Dobbs (una sguattera di cucina presso la casa di Lady Rowan Compton, che emerge grazie alla passione per la lettura e al diretto interessamento non solo della padrona di casa ma anche del suo amico Maurice Blanche, che istruisce personalmente Maisie e la prepara per gli esami di ammissione a Cambridge) e a descriverci la sua vita prima a Cambridge e poi come infermiera volontaria in Francia durante la Grande Guerra.

Maisie Dobbs è di difficile classificazione: di giallo ha, devo ammettere, ben poco. La prima indagine di Maisie è molto semplice, la sua indagine su The Retreat è più interessante ma lo svolgimento mi è sembrato poco realistico. E’ anche un romanzo storico: la guerra ha un ruolo fondamentale, ha lasciato strascichi nella vita di tutti i personaggi del romanzo, e in quella di Maisie in particolare, e ci vorrà proprio questa indagine per riconciliarla, diciamo, con il suo passato. E’ anche molto interessante vedere come una donna, e di classe sociale bassa, sia stata in grado di emergere in un campo così particolare.

Nel complesso il mio giudizio non è un 4 pieno, perché ho trovato il romanzo poco organico, un po’ dispersivo, e a tratti poco realistico, anche se mi è piaciuto molto, soprattutto la parte di approfondimento sul passato di Maisie. Essendo il primo di una serie, sospendo il mio giudizio in attesa di leggere il secondo volume, ma promette bene.

The Price of Silence di Camilla Trinchieri

febbraio 20, 2014 § 2 commenti

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Later I found out from An-ling that the Chinese don’t talk while they’re eating. And when you ask questions, they don’t always tell you how it is. If you ask if they’re hungry, they’ll say no even if they’re starving. “Saving face,” she said. For a while I thought being Chinese is about keeping secrets. An-ling sure had enough of them, but so did Mom and Dad. Then I started keeping some of my own. (67)

Ho scoperto questo romanzo (Il prezzo del silenzio in italiano) ancora quando bazzicavo solo aNobii e non avevo scoperto Goodreads. L’autrice è italo-americana (o meglio, italiana naturalizzata statunitense, figlia di padre italiano e madre americana, recita Wikipedia), e ha lavorato per molti anni a Roma come assistente al doppiaggio per registi come Fellini, Visconti, Wertmuller. Dopo essersi trasferita a Manhattan, ha cominciato a scrivere romanzi in lingua inglese.

The Price of Silence è un giallo, ma anomalo, proprio come piace a me. Segue il processo della protagonista Emma, un’insegnante italo-americana di inglese per stranieri, accusata di aver ucciso la giovane studentessa cinese An-ling. Alle fasi del processo si alternano le riflessioni di Emma, del marito Tom e del figlio adolescente Josh, che rivelano pian piano la realtà del legame tra Emma e An-ling.

L’autrice è bravissima a presentarci questi quattro personaggi in tutta la loro umanità e fragilità: Emma vive sotto il peso di una vecchia tragedia, nascosta e taciuta per anni a tutti, e il rapporto con An-ling, così sola e bisognosa di amore, rappresenta per lei un modo di gestire il suo passato e, in qualche modo, riscattarsi; il marito Tom che non la capisce e soffre per quello che percepisce come un allontanamento; il figlio Josh, immerso nella tempesta dell’adolescenza e comprensibilmente confuso. Emma non è un personaggio in cui è facile immedesimarsi (per fortuna, direi: per riuscirci, bisogna aver condiviso delle esperienze che non auguro a nessuno) però l’autrice riesce a renderla comprensibile. Forse nel romanzo rimane più nell’ombra il marito Tom, che risulta un po’ antipatico e meschino ma ha anche lui le sue ragioni. Josh è adorabile, chi non vorrebbe un figlio del genere, con tutte le sue incertezze? Ed infine c’è An-Ling, una ragazza apparentemente spensierata, che si rivela molto fragile, molto segnata e decisamente manipolatrice, anche se a lei va sicuramente tutta la nostra comprensione.

L’anomalia di questo giallo è che si concentra di più sull’indagine psicologica delle persone coinvolte che sull’omicidio: alla fine si ha un’idea piuttosto chiara di quello che è successo, ma è basata su quello che dichiarano i protagonisti, o che decidono di credere, per cui il dubbio rimarrà sempre e certe cose non vengono esplorate e rimangono inspiegate. Come nella vita, del resto.

Se c’è una riflessione sulla generosità che questo libro mi ha ispirato, è che nella maggior parte dei casi agiamo spinti da un profondo ed impellente bisogno personale anche quando sembra che stiamo facendo un favore al prossimo: Emma aiuta An-ling in un modo esagerato (la frequenta, la sostiene, le procura un loft a bassissima spesa, si trasferisce a vivere con lei) ma lo fa perché ne ha un tornaconto in qualche modo (le sembra di poter riscattare la morte della figlioletta, che lei stessa ha investito in macchina tentando di evitare un cane); Tom dà valore prima di tutto alla famiglia, ma nel processo schiaccia spesso la moglie, seppur guidato dall’amore; Josh bizzarramente è la persona che si interroga più di tutti sulle conseguenze delle sue reazioni, ma alla fine anche lui è spinto, almeno in parte, dall’egoismo: l’attrazione per la bella An-ling. E An-ling stessa è una persona così ferita da non poter far altro che macchinare e ferire gli altri a sua volta.

Romanzo che consiglio caldamente. Ce n’è sicuramente un altro che mi piacerebbe leggere: Finding Alice. Sotto il nome di Camilla T. Crespi ha poi pubblicato una serie di romanzi gialli che però mi sembrano già più tradizionali e meno interessanti.

Roseanna di Maj Sjöwall e Per Wahlöö

dicembre 28, 2013 § 1 Commento

ImmagineRoseanna è il primo romanzo della serie dedicata a Peter Beck, investigatore svedese. La serie è scritta insieme da Maj Sjöwall e Per Wahlöö, moglie e marito, negli anni Sessanta, e appartiene al genere del police procedural, ispirandosi ai romanzi polizieschi americani.

La trama è molto semplice: dragando un canale di navigazione in Svezia viene ritrovato il cadavere di una giovane donna, nudo e perciò privo di effetti personali. L’autopsia rivela che è stata seviziata ed assassinata, ma le indagini ristagnano a causa della difficoltà nell’identificazione del corpo e del luogo dell’omicidio. Delle investigazioni si occupa in buona misura il detective Peter Beck, da Stoccolma, estremamente dedito al lavoro nonostante una salute non perfetta e una moglie rompiscatole, nonché due figli che vengono sempre nominati ma non si vedono mai. A metà del libro circa Beck capisce chi è l’assassino, ma non può provarlo in quanto la sua è una convinzione personale e istintiva: mancano le prove, e la polizia deve trovarle.

Il ritmo di investigazione è molto lento (aiuta il fatto che, essendo stato scritto negli anni Sessanta, ovviamente manca tutta la tecnologia odierna) e Beck sembra un sonnambulo il più delle volte. Non c’è tensione se non nella scena finale. La narrazione è piuttosto asettica: nessun personaggio a parte Beck viene descritto abbastanza da permettermi di distinguerlo dagli altri (non aiutano i nomi svedesi, con cui non ho dimestichezza). Il protagonista del resto è un uomo depresso e deprimente la cui dedizione al lavoro è in parte anche una scusa per non tornare a casa dalla famiglia con cui non è in grado di dialogare. Nel complesso ho trovato questo romanzo a tratti difficile da decifrare: si presta a una lettura veloce, ma in qualche modo mi è rimasta l’impressione di non averlo capito del tutto, o che i pezzi non combacino perfettamente. Credo sia dovuto probabilmente al fatto di non essere abituata a questo tipo di narrazione.

Sicuramente il romanzo contiene una delle più malinconiche descrizioni di un matrimonio che io abbia mai letto:

Quell’estate aveva incontrato sua moglie. Lei, insieme a un’amica, aveva affittato una casetta in un’isola dell’arcipelago, dove lui era finito per caso nel suo canotto. Si era innamorato perdutamente e in autunno, quando lei aspettava un bambino, s’erano sposati in municipio; poi lui aveva traslocato nel piccolo appartamento che la ragazza possedeva a Kungsholmen.

Un anno dopo la nascita della figlia, non era rimasto molto della ragazza allegra e frizzante di cui s’era innamorato, e il matrimonio era scivolato nella noia.

Leggo che Roseanna, essendo il primo di una serie concepito in modo molto organico, non è la migliore prova della coppia di autori e che la serie migliora nei volumi successivi, aumentando anche l’approfondimento psicologico dei protagonisti, per cui forse proverò a continuare per vedere come va.

La briscola in cinque di Marco Malvaldi

novembre 7, 2013 § 2 commenti

Primo della serie dedicata al BarLume, La briscola in cinque è ambientato in un fittizio paesino di mare toscano, dove il cadavere di una giovanissima ragazza viene rinvenuto nel cassonetto dell’immondizia di un parcheggio di periferia. I sospetti cadono subito sul ragazzo/amico della vittima, ma ben presto l’abitudine locale di spettegolare a più non posso ha l’effetto di delineare un po’ meglio la situazione e far emergere i primi dubbi.

9076862Il gestore e proprietario del BarLume, Massimo, un personaggio particolare, viene coinvolto nel caso perché il ragazzo che ha scoperto il cadavere si ferma al suo bar per telefonare alla polizia, e poi lui stesso lo riaccompagna sul luogo perché la polizia non gli ha creduto, dato il suo evidente stato di ebbrezza. Massimo al locale è circondato da una cricca di vecchini (uno dei quali è suo nonno) che passa la giornata al bar fra una sigaretta, un gelato, e una partita a briscola, e ben presto viene a sapere diverse cose che gli fanno capire, insieme ad un particolare notato sul luogo del ritrovamento, che il sospettato numero uno non può essere l’assassino.

Purtroppo questo romanzo per me è stata una delusione: è piacevole e si legge velocemente e certo non mi aspettavo che fosse un capolavoro, però pensavo mi sarei affezionata a questi vecchini del BarLume e invece ho fatto fatica tutto il tempo anche solo a distinguerli e comunque non sono loro che si occupano dell’indagine ma il barista. L’ambientazione non è quella che mi aspettavo (lo so, dovrei leggerle le quarte di copertina) non siamo in un idillico paesino toscano di campagna ma in una località balneare in cui stanno buttando giù tutto per ricostruirlo a misura di turista. Dello stesso barista, a parte le fissazioni di non voler servire quello che la gente gli chiede, si viene a sapere gran poco (e invece l’aspetto umano in questi gialli è sempre la parte migliore) a parte il fatto che legge Quel che resta del giorno, e non è poco, lo so.

Richiesta gentile a chi mi legge e conosce Malvaldi: vale la pena di proseguire la serie? O è meglio forse provare con uno dei suoi romanzi ‘singoli’? Mi dispiacerebbe metterlo da parte.

Riti di morte di Alicia Giménez Bartlett

aprile 14, 2013 § 1 Commento

Riti di morteIn Italia Riti di morte è stato pubblicato come quarto romanzo della serie dedicata all’ispettore Petra Delicado, ma in realtà si tratta del primo episodio. Pedra è una donna sofisticata e di cultura che ha però abbandonato il suo lavoro di prestigio come avvocato e il suo (primo) marito, altrettanto prestigioso, per diventare poliziotta, e rivela nell’arco del romanzo un certo cinismo e una decisa brutalità nonché mancanza di diplomazia. Dopo anni passati all’Archiviazione un giorno a Pedra viene assegnato il caso di uno stupro, e un vice, Fermín Garzón, un uomo di sessant’anni proveniente da Salamanca, pieno di pregiudizi e votato all’ubbidienza senza domande, ma in realtà dotato in insospettabili doti di resistenza e slanci di fantasia.

Pedra è contenta di diventare finalmente operativa, anche se il suo cinismo la induce a pensare che questo assegnamento sia dovuto più a mancanza di personale che a fiducia nei suoi confronti. La sua speranza è che un lavoro più attivo la aiuti a superare un periodo di crisi esistenziale, a sistemarsi, a mettere radici nella sua nuova casa e a risolvere i conflitti con i suoi due ex mariti. Fermín d’altra parte sembra solo vegetare in attesa della pensione, ed è effettivamente una persona con poche motivazioni nella vita (è vedovo, vive in una pensione, il suo unico figlio è ormai adulto e vive negli Stati Uniti) ma in realtà è anche dotato di grande esperienza e di grandi doti di intuizione, nonché di insospettabili entusiasmi.

La trama investigativa non è particolarmente curata a mio avviso, l’intero romanzo ruota di più sul modo che Pedra e Fermín hanno di relazionarsi fra di loro, con i loro superiori, con le vittime, con i sospettati e con la stampa. Mi sono piaciuti molto questi due personaggi, così complessi e difficilmente etichettabili, ad ogni pagina una sorpresa. E’ bello che ogni tanto un autore si senta di creare personaggi che non rispondano, da un lato o dall’altro, ai soliti cliché. L’ambientazione barcellonese è solo a tratti accennata, il romanzo potrebbe essere ambientato quasi ovunque, magari nella dolente Parigi di Simenon.

Agatha Raisin and the Vicious Vet di M. C. Beaton

marzo 26, 2013 § Lascia un commento

Agatha Raisin and the Vicious Vet (Agatha Raisin, #2)I romanzi della serie di Agatha Raisin sono una versione moderna dei romanzi di Barbara Pym: hanno la stessa ambientazione rurale, gli stessi paesini in cui si vive davvero in comunità e ogni piccola novità diventa oggetto di infinita curiosità ed altrettanti infiniti pettegolezzi, la stessa vita sociale che ruota intorno alla parrocchia. Certo Agatha è ben lontana dall’essere una excellent woman!

In questo secondo episodio della serie, Agatha non è ancora completamente inserita nel paesino di Carsely: la sua natura dinamica la spinge a dedicarsi sempre in modo maniacale a qualcosa, sia un’indagine o una nuova proposta d’affari o un’improbabile conquista amorosa. Quando Agatha si rende conto che la seduzione non la porterà da nessuna parte con il fascinoso vicino James Lacey, decide di cogliere al volo l’opportunità di investigare insieme a lui la morte del nuovo veterinario locale, così da passare un po’ di tempo insieme.

Agatha ha un animo bellicoso, si offende facilmente ma non si arrende mai: il suo atteggiamento completamente privo di tatto e le sue peripezie per evitare di sfoggiare un bel brufolo sulla punta del naso sono semplicemente esilaranti. Anche se a volte può risultare antipatica e insensibile, a tratti emerge un suo lato sensibile, che spiazza contemporaneamente il lettore e la stessa Agatha, permettendo alla lunga di apprezzarla anche per la sua schiettezza e per il suo pragmatismo.

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