The shining

maggio 3, 2014 § 5 commenti

7133789

Quando ero piccola – e anche molto meno piccola, diciamo fino circa ai ventidue anni, non avevo molti libri a disposizione. Perlomeno, non dal mio punto di vista. E quindi rileggevo. Rileggevo tantissimo. Devo aver riletto quattro o cinque volte anche Shining. Moltissimi anni fa, però, e nel frattempo ho anche visto più volte l’omonimo film di Kubrick.

L’anno scorso è uscito Doctor Sleep, un seguito, e giustamente – data la mia scarsa memoria, ho pensato di rileggere prima The Shining, questa volta in inglese. E chi si ricordava che fosse così bello? Nonostante un finale stra-noto, la tensione ha retto fino all’ultima riga.

Jack Torrance è un insegnante di scrittura creativa – e scrittore a sua volta – alla ricerca di un nuovo lavoro avendo perso il precedente a causa di uno scatto d’ira. Un vecchio amico gli offre il posto di custode dell’Overlook Hotel. Qui lui, la moglie Wendy e il figlio di cinque anni Danny passeranno soli l’intero inverno, virtualmente isolati dal mondo. Sembra l’ideale per Jack per finire la sua opera teatrale, anche se il piccolo Danny ha qualche premonizione inquietante.

Trovo sempre riduttiva la definizione horror per i romanzi di Stephen King. The Shining in particolare tocca così tanti argomenti – alcuni notoriamente e dolorosamente autobiografici per l’autore – da diventare un’opera decisamente universale.

Contentissima sotto tutti gli aspetti di questa rilettura, quindi. Anche perché ho riscoperto che le inquietanti gemelle e la scrittura ossessiva della frase “il mattino ha l’oro in bocca”  sono invenzioni cinematografiche. Ora non vedo l’ora di leggere Doctor Sleep.

Annunci

Pride and Prejudice di Jane Austen

maggio 2, 2013 § 3 commenti

Quest’anno si festeggia il bicentenario della pubblicazione di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, e quale momento migliore per rileggere questo meraviglioso romanzo, questa volta in lingua originale, e nella bellissima edizione Vintage? La cosa difficile è trovare qualcosa da dire che non sia stato già raccontato mille volte, in mille modi diversi. La storia la conosciamo tutti, quindi ammettendo che alcuni di voi non abbiano mai letto questo romanzo, mi limiterò a fornire un paio di osservazioni sul perché potrebbe o non potrebbe piacervi.

Pride and PrejudiceOrgoglio e pregiudizio potrebbe non piacervi perché non è un romanzo ‘impegnato’. Nonostante a posteriori questo romanzo e la sua protagonista, Elizabeth Bennett, possano essere stati fonte di ispirazione, non credo che Jane Austen, mentre vergava queste parole seduta al suo scrittoio, avesse un’agenda ‘politica’, credo scrivesse per dare sfogo alla sua creatività e realizzare la sua personalità. Se cercate un romanzo di denuncia o una narrazione provocativa, Jane Austen non fa per voi. Orgoglio e pregiudizio è un romanzo denso di arguzia e ironia, a volte pungente, ma sempre elegante; la storia è ambientata nell’ambito ristretto della gentry inglese del primo Ottocento, l’unico mondo che l’autrice conosceva. Uno stile e una scelta che non possono piacere a tutti, tant’è che già all’epoca Charlotte Brontë lo definì

a carefully fenced, highly cultivated garden, with neat borders and delicate flowers; but … no open country, no fresh air, no blue hill, no bonny beck (cit.)

In una delle mie attuali letture, la prima parte dell’autobiografia della femminista e pacifista Vera Brittain, l’autrice racconta di come, a inizio Novecento, sfidò la sua famiglia per poter continuare a studiare e contestò nelle sue scelte lo stile di vita tipico delle famiglie ‘bene’ della provincia inglese, tutte pettegolezzi e matrimoni. Nella sua vita Vera Brittain cercò sempre di allontanarsi dalla sua città natale e da un certo modo di pensare, a suo modo di vedere slegato dalla vita vera. Elizabeth Bennett a suo modo sfida lo status quo rifiutandosi di sposare il cugino Mr. Collins, rifiutandosi di essere una delle tante ragazze ‘accomplished’, preferendo essere se stessa e in generale rifiutando di giudicare le persone in base al loro status economico e alla loro accettabilità sociale, valutandole invece per la loro essenza (con qualche errore di giudizio, certo). Siamo ben lontani però dal poterla definire una suffragetta ante litteram.

Orgoglio e pregiudizio potrebbe piacervi, però, perché è quasi un manuale sulle relazioni umane, e l’ironia e i ritratti pungenti dell’autrice non scadono mai nel cinismo, anzi. Anche se l’autrice esprime, a mio avviso, attraverso la protagonista, la necessità di non farsi accecare dal buonismo (come la sorella, Jane), e la doverosità di un comportamento morale ed etico, nondimeno dimostra di avere un profondo amore per l’umanità, che osserva con il sorriso – ironico, ma pur sempre sorriso. Nei romanzi di Jane Austen i personaggi non sono perfetti, anzi: senza arrivare agli estremi di George Wickham, basta pensare al padre di Elizabeth che non è in grado di affrontare la frivolezza della moglie e delle figlie più giovani, e di fatto se ne disinteressa. I personaggi principali però, senza essere comunque perfetti, sono sempre dotati di buon senso e di un profonda moralità, nella cui luce tutta la storia viene interpretata. E’ affascinante questo genere di rettitudine che impedisce, per esempio, ad Elizabeth di raccontare alla sorella, e intima confidente, Jane, di come in realtà il loro zio sia riuscito a convincere George Wickham a sposare la sorella Lydia (ovvero grazie all’aiuto ed interessamento, anche e soprattutto economico, di Darcy). Così come è affascinante la perversione con cui la madre, la signora Bennett, a fine romanzo continui a considerare Wickham il miglior genero del mondo (e Darcy il più antipatico):

“I admire all my three sons-in-law highly,” said he. “Wickham, perhaps, is my favourite; but I think I shall like your husband quite as well as Jane’s.”

La storia di Elizabeth Bennett è una vera e propria favola: incontra il suo principe, ma lo snobba a causa dei suoi pregiudizi e del suo orgoglio; quando realizza il suo errore si pente, e viene premiata ottenendo il principe, che non solo la ama ancora ma si rivela essere un principe davvero, e non solo sulla carta. La Austen però ci racconta anche delle storie molto meno fiabesche, creando un universo decisamente vivo e realistico. Basti pensare alla ventisettenne Charlotte Lucas, che decide di sposare quel fanfarone di Collins solo perché, priva di dote e di particolari bellezze, sente che questa è la sua occasione di crearsi una vita agiata e felice. E vita agiata e felice sarà: Collins rimane un fanfarone, ed Elizabeth, delusa dalla sua scelta, le nega le sue intime confidenze, se non la sua amicizia e il suo supporto, ma nel complesso le cose vanno molto bene per Charlotte, che la Austen non punisce per quella che è, a tutti gli effetti, una scelta di comodo ma perfettamente accettabile in quanto pragmatica, anche se ovviamente tutto meno che fiabesca o romantica.

Concludo sperando di aver ispirato qualche nuovo lettore ad avvicinarsi a Jane Austen, non che lei abbia bisogno dei miei servigi, ovviamente!

Recensione 041 – Great Expectations e Recensione 042 – Mister Pip

marzo 22, 2011 § 2 commenti

Author: Lloyd Jones
Titolo: Mister Pip
(Tit. Italiano: Mister Pip)
Anno di pubblicazione: 2006
Edizione: John Murray
Pag.: 223
ISBN: 978-0-7195-6994-4

Mister Pip di Lloyd Jones è un romanzo incantevole. Ho cercato di leggerlo lentamente per assaporarlo. Ho anche deciso di rileggere (in inglese questa volta) Grandi speranze per prolungare quest’esperienza di lettura.

A volte vengo colta da una frenesia quando sono su Bookmooch, e richiedo libri solo perchè li ho già sentiti nominare o perchè i titoli mi suonano familiari. Ho richiesto Mister Pip probabilmente perchè avevo letto questa recensione – che non è nemmeno del tutto positiva – e avevo ricordato per qualche motivo solo il titolo del libro. Così quando ho iniziato a leggerlo (molti mesi dopo averlo ricevuto) non sapevo nulla della trama, e non avevo nemmeno realizzato (nonostante il grande indizio del titolo) che aveva qualcosa a che fare con Grandi speranze..
Mister Pip è la storia della giovane Matilda, una ragazzina nera che vive in un piccolo villaggio di un’isola del Pacifico (l’isola di Bougainville, Papua Nuova Guinea) con la madre. Il padre è partito tempo prima per lavorare in Australia, e loro due stanno pensando di raggiungerlo dato che i rapporti tesi tra i lavoratori e i proprietari delle miniere dell’isola stanno rendendo difficile viverci. Prima che la madre di Matilda possa decidersi però la guerra civile esplode e viene imposto un embargo sull’isola per cui sono bloccate.

Poichè tutte le persone bianche (inclusi gli insegnanti) hanno già lasciato l’isola, la scuola è chiusa. Almeno, fino a quando l’unico bianco rimasto sull’isola si offre come sostituto. E’ Mr Watts, anche noto come Pop Eye a causa degli occhi sporgenti. Pop Eye è un uomo eccentrico ma poichè è bianco le sue azioni non vengono messe in discussione. Non appena diventa il nuovo insegnante dei bambini dell’isola, in ogni caso, il suo status cambia, nonostante i suoi riconosciuti difetti come insegnante. Questo perchè decide di utilizzare una parte delle ore scolastiche per la lettura del classico Grandi speranze di Dickens. E anche se all’inizio conosciamo solo la reazione di Matilda (poichè la voce narrante è la sua) a un certo punto è chiaro che questa esperienza di lettura è particolarmente significativa per tutti, inclusi Mr Watts e i genitori degli studenti.

Mister Pip parla di Dickens e dell’esperienza della lettura nel suo senso più ampio, ma anche di Bougainville e della sua guerra civile. Il mondo di Matilda è un mondo gentile, la sua isola una specie di paradiso terrestre. Le sue fantasticherie sul mondo vittoriano di Pip sono incantevoli. Le donne dell’isola che portano in classe la loro saggezza per condividerla sono emozionanti. Sullo sfondo però ci sono accenni e tracce: Bougainville non è un paradiso, è un’isola in guerra. Ci sono i pellerossa (l’esercito della Papua Nuova Guinea) e i rambo (i rivoluzionari) che combattono nella giungla e a un certo punto la dura realtà ha la meglio e la violenza esplode nel mondo di Matilda.

A questo punto il romanzo cambia, diventa difficile da leggere, ma è importante leggerlo. Questo romanzo è il modo di Matilda di affrontare ciò che le è successo, per sconfiggere l’insensibilità che la assale. E mi sono sentita costretta a seguirla fino in fondo, e mi sono sentita bene per aver letto questo romanzo, perchè è stata una grande lettura.

Se volete capirne di più della storia dietro la storia leggete qui.

Votazione: 5/5
Mister Pip by Lloyd Jones is an enchanting novel. I tried to read it slowly to savor it. Moreover, I decided to re-read (in original language this time) Great Expectations to prolong this reading experience.


Sometimes I fall into a Bookmooch frenzy, that is I mooch books only on the basis that I’ve heard of them or the titles sound familiar to me. I mooched Mister Pip probably because I had read this review – which is not even a completely positive one – and retained only the book title in my memory. So when I started to read it (some months after I received it) I knew nothing about it, and I had not even realized (notwithstanding the big clue of the title itself) that it was somewhat related to Dicken’s Great Expectations.

Mister Pip is the story of young Matilda, a black girl living in a little village in a Pacific Isle (Bougainville Island, Papua New Guinea) with her mother. Her father has left some time before to work in Australia and they are thinking about joining him since tense relationships between mine workers and mine owners in the island are making it difficult to stay. Before Matilda’s mother makes up her mind, though, civil war breaks up and an blockade is set on the island so they are stuck.


Since every white person (teachers included) had already left the island, the school is closed. At least, until the last white man in the island offers himself as a substitute. He is Mister Watts, also known as Pop Eye because of his bulgin eyes. Pop Eye is an eccentric man but since he is white he is not questioned about his doings. As soon as he begins to teach the village children, though, his status change, despite his aknowledged flaws as a teacher. This is because he chooses to spend some of the school time reading them the Dickens’ classic Great Expectations. And even if at first we know only about Matilda’s reaction (since the novel’s narrating voice is Matilda’s), at a certain point is clear that this reading experience is particularly significant for everyone, included Mr. Watts himself and the students’ parents.

Mister Pip is about Dickens and the reading experience at large, but it is also about Bougainville and its civil war. Matilda’s world is a gentle one, her island is a sort of paradise on earth. Her reveries on Pip’s Victorian world are enchanting. The women of the island coming to class in school to share their knowledge are moving. On the background, though, there are hints and clues: Bougainville is not a paradise, it is an island at civil war. There are redskins (the Papua New Guinea army) and rambos (Bougainville revolutionaries) fighting in the jungle and at a certain point harsh reality prevails and violence breaks Matilda’s world.


At this point the novel changes, it is difficult to read, but it is important to read. This novel is Matilda’s way to cope with what happened to her, to defeat the numbness overcoming her. And I felt compelled to follow her up to the ending, and I felt good that I had read this novel, because it was a great reading experience.


If you want to understand the place and time of this novel you can read this entry.

Rating: 5/5

Autore: Charles Dickens
Titolo: Great Expectations
(Tit. Italiano: Grandi speranze)
Anno: 1860/1
Edizione: ebook del Gutenberg Project



Grandi speranze è un romanzo ambientato nell’Inghilterra dell’Ottocento. Pip è un giovane orfano che vive con la sorella lunatica e il suo bravo marito Joe, un fabbro. Un giorno Pip incontra nelle paludi un detenuto evaso che lo impaurisce abbastanza da farsi portare del cibo e una lima. Questa cosa non viene mai scoperta ma Pip si sentirà sempre molto in colpa anche se alla fine (ma non con il suo contributo) il detenuto viene scoperto e arrestato.

Dopo qualche tempo Pip è invitato in casa di Miss Havisham, dove incontra la giovane Estella, una bella ragazza che lo disprezza per la sua mancanza di raffinatezza e la sua povertà. L’esperienza di un mondo ricco e la volontà di fare una buona impressione su Estella rendono Pip vergognoso della sua stessa vita. Quando alla fine Miss Havisham lo congeda con un po’ di denaro e Pip viene assegnato come apprendista al cognato Joe, il nostro eroe scopre che il giorno che stava aspettando con ansia è diventato una fonte di acutissima disperazione.

Dopo alcuni anni di triste apprendistato Pip viene avvicinato da un avvocato che gli comunica che ha ereditato una grande somma di denaro da un benefattore anonimo, alla condizione che si trasferisca immediatamente a Londra sotto l’egida di un tutore per diventare un gentiluomo. E’ così che un nuovo capitolo della vita di Pip inizia.

Grandi speranze è un romanzo sfaccettato, che si occupa di molte tematiche differenti (come gli orfani e le famiglie adottive, il crimine e le punizioni, le classi sociali) ma è il vero e proprio racconto della storia di Pip, della sua trasformazione da ragazzo a uomo, delle sue aspirazioni e delle sue disillusioni che attira l’attenzione del lettore e ne assicura la fedeltà. E’ facile identificarsi in Pip, che è un personaggio gradevole e buono nonostante i suoi difetti, ed è facile interessarsi alla sua storia e preoccuparsi per lui. In realtà il mio personaggio preferito è John Wemmick, l’impiegato dell’avvocato Jaggers. E’ un personaggio degno di nota in quanto si divide letteralmente in due persone diverse, una per quando lavora e una per quando è a casa sua. Come impiegato di Mr Jaggers si occupa del recupero crediti, un impiego che richiede una certa attitudine mercenaria e dura, mentre a casa sua la sua vita è veramente piacevole e umana.

Ecco così che Mister Pip è non solo un romanzo davvero bello in sè e per sè, ma lo è anche nel senso che mi ha riportato a Dickens ancora una volta. Rileggere Dickens è una grande avventura perchè c’è sempre qualcosa in più su cui riflettere. Leggerlo in lingua originale è superlativo: la differenza è incredibile, e mi ha fatto davvero apprezzare il suo incredibile senso dello humor. E la parte migliore è che lo si può scaricare dal sito del Gutenberg Project, e quindi è gratis.

Dopo aver allungato di parecchio la mia wishlist come si può vedere dal post precedente, ho scoperto un altro romanzo basato su Grandi speranze: Pip and the Zombies (non ho avuto il coraggio di scoprire se è stato tradotto in italiano). E’ esattamente lo stesso romanzo solo con qualche taglio e qualche zombie aggiunto. Bene, questo penso rimarrà fuori dalla mia wishlist! 

Great Expectations is a novel set in Nineteenth-Centuy England. Pip is a young orphan, living with his lunatic sister and her good husband Joe, a blacksmith. One day Pip meets an escaped convict on the mashes who forces him to bring him a file and some food. This is never discovered but Pip keeps on feeling guilty even if the convict is discovered and arrested at last.


After some time Pip is invited to spend some time in Miss Havisham’s house, where he meets young Estella, a beautiful girl who scorns him because of his lack of refinement and poverty. The experience of this rich world and the will to make a good impression on Estella make Pip shameful of his own life. When he is finally dismissed by Miss Havisham with some money and bound as apprentice to his dear Joe, Pip finds that the day he was looking forward to has turned into a source of deep desperation.

After some years of sad apprenticeship Pip is approached by a lawyer who tells him he has inherited a large sum of money by an anonymous benefactor, on the condition that he is to move immediately to London to live there and be tutored and learn to be a gentleman. This is how a new chapter in Pip’s life begins.


Great Expectations is a multi-faceted novel, dealing with many different themes (such as orphans and foster parents, crime and punishment, social classes) but it is the very storytelling of Pip’s life, of his turning from child to man, of his yearnings and his disillusionments, that draw the reader’s attention and earn his loyalty. It is easy to identify with Pip, who is a likable and good character despite his human flaws, and it is easy to care for him and take and interest in his history. As a matter of fact my favorite character is John Wemmick, the clerck of Mr Jaggers the lawyer. He is a notable character because he splits himself in two different world, one being the job world, the other one being his home. As a clerck for Mr Jaggers Wemmick is a bill collector and his job demand a disdainful and strong attitude, whereas at home he leads a very pleasant and human life.

So Mister Pip is not only a very good novel in itself, it is also great in that it made me go back to Dickens once more. Rereading Dickens is a great adventure since there is always something more to think about. Reading Dickens in the original language is marvellous: there is an incredible difference, and it made me appreciate the author’s incredible sense of humor. And the best part is they are available at Gutenberg Project, that is free.


After having lenghtening my wishlist as you can see in my previous post, I discovered another novel based of Great Expectations: Pip and the Zombies. It is a retelling of the original story, using Dickens’ same words with some cutting and the addition of zombies. Well, I think I will let this one out of my whislist!

Ecco però alcuni link che potrebbero essere (davvero) interessanti da visitare: una mappa della Londra di Dickens dove si possono trovare molte informazioni aggiuntive sui posti e su come sono legati a Dickens (vedere l’immagine sopra) e una scansione dell’intero romanzo così come apparve originariamente – a puntate – nel The Strand Magazine.

Votazione: 5/5

Links you could be (really) interested in visiting: a map of Dickens’ London, where you can find a lot of additional information on places and their relation to Dickens (see image above) and scans of the entire novel as it originally appeared in The Strand Magazine.

Rating: 5/5

Recensione 031 – Bridget Jones’s Diary

marzo 3, 2011 § 2 commenti

Autore: Helen Fielding
Titolo: Bridget Jones’s Diary
(Tit. Italiano: Il diario di Bridget Jones)
Edizione: Picador, 1996
(Ed. Italiana: Sonzogno, 1998)
Pag. 320
ISBN: 978-0330332774

L’anno scorso è stato un anno molto interessante, anche sul versante letture. Uno dei maggiori cambiamenti è stato l’acquisto in dosi massicce di chick lit (alcuni letti, altri ancora da leggere). Anche se ho scoperto alcune scrittrici di chick lit meravigliose (Cecelia Ahern, Jennifer Weiner e Tiziana Merani), devo dire che molti di questi libri sono stati un vero flop. Così ho cominciato a riflettere su cosa voglio da questo tipo di libro.

I chick lit dovrebbero essere una lettura leggera, non troppo lunghi, o noiosi, o deprimenti. Dovrebbero farmi ridere o almeno divertirmi, ma anche commuovermi. Se sono davvero buoni, dovrebbero farmi pensare ai rapporti umani (non necessariamente d’amore) e alle aspettative in generale.

E ho deciso che il modo migliore di riflettere sul genere chick lit e su come lo vorrei era la rilettura del libro che ha dimostrato di esserne il fondatore: Bridget Jones’s Diary (Il diario di Bridget Jones) di Helen Fielding. Questo libro è molto lontano dall’essere perfetto (troppo imbarazzante in alcuni punti e troppo irreale – per questo ho assegnato solo 3/5) ma dimostra tutte le caratteristiche sopraelencate: non è troppo lungo, è tutto tranne noioso e non è deprimente, nemmeno quando la vita di Bridget è orribile. E’ divertente e attraverso l’ironia mi fa pensare al bisogno femminile di un uomo (o meglio, di un rapporto stabile) e al ruolo degli amici.

Inoltre, il libro è liberamente basato su Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. I protagonisti principali si incontrano a una festa, si disprezzano vicendevolmente a prima vista e poi si innamorano in modo eclatante, nonostante tutto. Il protagonista maschile, inoltre, si chiama Mark Darcy (e nel film, è interpretato da Colin Firth, noto per il ruolo di Mr. Darcy nella miniserie della BBC su Orgoglio e Pregiudizio). Ma penso che il motivo principale per cui questo romanzo funziona è la sua profonda autoironia mentre racconta delle verità sulle donne, sugli uomini, sulle relazioni e sulla famiglia. E’ anche il motivo per cui è così attuale nonostante sia stato pubblicato dieci anni fa.

In breve, se questo è il vostro genere o siete semplicemente curiosi, e siete riusciti a non leggere questo libro negli ultimi dieci anni, è definitivamente il momento di farlo. E’ un romanzo divertente e una lettura rinfrescante. E poi potreste guardare il film (come ho fatto io): è molto bello e ci sono anche delle scene che aggiungono qualcosa al libro.

Votazione: 3/5

English Version:

Last year was a very interesting one, even regarding books. One of the major changes was a massive acquisition of chick-lit books (some read, some still to-be read). While I have discovered some wonderful chick-lit writers (such as Cecelia Ahern, Jennifer Weiner and Tiziana Merani) many of these books have been a flop. So I’ve began wondering what is I want from such a kind of book.


Chick-lits should be an easy reading, not too long, boring, or depressing. They should make me laugh or at least amuse me, but also move me. If they are very good, they should make me think about human relationships (not necessarily romantic ones) and expectations in general.


The best way to think about the chik-lit genre and how I would like it to be, I decided, would be to reread the book that has proved to be its founder: Bridget Jones’s Diary by Helen Fielding. While this book is far from perfect (too much embarassing in certain points and too much unrealistic – that is why I only gave 3/5) it still displays all above-mentioned characteristics: it is not too long, it is far from boring and it’s not depressing even if sometimes Bridget’s life is terrible. It is fun and via irony it makes me think about women’s need for a man (or better, for a stable relationship) and about the role of friends.


Moreover, the book is loosley based on Pride and Prejudice by Jane Austen. The main characters meet at a party, despise each other at first sight, slowly change their opinion and then blatantly fall in love in spite of all. The male protagonist is also called Mark Darcy, and in the movie he is played by Colin Firth, well-known for its role of Mr. Darcy in the BBC Pride and Prejudice series. But I think the main reason why this book works is its being deeply auto-ironic while at same time telling some truths about women, men, relationships and family. It’s also the reason why it’s still up-to-date even if it was published ten years ago.


In short, if this is your kind of thing, or if you are just interested, and you managed not to read this book in the last ten years, you should definitely pick this up. It’s a good laugh and a refreshing reading. And then, you could watch the movie (as I have done): it is very good and there are some scenes that add something to book.


Rating: 3/5

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria riletture su a bright shining lie.