Morning Glory di LaVyrle Spencer

gennaio 17, 2014 § 4 commenti

In the hayloft, Will sank his head into a pillow made of real feathers and stretched out on a soft handmade quilt. His belly was full, his teeth were clean, his skin smelled of soap. And somewhere out there was a mule, and beehives and chickens and a house with possibilities. A place where a man could make a go of it with a little hard work. Hell, hard work came easy. (36)

Morning Glory è un romance, pubblicato originariamente nel 1989 (anche se devo dire che suona anche più datato). Ambientato nella Georgia degli anni Quaranta, racconta la storia di Will, abbandonato da piccolo, mai amato da nessuno, recentemente rilasciato dalla prigione in cui era stato imprigionato per omicidio. Nessuno vuole dargli un lavoro ed è mezzo morto di fame quando arriva a Whitney e dopo pochi giorni viene cacciato dall’ennesimo cantiere. Elly (assurdo, ha lo stesso nome della protagonista di When God Was a Rabbit) è vedova da pochi mesi, incinta e ha due figli piccoli, di cui uno ancora con il pannolino, e un’intera tenuta che già il defunto marito non era riuscito a tenere a posto e che ora è decisamente in rovina. Lei decide di piazzare un annuncio sulla gazzetta locale, per un marito. Lui decide di rispondere e proporsi. Entrambi sono disperati e hanno un passato impegnativo ma si piacciono abbastanza da provarci.

Premessa interessante, ma il libro è indecorosamente LENTO. A pagina 72, quando l’ho abbandonato, i due stavano ancora prendendosi le misure, anche se avevano fondamentalmente deciso di provare questa strana convivenza. Non so che cosa si sia inventata l’autrice per tirare fino a pagina 480 e a questo punto sono contenta di non saperlo, perché probabilmente si tratta della descrizione di ogni singolo lavoro effettuato nella fattoria di Elly. Peccato, perché il romanzo ha voti molto positivi e pensavo potesse piacermi, nonostante la caratterizzazione estremamente patinata dei due protagonisti (ovvero: lei vive praticamente in una discarica ma è una madre _perfetta_ – lui è un omicida e ha sempre vissuto come un randagio, però si scioglie davanti ad ogni gentilezza ed è un lavoratore indefesso… eh già!). Per quanto riguarda la generosità, temo di aver letto troppo poco per vederne (di sicuro ho visto l’ingenerosità dei cittadini di Whitney sia nei confronti di Will che di Elly).

Sicuramente non tenterò di riprendere questo romanzo (è già nella mia borsa per la beneficenza) e dubito anche che proverò a leggere qualche altro libro di questa autrice, visto lo stile, però se i romance vi piacciono forse potrebbe essere il vostro genere, visto l’apprezzamento generale!

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A Good Yarn di Debbie Macomber

novembre 6, 2013 § Lascia un commento

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A Good Yarn è il secondo volume di una serie (Blossom Street) che ruota intorno ad un negozio di lana di proprietà dalla giovane Lydia Hoffman. Sia nel primo (The Shop in Blossom Street) che in questo secondo episodio la proprietaria di questo negozio organizza un corso di lavoro a maglia, a cui si iscrivono tre donne, molto diverse tra loro, e tutte con qualche grosso problema che risolveranno nell’arco della narrazione grazie al potere del lavorare a maglia, che unisce le persone e crea nuove amicizie!

Scherzi a parte, in questo volume Lydia deve affrontare il ritorno della ex moglie del suo fidanzato Brad; Elise è una bibliotecaria recentemente andata in pensione che deve riconciliarsi con il suo ex marito, giocatore d’azzardo professionista, recentemente riapparso nella vita della figlia; Bethanne è recentemente divorziata e deve accettare la sua nuova situazione nonché crearsi una carriera dopo anni come casalinga e la giovanissima Courtney, ancora segnata dalla recente morte della madre in un incidente, si è appena trasferita in città da Chicago e deve ricostruire la sua vita daccapo per l’ultimo anno di liceo.

Libro carino e piacevole, anche se non particolarmente avvincente. E’ una buona lettura da divano, per qualche ora di pigrizia. Devo dire che quando si parla di letture leggere questo non è proprio il mio genere preferito (non lavoro nemmeno a maglia!) e quindi non credo che proseguirò con la serie o in generale con i libri della Macomber.

L’amore com’è di Rona Jaffe

ottobre 2, 2013 § 8 commenti

Rona Jaffe negli ultimi anni è tornata alla ribalta grazie ad una citazione in Mad Men  (telefilm che non ho ancora visto, ma che sicuramente spero di recuperare presto) del suo The Best of Everything, già letto nel 2010. Proprio a seguito di questa lettura a febbraio 2011 ho trovato su Bookmooch questo L’amore com’è (bruttissima traduzione del non molto più bello titolo originale An American Love Story). Devo dire che mi sono abbastanza vergognata di andarmene in giro con una copertina così smaccatamente kitsch (per non parlare del titolo). Mi sono ricordata del fatto che mia nonna ricopriva sempre con della carta (anche di giornale) i libri che leggeva (per lo più rilegati). Lei lo faceva per non rovinare le copertine, io avrei voluto emularla ma per motivi diversi!

I libri di Rona Jaffe piacciono non perché sono ben scritti né per la trama, infatti da entrambi i punti di vista credo di poter affermare che siamo su un livello medio di romanzo popolare – i libri di Rona Jaffe piacciono perché, dall’epoca di pubblicazione ad oggi, sono completamente _veri_. Non intendo dire, ovviamente, che sono storie reali. Sono romanzi che pescano dall’autobiografia dell’autrice, ma solo parzialmente, in quanto Rona Jaffe era di famiglia molto benestante, anche se donna in carriera. Quello che intendo dire è che ognuno di noi si può identificare nei comportamenti di queste ragazze che tentano di bilanciare la vita lavorativa e la vita affettiva in una grande e spietata, per quanto glamour, città.

L’amore com’è si è però rivelato una grande delusione. Se inizialmente ho tentato di dare un senso a quello che leggevo, immergendomi nelle pagine lentamente, cercando di vedere quello che, evidentemente, non c’era, dalla metà in poi ho dovuto ammettere che questo libro è kitsch quanto la sua stessa copertina. E’ la storia di tre donne che inspiegabilmente si innamorano di un uomo vanesio, incentrato su se stesso e interessato solo al successo, e accettano da lui qualsiasi assurdo comportamento. La moglie, Laura, è quella che soffre di più. L’amante, Susan, decide di liberarsi dal giogo quando scopre che lui ha un’altra amante ancora, ma non senza strascichi pesanti. La seconda amante, Bambi (ebbene sì) è quella che riesce alla fine a fargli le scarpe. Non ho dato il minimo del voto perché di Rona Jaffe ho amato davvero The Best of Everything e mi dispiace davvero, ma vi consiglio di evitare questo romanzo come la peste!

Matrimonio a Bombay di Julia Gregson

agosto 20, 2013 § Lascia un commento

Matrimonio a Bombay è un romanzo scorrevole e simpatico nonostante conti ben 500 pagine, che però tutto sommato si fanno leggere per passare qualche ora di relax senza pretese. Piuttosto fuorviante sia il titolo che la copertina dell’edizione Newton Compton: da East of the Sun si passa a Matrimonio a Bombay con tanto di immagine di una donna indiana e triste sullo sfondo del Taj Mahal: in realtà la storia non riguarda, come verrebbe da pensare, un matrimonio indiano combinato, né il Taj Mahal viene mai nominato.

Tre ragazze inglesi si imbarcano per Bombay nell’autunno del 1928: la bella Rose sta andando a sposare un capitano di cavalleria, Jack, conosciuto a Londra, l’amica Tor (Victoria) l’accompagna per farle da damigella d’onore e poi passare la stagione in India presso una cugina, nella speranza di accalappiare un marito. Viva è la loro chaperon e sta tornando in India per recuperare un baule appartenuto alla sua famiglia, che lì è morta. Paure e speranze e aspettative vengono confermate o deluse nell’arco di un anno.

Anche se la storia è scorrevole, devo dire che è anche abbastanza inconcludente e mi meraviglia che il romanzo abbia vinto un premio (Romantic Novel of the Year (RoNa’s) Award 2009) in parte perché la trama è sviluppata davvero male e anche i personaggi sono piuttosto stereotipati, in parte anche perché a dire il vero io non credo che il fulcro di questo romanzo risieda nel romanticismo, inteso come sviluppo di storia o storie d’amore. Seguono spoiler.

Rose è una ragazza molto bella e molto buona e anche ogni ora sempre più insicura della sua scelta di sposare Jack, dopo averlo visto non più di cinque volte. Lo stesso Jack si è pentito e soffre di dover lasciare la sua amata amante indiana. Non c’è da meravigliarsi se quando finalmente si ritrovano e sposano i due non riescono ad andare d’accordo e hanno grosse difficoltà ad accettare la loro nuova vita. Questa trama inoltre non viene propriamente sviluppata, non viene data voce a Jack se non inizialmente e poi la cosa si chiude per modo di dire, obliquamente e parzialmente in contumacia.

Tor si può definire un’amante della bisboccia anche se ogni volta che incontra un uomo sogna il matrimonio e i bambini, ma per qualche motivo non riesce a farsi acchiappare da nessuno e dopo mesi di stagione la madre le spedisce il biglietto di rientro e la cugina che la ospita esce definitivamente di testa. Proprio appena prima della partenza Tor però incontra per la seconda volta un ragazzo, cambia opinione su di lui, e accetta di sposarlo. Miracolosamente le cose vanno alla grande, anche se il marito – Toby – ciarla alla grande.

Viva aspira a diventare scrittrice ma inspiegabilmente molla un buon posto di lavoro per andare a recuperare un baule privo di valore in India, probabilmente per dare fastidio al suo ex amante. Ferita dalla vita e perseguitata dal passato, Viva si impedisce di aprirsi sia con Rose e Tor, che nonostante tutto diventano sue grandi amiche, sia con Frank, il medico della nave con cui sono arrivate e che si è innamorato di lei. A seguito di ulteriori disavventure causate dalla terza persona a cui aveva fatto da chaperon durante la traversata, uno studente sedicenne malato di mente di nome Guy, Viva riesce ad affrontare i suoi demoni e ovviamente si sposa felicemente con Frank e finisce perfino il suo libro.

Durante tutto il romanzo numerosissime menzioni relative a Guy, al fratello dell’uomo che ha picchiato sulla nave e che vuole vendetta, agli indiani che si stanno ribellando al giogo inglese, alla chiusura dell’orfanotrofio in cui lavora Viva, al passato della famiglia di Viva e al contenuto del famoso baule si dissolvono come una bolla di sapone.

Lavender Morning di Jude Deveraux

luglio 5, 2013 § Lascia un commento

Lavender Morning è la storia di una ragazza, Jocelyn, che eredita una magione di famiglia dalla sua mentore, Edi(lean) Harcourt. Nata in una famiglia in cui si è sempre sentita fuori posto, Jocelyn fin da piccola aveva adorato Edilean e l’amicizia e l’appoggio che la donna le aveva fornito negli anni. Ora non solo deve affrontare la perdita della donna che per lei era la vera famiglia, ma deve anche accettare la rivelazione che questa donna le aveva nascosto una parte importante della sua vita: non le aveva mai rivelato nulla del suo paese natale, né della grande casa di famiglia che vi possedeva. Inoltre, anche la grande storia d’amore di cui Edilean le raccontava sempre, si rivela parzialmente non vera.

Lavender Morning (Edilean, #1)Il romanzo affronta da una parte il tentativo di Jocelyn di familiarizzare con la sua eredità e con il carico di responsabilità che impone, nonché con gli abitanti di Edilean (sì, il paese si chiama così in onore della prima Edilean della famiglia Harcourt), dall’altra il tentativo di scoprire di più sulla donna che praticamente l’ha allevata, il che implica frequenti flashback nel passato, durante la seconda guerra mondiale, quando Edi si è innamorata, è rimasta sfigurata (le gambe) da una bomba e ha perso l’amore della sua vita.

Il primo capitolo (prologo) è talmente confusionario (e, posso aggiungere a posteriori) inutile, da farmi pensare che davvero avrei abbandonato il romanzo a se stesso. I capitoli successivi però sono stati sufficientemente coinvolgenti da convincermi a continuare la lettura, e dopo poco mi sono sentita totalmente coinvolta. Inizialmente la protagonista, Jocelyn, sembra avere la personalità di un merluzzo e in generale c’è una serie di considerazioni nel romanzo che non approvo, però devo ammettere che è un’ottima lettura da evasione, molto carina. Avrei addirittura assegnato le quattro stellette se non fosse per un’informazione che salta fuori quasi a libro ultimato e che mi ha fatto cascare le braccia (l’autrice ha voluto decisamente strafare). In ogni caso dopo i primi due capitoli si capisce non solo come finirà questo romanzo, ma anche una storia secondaria che sono sicura l’autrice ripescherà per riproporla come storia principale o di nuovo secondaria in un successivo romanzo. Questo infatti fa parte di una serie, Edilean, ma rassicuro gli interessati dicendo che questo libro è autoconclusivo.

Amore vista mare di Mary Kay Andrews

aprile 1, 2013 § Lascia un commento

Amore vista mare è il secondo romanzo della serie ‘Weezie and Bebe Mysteries’, ma come il precedente (Seduzione al cioccolato – Savannah Blues) è autoconclusivo e si potrebbe leggere tranquillamente da solo. Esiste anche un terzo capitolo (Blue Christmas – La cena di Natale), ma poi apparentemente la serie è stata abbandonata. Nel primo romanzo Weezie, rigattiera, deve difendersi dall’accusa di aver ucciso la moglie del suo ex marito mentre tenta di sventare una truffa nel mondo dell’antiquariato e di gestire la nascita di una storia d’amore. In questo secondo romanzo la protagonista è la migliore amica di Weezie, Bebe (qualche capitolo viene ancora narrato dalla voce di Weezie, ma sono pochi) che in un momento particolarmente stressante della sua vita si affida mani e piedi al suo nuovo fidanzato, che ovviamente si rivela un abile truffatore e le ruba da sotto il naso tutti i soldi nonché tutte le sue proprietà immobiliari, inclusa la casa in cui vive, abiti mobili quadri e gioielli compresi. Le rimane solo una proprietà, un hotel malmesso in una zona in ascesa, con tanto di scorbutico direttore. 

Amore vista mareI romance, anche se in questo caso bisogna dire che, come nel precedente romanzo, la trama più forte è quella investigativa, sono per definizione formulaici: normalmente i protagonisti si incontrano, anzi si scontrano, non si piacciono, litigano, e a un certo punto cambiano idea e si innamorano. In Amore vista mare manca tutta la parte centrale: Bebe e Harry passano senza apparente motivo dal battibecco continuo al corteggiamento, e anche il tiramolla finale non è gestito molto bene, così come non vengono sfruttati i continui malintesi che si creano fra i due. Sullo sfondo la fantastica Weezie che, diciamocelo, era una protagonista molto più simpatica. Bebe ci viene presentata come una donna d’affari scaltra ed indipendente, ma la sua disavventura ci fa capire che in realtà è più simile allo stereotipo della bellezza del Sud tutto aspetto e niente cervello.

La parte divertente inizia quando Bebe riesce a scoprire dove si trova il suo truffatore, e parte alla volta della Florida accompagnata da Harry, Weezie e il nonno di Weezie (è il personaggio che vale tutto il libro). I quattro organizzano una truffa per il truffatore, coinvolgendo gli unici due superstiti dello staff di una barca di lusso di proprietà di una ex rock star. La trama mystery è davvero inconsistente e ci sono dei bei buchi, però è divertente e tiene con il fiato sospeso, a differenza della trama romantica che non riesce a decollare e a interessare. Nel complesso un romanzo molto carino.

Senza guardarsi indietro di Lesley Pearse

marzo 17, 2013 § Lascia un commento

Senza guardarsi indietroOra che mi ritrovo a recensire questo polpettone (in senso buono) di Lesley Pearse, mi fa ridere l’idea di aver appena definito Freedom di Jonathan Franzen un romanzo dalla trama “drammatica, eccessiva, quasi incredibile”! In Senza guardarsi indietro (Never Look Back) la protagonista Matilda (Matty) è una giovane fioraia londinese che, dopo aver salvato una bambina che stava per essere travolta da un carro (siamo nell’Ottocento) viene assunta come bambinaia dai genitori della piccola, che vogliono così ringraziarla. Questa è l’occasione di una vita per Matty, che vive in un caseggiato popolare con il padre e i fratelli in condizioni di grande povertà. Il padre le consiglia di accettare l’offerta e di non guardarsi mai indietro, addirittura chiedendole di non tornare più a casa e di vedersi altrove nei suoi giorni di libertà. Matty segue il consiglio del padre e finisce con l’emigrare in America insieme al suo datore di lavoro, un reverendo, e a vivere mille e incredibili avventure, sempre spinta dal monito del padre di ‘non guardarsi mai indietro’.

Senza guardarsi indietro mi ricorda un po’ i romanzi di Kate Morton (che però preferisco, in genere) ed è un’ottima compagnia per diverse ore di spensierata lettura. Non ho apprezzato molto l’idea del non guardare mai al proprio passato e al luogo da cui proveniamo, anche se posso capirne l’utilità in un periodo di severa stratificazione sociale. In ogni caso questo non è il tipo di romanzo che invita a profonde riflessioni, ma semplicemente di evasione, e in questo funziona alla grande.

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